GRAVINA, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Bari; deve il nome agli scoscesi burroni che si aprono sui fianchi delle Murge verso lo Ionio.
GRAVINA, GIAN VINCENZO - Ritratto - Roma, Biblioteca Angelica.
STORIA. - Un «Petrus episcopus Gavensis» partecipò alla consacrazione di papa Adriano II (867); per cui, come pare giusto, lo si attribuisce a G., egli sarebbe il primo vescovo della città. A lui successe Leone, che intervenne quale delegato apostolico alla Dieta di Pontifex, indetta da Carlo il Calvo (876) e vi pronunciò un discorso. Nel 968 l'imperatore Niceforo Foca, con l'imposizione del rito greco, concedeva al nuovo metropolita di Ottunno la facoltà di eleggere i vescovi della regione e gli assegnava cinque altre città suffragiane, tra cui G. Il rito greco rimase nella roccaforte bizantina fino alla fine del sec. X, poi lentamente scomparve e la diocesi passò da Otranto a Matera (1052). Tra i vescovi si notano: Roberto, che intervenne al Concilio Lateranense di Alessandrio III (1179) e Giulio Sacchetti, fiorentino (1062), poi cardinale. Nel 1818, Pio VII univa le due sedi di G. e Irsina. È oggi immediatamente soggetta alla S. Sede. La diocesi ha una superficie di 660 kmq. con 36.000 ab., conta 10 parrocchie, 33 sacerdoti diocesani e 4 regolari.
MONUMENTI. - La Cattedrale fu fondata nel 1092 dal normanno Umfrido, ma della costruzione medievale restano un rosone e la facciata incompleta. La chiesa attuale, dedicata a Maria S. Assunta, è opera del s. XV; pregevoli il coro ligneo (1579) e un armadio della sacrestia (1561). Caratteristiche le grotte che costellano le falde di un burrone accidentato, di cui le principali sono: la cripta di S. Michele, chiesa a cinque navate scavata nella roccia, con pilastri quadrilateri; la cripta Tota e la cripta del Redentore o di S. Vito Vecchio con un grande Cristo in trono e quattro angeli (ca. sec. XIV). Notevoli pure il chiostro romanico di S. Sebastiano con pilastri cruciformi, la chiesa di S. Francesco, opera del Rinascimento, e la chiesa di S. Sofia.