GUIDI, ALESSANDRO. - Poeta, n. a Pavia il 14 giugno 1650, m. a Frascati il 13 giugno 1712. Dalla corte di Ranuccio II di Parma, passò nel 1683 a Roma a quella di Cristina di Svezia e ne divenne l'ufficiale cantore «di maniera che sembrava che la Regina pensasse con la mente del G. e il G. scrivesse con i sentimenti della Regina» (G. M. Crescimbeni).
Dal 2 luglio 1691 fece parte dell'Arcadia e ivi recitò vari componimenti, tra cui l'Endimione (Roma 1692) che gli confermò la fama di poeta già divulgatissima per le sue canzoni a strofe libere (Poesie, Napoli 1780), fama che gli perdurò nelle lettere sino al Parini, al Monti, al Foscolo. Il Leopardi al contrario giudicò il G. emulo impotente di Pindaro. Da Innocenzo XI il G. ebbe un beneficio, da Clemente XI la nomina a cameriere segreto, e fu di questo Papa così sincero estimatore che volle parafrasare in versi sei Omelie latine, pronunciate dal Pontefice negli aa. 1703-1706. Il volume (Roma 1712) uscì con le incisioni di P. L. Ghezzi, ma il giorno avanti la presentazione a Clemente XI, il G. morì, «sub onere splendidissimo», come dice l'epigrafe della tomba erettagli presso quella del Tasso in S. Onofrio dal Papa medesimo.