GUITTONE DA AREZZO

GUITTONE da AREZZO. - N. ad Arezzo da Viva di Michele, camarlengo del Comune, nel 1225 ca. Guelfo, subì l'esilio tra il 1259 e il 1260; ammaestrato dai propri desiderò lenire i dolori altrui e, dopo aver convenientemente sistemato i suoi dal lato economico, entrò nell'Ordine dei Cavalieri di S. Maria, a cui fece dono della parola autorevole, dell'esempio austero e, infine, dei beni ancora avanzati gli con atto rogato il 7 sett. 1293 in Arezzo.

Rimangono di lui poco più di 300 poesie (amorose, politiche, morali, religiose) e 36 lettere dei suoi ultimi anni. Rozza o dura la lingua; volutamente oscura, spesso, la forma e industriosamente artificiosa; continua e stretta l'imitazione provenzale. Non mancano però note di delicatezza nei nostalgici canti d'amore, vigore di accenti nei versi politici e, in quelli morali e religiosi e nelle lettere, elevatezza di pensiero e di sentimento; sempre poi evidente l'impronta di anima solitaria, anche in arte, nella singolarità degli artifici, nella rudezza della forma, nella veemenza degli affetti.

Bibl.: Opere: Lettere di frate G. d'A., a cura di F. Meriano, Bologna 1922; F. Egidi, Un trattato d'amore inedito di G. d'A., in Giorn. stor. lett. ital., 97 (1931), pp. 49-70; Le rime di G. d'A., a cura di F. Egidi, Bari 1940. Studi: A. Pellizzari, La vita e le opere di G. d'A., Pisa 1966; F. Torraca, Fra' G., in Studi di storia letteraria, Firenze 1923, pp. 108-52; A. Schiaffini, G. d'A., in Tradizione e poesia, Roma 1943, pp. 37-81; G. De Robertis, Studi, Firenze 1944, pp. 24-31. Alberto Chiari