GUITMONDO di AVERSA. - Teologo benedettino, n. in Francia all'inizio del sec. XI, m. ca. il 1095. Sui particolari della sua vita i documenti sono scarsi e incerti. Discepolo di Lanfranco di Bec, divenne monaco nell'abbazia di La-Croix-Saint-Leoufroy, poi andò probabilmente in Inghilterra, invitato da Guglielmo il Conquistatore, che forse lo propose come vescovo per qualche sede dell'isola e poi per la metropolitana di Rouen. Recatosi a Roma, divenne un
fervido fautore di Gregorio VII, da cui forse fu creato cardinale; partecipò all'elezione di Vittore II e sotto Urbano II fu certamente vescovo di Aversa.
Scrisse: Confessio de sancta Trinitate, Christi humanitate Corporisque ac Sanguinis Domini nostri veritate (PI, 149, 1495-1502): limpida e succinta esposizione dei tre Misteri; Epistola ad Erfastum (ibid., 1501-58): vi tratta del Mistero trinitario illustrato con il paragone del globo solare, che diffonde luce e calore. Questi due scritti sono antecedenti, come risulta dalla critica interna, all'importante opera, cui è legato il nome di G.: De corporis et sanguinis Domini veritate libri tres, che segue, nelle sue grandi linee, lo sviluppo del De Tours (v.), contro cui è diretta. Il primo libro si apre con preziosi ragguagli sull'origine e le diramazioni dell'eresia berengariana e risponde alle domande messe dall'interlocutore. Tutta l'opera infatti si svolge in forma di dialogo tra l'autore e Rogerio, che è forse il futuro abate di Montebourg. Il secondo libro scioglie le difficoltà di Berengario; il terzo adduce le prove positive della tesi cattolica, in opposizione alle due scelte berengariane degli umbrici e degli impanatores. La dottrina di questo trattato è completa e, tolte alcune incertezze sulla sorte delle specie consunte dal fuoco o rose dai topi, è limpida e precisa; la dimostrazione procede sicura, puntando costantemente sulla Rivelazione e sul consenso universale della Chiesa. Queste doti spiegano la fama, di cui G. ha sempre goduto: ancora vivente era più noto dello stesso s. Anselmo di Aosta (Epistolarum lib. I, ep. 16: PL 158, 1082: «fama Lanfranci et Guitmundi plus mea per orbem volat»); Pietro il Venerabile giudicò il suo trattato inferiore Algero di Liegi (v.), ma superiore (melius, perfectius) al libro di Lanfranco (Adversus Pretorubianos: PL 189, 788); Guglielmo di Malmesbury lo dice «nostri temporis eloquentissimus» (Gesta regum Anglorum, III: PL 179, 1257). Nel sec. XVI Erasmo curò la prima edizione del De corporis... veritate (Anversa 1530) per opporlo, insieme con l'opera di Algero, alle in-novazioni dei Sacramentari (Zuinglio, Carlostadio, Ecoleam-padio) e nello stesso intento fu ristampato da Giovanni Ulimmer (Lovario 1561). Accolto poi nelle grandi collezioni patristiche di Parigi e di Lione, passò nel Migne (PL 149, 1427-94) e nello Hurter (Sanctorum Patrum opuscula selecta, XXVIII, Innsbruck 1879).
Confuso con Wittmundo di St-Evroul o con Cri-stiano Drutmaro (forse perché portava anche il nome di Christianus), a G. furono attribuite le opere di questi autori. Ordiceo Vitale lo fa autore di un'Oratio ad Gnil-lelimum I Anglorum regem cum recusaret episcopatum (PL 149, 1509-12), che è certamente una creazione dello sto-rico, che imita Tito Livio.