GUIZOT, FRANÇOIS-PIERRE-GUILLAUME. - Uomo politico francese, n. il 4 ott. 1787 a Nîmes, m. il 12 ott. 1874 a Val-Richer (Calvados). Calvinista, figlio di un avvocato giustiziato durante la Rivoluzione, passò la fanciullezza, insieme alla madre, a Ginevra, dedicandosi allo studio delle letterature tedesca, inglese ed italiana, delle lingue classiche e delle scienze esatte. Venuto in seguito a Parigi, fu precettore in casa dell'ex-ministro svizzero presso il governo francese Stapfer, e sposò nel 1812 Pauline de Meulan, matrimonio che, per le relazioni della moglie con il partito regalista, gli aprì poi la carriera politica.
Professore di storia moderna alla facoltà di lettere (1812), divenne due anni dopo segretario generale del Ministero degli interni ed ebbe importante parte nella preparazione della legge sulla stampa del 23 ott. 1814. Durante i Cento Giorni si rifugiò a Gand e, con la seconda restaurazione, fu segretario generale al Ministero della giustizia, sino al 1816. Fautore di una politica rigorosamente costituzionale, contraria tanto ai reazionari quanto ai liberali, passò nettamente all'opposizione contro l'azione dei ministeri assoluti. Fuori così della politica militante, pubblicò una serie di opere storiche, di carattere programmatico alcune, di carattere piuttosto generico-culturale altre. Caduti i Borboni (1830), fu deputato e lo rimase ininterrottamente fino al 1848. Ministro dell'istruzione pubblica dal 1832 al 1837, preparò la legge sull'istruzione primaria (1833), che sta alla base del successivo ordinamento scolastico francese. Ministro degli esteri nel 1840, inviò nel 1845 Fellegrino Rossi a Roma per trattare con la S. Sede un accomodamento sull'allontanamento dei Gesuiti dalla Francia, e rimase fino alla caduta della monarchia di luglio il vero dirigente della politica francese. Contrario a qualsiasi riforma della legge elettorale, che avrebbe, secondo lui, rotto l'equilibrio delle forze interne, G. determinò con la sua ostinazione la rivoluzione parigina del febbr. 1848, che lo costrinse a rifugiarsi in Inghilterra. Ritornò in Francia l'anno dopo ma non partecipò più alla vita politica. Nel 1862, presiedendo la riunione di una società protestante, si espresse a favore del mantenimento del potere temporale del Papa e contro l'intervento francese in Italia. Pur non essendo cattolico, sostenne la necessità di una stretta alleanza tra l'autorità civile ed il clero per fronteggiare la crisi morale e politica del paese.
Tra le opere si ricordano: Hist. de la révolution d'Angleterre (2 voll., Parigi 1826-27); Hist. de la République d'Angleterre et d'Olivier Cromwell (ivi 1854); Hist. du protectorat de Richard Cromwell et du rétablissement des Sûretés (ivi 1856); Hist. générale de la civilisation en Europe (5ª ed., ivi 1845); Hist. de la civilisation en France (5ª ed., ivi 1845); Mémoires pour servir à l'histoire de mon temps, 9 voll. (ivi 1858-68).