GROENLANDIA

GROENLANDIA. - È la maggiore isola (2175 kmq.) della terra. Il nome (Grönland = «terra verde») le fu dato dai Normanni che primi vi si stabilirono nel sec. X. Solo poco più di 300 mila kmq. lungo le coste sono liberi dall'immensa e potente coltre di ghiaccio che tutta l'ammanta e ne maschera il rilievo.

Sulla meno insospite e fredda costa occidentale vivono 20.013 ab.; appena 1371 su quella orientale, tutti indigeni (Eschimesi), eccetto 569 europei. Dei minuscoli centri abitati nessuno raggiunge i 1000 ab.; il capoluogo Godthåb (costa O.) ne ha 744. Le occupazioni prevalenti sono la pesca, la caccia (balene, foche, orsi) e l'all'veamento (renne, ovini, volpi polari). A Ivigut si estrae criolite, ad Arusk carbone. La G. è una colonia danese, sulla quale continua, dal maggio 1940, l'occupazione nordamericana.

Bibl.: S. Jensen, G., Copenhagen 1929; M. Vahl, G., Co-penaphen-Londra 1930; V. Stafansson, G., Nuova York 1942. Giuseppe Caraci

STORIA CIVILE E RELIGIOSA. - Scoperta verso l'a. 1000 da Erik il Rosso. Pochi anni dopo vi fu

introdotto il cristianesimo dalla Norvegia e costituito il vescovato di G. (1124) con sede a Gardar, nelle vicinanze dell'odierna Julianehab. Dipendente dapprima dall'arcivescovo di Amburgo-Brema, poi da quello di Lund, la diocesi fu sottoposta alla metà del sec. XII alla giurisdizione dell'arcivescovo di Nidaros (Drontheim). Nel sec. XIII Gardar contava 16 chiese e 2 conventi, nel 1926 furono scavate le rovine della cattedrale di S. Nicola, eretta nel 1150 dal vescovo Arnaldo. Nel 1261 il re di Norvegia Haakon Haakonsson proclamò la propria sovranità sulla G., ma dopo la grande peste del 1348, che infuriò in tutta Europa, le comunicazioni tra la G. e la Norvegia divennero sempre più rade. Contemporaneamente i coloni scandinavi rimasero dissanguati dalle continue lotte con gli Eschimesi pagani, i quali distrussero quasi tutte le chiese; né fu più possibile il ripopolamento.

Della G., terra inospitale, nessuno più voleva sentir parlare, né i vescovi nominati dai papi intendevano risiedervi. Verso il 1520 l'energico arcivescovo di Nidaros, Erik Valkendorf, volle inviare in G. una spedizione per riconquistarla alla civiltà ed alla Chiesa, ma, caduto in disgrazia presso il re Cristiano II, il suo proposito non poté essere attuato. Solo nel 1721 questa terra artica rientrò nel consorzio civile per merito del pastore protestante norvegese Hans Egede, che condusse una spedizione sulle coste della G. occidentale. Nel 1776 Crijstiano VII di Danimarca dichiarò il commercio con la G. monopolio di Stato. Dopo il Trattato di Kiel (1844), che portò il distacco della Norvegia dalla Danimarca, la G. rimase sottoposta alla sovranità danese, ma, alla fine della prima guerra mondiale, tra Copenaghen ed Oslo si ebbe una disputa per la sovranità sulla G. orientale, divergenza risolta nel 1933 dalla Corte permanente interazionale di giustizia, che ne attribuì la sovranità alla Danimarca.

Bruni, E. Beauvois, La chrétienté du Groenland au moyen âge, in Revue de questions historiques, 71 (1902), pp. 538-582; J. Richter, Evangelische Missionsgeschichte, Lipsia 1927, pp. 266-261; L. Preuss, The dispute between Denmark and Norway over the Sovereignty of East Greenland, in The American Journal of International Law, 26 (1932), pp. 469-587; E. Wolgast, Die Grönlandfrage, in Zeitschrift für öffentliches Recht, 12 (1932), pp. 329-385; K. Berlin, Les droits du Danemark sur le Groenland, Parigi-Copenhagen 1933.