GUINICELLI, GUIDO. - Figlio di Guinicello di Magnano e di Guglielmina Ghisolieri, sposo di Beatrice della Fratta, giudice e poeta, n. a Bologna fra il 1230 e il 1240, bandito nel '74 come parteggiante per i ghibellini Lambertazzi, e morto in esilio a Monselice prima del '76.
Appena 24 le sue Rime, comprese due frammentarie
(v. Rimatori del dolce stil novo, a cura di L. Di Benedetto, Bari 1939): sicilianeggianti le più, morali o realistiche alcune, di corrispondenza due (per lode ammirata a Guittone, per ammonimento sdegnoso a Bonagiunta), poche ma notevoli quelle nuove e innovatrici. Egli innova il concetto dell'amore come fatto spirituale che purifica e sospinge a perfezione e fa così partecipi della vera aristocrazia, quella della gentilezza dell'animo e della elevatezza della mente. E innova soprattutto il modo di can-
tare, avvivandolo dell'entusiasmo per il concetto e del gusto per la immagine ch'ei trae spesso dalla scienza, di cui è maestro, e riveste poi d'incantato splendore. Quanto ai motivi, amore è luce che estasia o forza che conquide; ma anche se eleva, può far obliare il Creatore per la creatura che tiene «d'angel sembianza».