GREGORIO IX, PAPA. - Discendente della famiglia dei conti di Segni, n. ad Anagni (verosimilmente nel 1170 e non, come molti affermano, nel 1140) e chiamato Ugo (Ugolino). Era parente di Innocenzo III « in terzo grado » (Vita) ed anche Alessandro IV apparteneva alla sua famiglia. Ricevuta la sua prima formazione nella scuola vescovile di Anagni, proseguì poi gli studi a Parigi (« sacrae paginae doctor », RIS, III, p. 575) e si dedicò anche allo studio del diritto a Bologna, ma non vi fu
mai professore. Particolare influsso esercitò su di lui il cistercense Rainerio, che ne spinse la naturale inclinazione alla contemplazione a tal punto, che Innocenzo III ne fece cenno quasi con biasimo (PL 214, 675). Del resto assai poco si sa della sua gioventù; di certo non fu, come venne detto, camaldolese.
I. LEGAZIONI
Appena eletto, Innocenzo III creò G. cappellano papale (uditore di Rota), e, successivamente, lo stesso anno, cardinale diacono; inviandolo poi nel 1199 nell'Italia meridionale presso Markwald di Anweiler, margravio di Enrico VI. Dopo che, nel 1206, fu creato cardinale vescovo di Ostia, si recò due volte legato in Germania, nel 1207 e nel 1209.Anche Onorio III riconobbe i suoi meriti di negoziatore e lo inviò legato, per lo più alle città dell'Italia settentrionale (la più importante legazione fu quella del 1221 per la quale G. iniziò un proprio registro). Là infatti le più fiorenti città (come Lucca, Pistoia, Parma, e in modo particolare Milano) venivano minacciando le libertà ecclesiastiche o erano (come Imola e Faenza, Aquileia e Treviso) in lotta tra loro e vi stava facendo il suo ingresso anche l'eresia; mentre in molti conventi il retto spirito era da ripristinare.
Ma al Papa stava a cuore anzitutto l'imminente Crociata, che era stata indetta dall'Imperatore per l'ag. 1221. Federico, che aveva forti riserve da fare, nominò volentieri suo vicario G., senza però dargli tutti i poteri di un nunzio imperiale. G. si accinse cautamente, ma con fermezza, all'opera: promulgò in Lombardia le leggi antieretiche dell'Imperatore e cercò di inserire le nuove leggi imperiali ed ecclesiastiche negli statuti comunali. Questa legazione divenne una grande conferma di pace; ma forse G., secondo Federico, aveva fatto troppo per la pace e per Onorio, troppo poco per la Crociata. Questa comunque non ebbe luogo.
II. AZIONE RELIGIOSA
Fin da questo tempo G. rinunciò alla politica e si dedicò interamente all'azione religiosa. Aiutò i Camaldolesi, la fondazione di Gioacchino da Fiore e i Cistercensi; in modo particolare facilitò s. Domenico e il suo Ordine, che aveva fatto buona prova nella Francia meridionale contro gli Albigesi. Ma assai più documentate sono le sue premure per il movimento francescano. G. riconobbe nei Mendicanti i messaggeri del rinnovamento religioso, che però correvano nello stesso tempo il pericolo di oltrepassare i confini dell'ortodossia e comprese l'opportunità di guidarli e di dare loro un forte appoggio. Federico li chiamò i «mali angeli» del Papa (Hist. diplom. Frederici, V. BIBLICA., II, v, p. 1059).L'atteggiamento di G. verso l'Ordine francescano fu tacciato da parecchi, tra cui il Sabatier, di aver falsato dall'interno il carattere del movimento. Oggi, generalmente, anche da parte acattolica, tale atteggiamento viene invece valutato in senso positivo e compreso più profondamente nei particolari, e perciò apprezzato. Il Vangelo rientrò da capo e in maniera fondamentale nelle coscienze, l'imitazione della vita povera di Gesù fu considerata come sostanza della perfezione; e riprese vigore l'impegno missionario della Chiesa nell'invio di missionari e nella organizzazione della loro attività.
Una parte particolare ebbe G. nel perfezionamento dell'Ordine delle Clarisse (tanto da venirne detto il loro fondatore) e del Terz'ordine francescano. Per gli Ordini mendicanti emanò molte lettere commendatizie e decreti, che più tardi nei loro punti principali vennero inclusi nel corpo delle Decretali (Decr., V, 31 c, 16 sg.): concesse loro nuovi privilegi, soprattutto quelli di poter predicare e confessare (Potthast, 8042); rinnovò l'istituzione del noviziato (id., 10959); suggerì a Tommaso di Celano l'idea per la Vita I di s. Francesco, nella quale questi diede particolare rilievo alle relazioni fra G. e s. Francesco; pose la prima pietra della chiesa sepolcrale del Santo in Assisi e spiegò nella bolla Quo elongati (1230; che avrà più tardi una risonanza partico-
lare nella questione degli Spirituali) che il testamento di s. Francesco non aveva valore obbligatorio. Tutti e due i grandi Ordini mendicanti, Domenicani e Francescani, godettero senza dubbio della più spiccata simpatia di G. fin dal momento che questi s'incontrò con s. Domenico e con s. Francesco (Firenze 1217) e assunse il loro protettorato.
