GUISA, FAMIGLIA. - Casato ducale francese che prese il nome dal castello e città di G. nella Francia settentrionale (dipartimento dell'Aisne). Deriva da un

Fu inviato da Enrico II nel 1557 a Roma per dirigere la guerra che Paolo IV aveva iniziata contro gli Spagnoli del duca d'Alba nel territorio romano; ma dovette tornare in Francia dopo la sconfitta di San Quintino. Fu allora nominato luogotenente generale del Regno. Prese parte alla guerra contro gli Spagnoli e gl'Inglesi e nel 1558 riconquistò Calais. Durante il Regno di Francesco II, il G., insieme con il fratello cardinale, ebbe di fatto il governo della Francia, e il loro potere fu rafforzato dal fallimento della congiura ugonotta di Amboise. Ma tale predominio declinò sotto Carlo IX a causa della politica di equilibrio fra le due fazioni adottata da Caterina de' Medici. F. continuò tuttavia ad essere il capo riconosciuto dei cattolici; dopo che con l'attacco di Vassy (1562) ebbe inizio la guerra civile, F. tolse agli ugonotti Rouen, batté il Coligny a Dreux, ma durante l'assedio di Orléans fu ucciso da un colpo di pistola sparatogli a tradimento da un ugonotto.
ENRICO I, duca di G., figlio di Francesco e di Anna d'Este, n. il 31 dic. 1550, m. a Blois il 23 dic. 1588. Successe al padre come capo dei cattolici nella lotta contro gli ugonotti. Nel 1567 militò in Ungheria contro i Turchi. Ebbe poi parte preminente nelle guerre civili di Francia. Nel 1569 combatté gli ugonotti a Jarnac, a Moncontour e all'assedio di Poitiers. Dopo aver inutilmente aspirato alla mano di Margherita di Valois, sposò Caterina di Clèves. Il suo prestigio, indebolito dall'accordo della corte con gli ugonotti, si risollevò dopo la strage di s. Bartolomeo.
Nel 1575 riportò in combattimento una ferita al viso onde gli fu dato il soprannome di Balafre. Nel 1576 promosse la «santa unione» o Lega dei cattolici. Nel 1584 Enrico III, preoccupato della sua potenza, lo proscrisse. Il G. allora concluse un'alleanza con Filippo II (Trattati di Joinville e di Péronne). Dal 1585 ebbe inizio la guerra che fu detta dei tre Enrichi. Il popolo di Parigi, nella «giornata delle barricate» (1588), si sollevò in favore del G., ma questi non osò impadronirsi della persona del re e lo lasciò fuggire dalla città, accontentandosi della carica di luogotenente generale del Regno. Enrico III lo invitò alla riunione degli Stati generali a Blois e qui lo fece uccidere dalla sua guardia guascone (i Quarantacinque). E. di G. fu uomo di grande coraggio e di smisurata ambizione; se la guerra implacabile che condusse contro gli ugonotti strinse intorno a lui il popolo in grande maggioranza cattolico, le intese con la Spagna furono il primo germe dei dissensi che pochi anni dopo portarono sul trono Enrico di Borbone.
Contemporaneamente a questa prevalenza negli affari della Francia i G. ebbero larga parte negli uffici ecclesiastici. Con un congegno ininterrotto di commende e di rinunce a tempo opportuno, tennero per tutto il sec. XVI le chiese di Metz, Reims, Lione ed altre in Francia e rappresentanti nel Collegio cardinalizio. GIOVANNI, figlio di Renato re di Sicilia e duca di Lorena, vescovo di Metz il 20 ott. 1505, ebbe il cardinalato da Leone X il 28 maggio 1518, e morì il 10 maggio 1550. Tenne anche l'amministrazione di Reims e di Lione che trasmise al nipote

(fot. Giraudou)