GUIDO DA PISA

GUIDO DA PISA. - Scrittore carmelitano di Caprona (Pisa). Ignoto l’anno di nascita e di morte: un orientamento cronologico è fornito dalla sua dedica di alcuni lavori su Dante al genovese Lucano Spinola, il cui nome ricorre negli aa. 1323-47. Nonostante l’apparente ingenuità dei suoi scritti, G. fu uomo non ignaro di esperienze letterarie ed ermeneutiche.

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(per curisita di mens. A. F. Frates)
Guido da Cortona, beato - Busto - Cortona, Duomo.

GUIDO DA PISA – GUIDO DI SPOLETO

Ma quasi del tutto originali sono gli angeli sull'arco
trilobo, il Cristo fra due angeli nel frontone, nonché il
rimanente delle due figure principali, per cui si sono po-
tute a ragione attribuire a G. altre opere, come alcune ta-
volte con storie del Redentore nelle Gallerie di Alten-
burg, di Utrecht, di Siena e che si suppose potessero es-
sere unite originariamente a quella tavola firmata; alcune
Madonne (Siena, Arezzo, S. Gimignano), nonché molte
opere da lui derivate, riflettono quel bizantinismo che do-
veva sfociare nell'opera più evoluta di Duccio di Buonin-
segna.

BIBL.: K. Weigelt, s. V. in Thieme-Becker, XV, pp. 280-84; P. Toesca, s. V. ENOCH. Ital., XVIII (1933), pp. 255-56; A. Venturi, Tavola di G. da S., in L'arte, 36 (1933), pp. 14-17; E. Sandberg- Vavala, The Madonna of G. da S., in The Burlington magazine, 1934, pp. 254-71; C. Brandi, Una Madonna del 1262 ed ancora il problema di G. da S., in L'arte, 36 (1933), pp. 3-12.

Gilberto Ronci

GUIDO II, duca di SPOLETO, re D'ITALIA e im-
peratore. – Al dissolversi, con la deposizione e la
morte di Carlo il Grosso (888), dell'Impero carolingio
che si fraziona nei nuovi Stati, di fatto indipendenti,
di Alemagna, Francia, Provenza, Borgogna, Lorena,
in Italia balza in primo piano la figura del duca di
Spoleto G. II, che aveva già raccolti nelle sue mani i
ducati di Camerino (879, alla morte del padre) e di
Spoleto (882, alla morte del fratello primogenito
Lamberto). Figlio di Guido I di Spoleto e di Ade-
laide, figlia del re d'Italia Pipino, sposò Ageltrude,
figlia di Adelgisio duca di Benevento. Valoroso
guerriero e politico ambizioso e senza scrupoli,
usurpa dapprima terre dello Stato pontificio e si
rende a poco a poco indipendente dal debole impe-
ratore Carlo il Grosso. Non esita, per ingrandire e
consolidare il suo dominio, a stringere alleanze con i
Greci e con i Saraceni, mettendo in inquietudine
Papa e Imperatore che incarica Berengario del Friuli
di arrestarlo e occuparne le terre. Una pestilenza fra
le sue truppe allontanò Berengario senza aver com-
piuto il mandato e nell'885 G. rientra nelle grazie
dell'Imperatore. Anche Stefano V, in questo tempo
forse per averne l'appoggio contro i Saraceni, si
riconcilia con G. che di fatto combatte con fortuna
al Garigliano; giunge perfino ad adottarlo come
figlio.

Alla morte di Carlo il Grosso sembra per un momento
dimenticare l'Italia: pensa alla corona di Francia che
gli viene offerta dall'arcivescovo Folco di Reims. Ma
vinto da Oddone di Parigi, già eletto, ritorna in Italia
a contrastare la corona a Berengario che nel frattempo
era stato coronato a Pavia, riconosciuto tuttavia soltanto
all'Italia settentrionale. Dopo un sanguinoso scontro a
Brescia, segue un armistizio fino al genn. dell'889. Ri-
prese le ostilità, Berengario fu decisamente battuto alla
Trebbia, e G., promettendo difesa e protezione, viene
eletto dai vescovi re d'Italia a Pavia (febbr. 889). Stefano V,
intimorito forse da questa vittoria, invita Arnolfo di Ger-
mania, successore all'Impero, a scendere in Italia. Ma
impedito costui, G. riuscì, non si sa come, a ottenere il
21 febbr. 891 la corona imperiale che rinsaldò la sua po-
sizione, e nel sigillo incise la scritta: «Rinovatio Regni
Francorum». Veniva così rotta per la prima volta la tra-
lazione che riservava alla famiglia carolingia la dignità
dell'Impero. G. abbracciò con impegno il nuovo còm-
pito; al figlio Lamberto, già associato nel Regno, diede
il titolo di re d'Italia; pose la sua sede a Pavia, e nella
dieta del 19 maggio dettava dei Capitolari, a imitazione
di quelli di Carlomagno, destinati a rimettere un po' di
ordine nel paese.

Ma papa Formoso, eletto nell'892, dapprima favo-
revole (coronò il figlio Lamberto), passò presto a trattare
con Arnolfo una discesa in Italia. Arnolfo, dopo un'in-
fruttuosa spedizione del figlio Zventibaldo, scende in Italia
nell'894 occupando Bergamo, Milano, Pavia, ma si ar-
resta improvvisamente nella sua marcia e ripassa le Alpi.

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(1st. Alinari)