III. POLITICA ECCLESIASTICA
Il pontificato di G. è caratterizzato dalla politica ecclesiastica nei riguardi di Federico II. Mentre questi, con sempre nuovi pretesti, rimandava la Crociata, gli minacciò la scomunica, che annunciò alla cristianità il 10 ott. con un'enciclica (Hist. diplom., cit., III, 24), scoppiendo dal giuramento i crociati, che in parte avevano già intrapreso il viaggio o erano periti di febbre nell'Italia meridionale. Federico, che non si aspettava che il nuovo Papa adoperasse maggiore energia di Onorio, per dispetto a diresse nel 1228 a Gerusalemme e patteggiò con il Sultano. I prigionieri cristiani vennero posti in libertà, una parte di Gerusalemme e qualche località passarono in mani cristiane, in cambio di sufficienti libertà concesse ai maomettani, anche in territorio cristiano, e Federico cinse la corona di re di Gerusalemme.Mentre le truppe siciliane irrompevano nella marca papale, G. inviò truppe in Sicilia, ma, dopo alterni successi, firmarono ambedue la pace di Ceprano (28 sg. 1230). In seguito Federico, appoggiato da Piero delle Vigne, creò nella Sicilia, che egli teneva come feudo papale, un nuovo Stato burocratico di tipo assolutista, proclamandovi le Costituzioni di Melfi che erano contrarie sotto molti aspetti alle libertà comunali ed ecclesiastiche; egli avrebbe inoltre desiderato tale unità fra Chiesa e Stato, in modo che il Papa scomunicasse tutti coloro, contro i quali l'Imperatore avesse combattuto. Ma tanto non riuscì ad ottenere (Potthast, 9261). Quando poi Federico, contro il preciso volere di G. suo signore feudale sposò il figlio Enzo con l'erede di Torres e Gallura e occupò la Sardegna, G. lo scomunicò di nuovo (1239), pubblicò un atto di accusa di 17 punti (Hist. diplom., V, 286 sgg.), che doveva essere proclamato ogni domenica o giorno festivo a suono di campane (Potthast, 10723), e colpì d'interdetto la sede abituale dell'Imperatore. Federico allora oppose alcuni scritti e si appellò ad un concilio. La battaglia raggiunse talora il tono di polemica passionale da una parte e dall'altra: G. rinfacciò all'Imperatore, che aveva paragonato alla bestia apocalittica (Potthast, 10766), la parola dei tre ingannatori. Questi indicava il Papa come eretico o addirittura come anticristo (Hist. dipl., V, 348). Federico cercò di por fine al contrasto con le armi e la sorte non gli fu malevola. Il Papa da parte sua trovò in Gregorio da Montelongo, suo legato in Lombardia, un abile patrocinatore degli interessi nazionali, che ora cominciavano a farsi chiari; quando però indisse effettivamente il Concilio, la cosa non interessò più Federico, il quale prese prigionieri i prelati, che dovevano effettuare il viaggio per mare. In Germania la scomunica non trovò dapprima molta eco, perché in quel tempo i Tartari stazionavano ai confini del Regno, e quando Federico si stava avvicinando nel 1247 con grande seguito a Roma, il Papa morì. G. aveva voluto la libertà della Chiesa contro un sovrano molto abile e spregiudicato e che si serviva, per i suoi scopi, d'ogni mezzo.
IV. DECRETALI
G. già aveva preso in considerazione, fin dall'inizio del suo pontificato, la sistemazione della nuova legislazione papale, che fu poi veramente decisa quando Federico promulgò le Costituzioni di Melfi, che dovevano, per molti aspetti, essere invise alla Chiesa. La redazione della raccolta venne affidata a Raimondo di Peñafort, che la consegnò dopo tre anni. Vi si legge certamente una chiara contrapposizione alla Costituzione siciliana dell'Imperatore, come, p. es., nei riguardi del privilegium fori del clero e nelle questioni civili e penali; ma il suo scopo fondamentale era, come dimostra la bolla Rex pacificus, quello di creare, accanto alle raccolte private degli editti papali, un ordinamento ufficiale ed esclusivo, anche da parte della Chiesa. Caratteristiche che i Mendicanti vi conservino l'esenzione e altri privilegi (165, X, V, 37), ai laici sia proibito predicare
(da Catalogue d'une Collection de Manuscrits à miniatures des XV-XVI siècles, Amsterdam 1929, tov. 16)
V. INQUISIZIONE
Sotto G. IX venne costituito il processo medievale dell'Inquisizione. Nel 1224 Federico aveva ordinato, per la Lombardia, che tutti gli eretici nelle mani dei vescovi diocesani fossero affidati al braccio secolare, perché venissero bruciati o fosse strappata loro la lingua (MGH, Const., II, p. 1267). Ora G. istituì nel 1227 in Italia (Firenze) e in Germania delle commissioni contro gli eretici, contro i quali fino allora si erano pronunciati solo i vescovi e si servì soprattutto dei Domenicani (Bullarium Ord. Fratrum Praedicatorum, a cura di T. Ripoll-A. Bremond, I, Roma 1726, p. 20), senza trascurare altri Ordini o sacerdoti secolari, come Corrado di Marburgo, confessore di S. Elisabetta. Il fatto di aver affidato questo istituto ad un Ordine giovò alla sua durata. Un passo innanzi si ebbe quando il crudele decreto di Federico del 1224 venne introdotto negli as. 1230-31 nel registro papale (Reg., 535), e venne promulgato come legge (ibid., 539 sg.). Un'ultima fase si ha con il decreto di Federico (proprio del diritto normanno) per la Sicilia (1231) e per il Regno (1239) secondo il quale gli eretici dovevano essere ricercati dalle forze dello Stato. Alla denuncia segue ufficialmente il processo dell'Inquisizione. Accanto al tribunale vescovile G. istituì il tribunale generale papale (Bullarium cit., I, 47) e nominò da parte sua gli inquisitori, perché non voleva lasciare il potere di investigare soltanto agli organi statali. Nel 1234 viene inserita nelle Decretali (15, X, V, 7) la disposizione che gli eretici, che si convertono per timore della morte, debbano essere trattenuti prigionieri a vita per punizione (Hist. diplom., cit., IV, 301).VI. MISSION
I. VITA ECCLESIASTICA
Già come legato e predicatore della Crociata, G. si era adoperato per la conservazione dell'Impero latino di Costantinopoli, al quale, sotto il suo pontificato, si presentò come nuova nemica la Bulgaria. Il Papa persuade Giovanni di Brienne, che aveva combattuto per lui in Sicilia e nel 1223 era stato eletto in Costantinopoli reggente per il non ancora maggiorenne Baldovino II, di assumersi, anche se di mala voglia, questo ufficio (1231-37) e lo sostenne energicamente. Nel 1232 inviò Aimone di Faversham, futuro ministro generale dei Francescani, con parecchi teologi, alla corte imperiale greca di Nicea, ma non riuscirono a nulla. Si dovette invece nel 1235 a Giovanni di Brienne se, dopo un doppio attacco da parte greca e bulgara, riuscì a salvare Costantinopoli. Quando poi lo stesso Baldovino si recò in Occidente per cercare aiuto, G. si adoperò in tutte le maniere per suscitare una grande Crociata; ma solo in Francia trovò volenteroso ascolto e aiuto. Anche a Baldovino restò impossibile riguadagnare la parte asiatica dell'Impero, che nel 1261 tramontò definitivamente. La lotta contro i Ghibellini fu fatale anche per l'Impero latino; perché Federico era in lega con i Greci e impedì con la forza il passaggio dei cavalieri crociati attraverso l'Italia settentrionale.Le difficili missioni dell'Europa orientale, Finlandia, Lituania, Ungheria, Romania, dove lavoravano principalmente i nuovi Ordini Mendicanti, sono state finora poste poco in luce. Dopo la Crociata di Federico, intorno al 1230, appaiono i cavalieri teutonici; l'Ordine considerò questi territori come di conquista, terre dell'Impero loro assegnate. In Lituania G. permise che si predicasse la stessa Crociata di Europa (Bullarium cit., I, 32), e introdusse in Lettonia i Premostratensi (Potthast, 7886).
Quanto alla scienza ecclesiastica, è degna di nota la fondazione (30 apr. 1233) dell'Università di Tolosa (Potthast, 9176). All'Università di Parigi concesse il libero studio dei libri di Aristotele (Reg., 607).
Incrementò la vita religiosa per mezzo di numerose canonizzazioni: Francesco (1228), Antonio da Padova (1232), Vigilio di Salisburgo (1233), Domenico (1234), Elisabetta di Turingia (1235), mentre non poté portare a termine la canonizzazione di S. Ildegarda di Bingen.
