HARDOUIN, JEAN

HARDOUIN, JEAN. - Erudito gesuita francese, a Quimper il 22 dic. 1646, m. a Parigi il 3 sett. 1729.

Insegnò teologia positiva, ma si dedicò con successo a molti altri rami della scienza, tanto da essere considerato come il più dottor della Compagnia dei suoi tempi. Le sue adirezze dottrinali gli procurarono dissensi e polemiche ed una condanna da parte dei superiori religiosi che egli umilmente sottoscrisse. Una condanna dell'Indice colpì dieci anni dopo la sua morte le Opere selecta e le Opere varia (dec. 2 luglio 1737) pubblicate arbitrariamente ad Amsterdam senza quelle correzioni che l'autore vi aveva apportate e Commentarius in Novum Testamentum (dec. 15 genn. 1742).

Trattò argomenti di storia, filologia e archeologia; la sua memoria però è particolarmente legata alle trattazioni sacre: una dissertazione su Sancti Iohannis Chrysostomi epistula ad Caesarium monachum (Parigi 1689), seguita poi dalla Défense de la lettre de St Chrysostome à Césaire (ivi 1690), un'altra dissertazione su De supremo

Domini nostri Paschate (ivi 1695), una confutazione delle ordinazioni anglicane: La défense des Ordinations anglaises refutée (ivi 1727) e parecchie monografie di esegesi biblica. L'opera maggiore però, a cui attese per incarico dell'Assemblea del clero francese del 1678, è: Acta Conciliorum et epistulae decretales ac constitutiones Summorum Pontificum dall'a. 34 al 1714 (11 voll. in-fol., ivi 1715), che servirono di base alle altre grandi collezioni.

Bibl.: Sommervogel, IV, coll. 84-111; IX, coll. 456-57; F. H. Reusch, Der Index der verbotenen Bücher, II, Bonn 1885, p. 804 sgg.; H. Quentin, Mani et les grandes collections corollaires, Parisi 1900, pp. 38-54; P. Bernard, s. V. in DTHC, VI, coll. 2042-46 con bibl.; E. Galleter, Un breton du XVIIIe siècle à l'avangarde de la critique, in Annales de Bretagne, 36 (1924), pp. 462-83; 30 (1925), pp. 171-87; J. van Ooteghem, Un commentateur extravagant d'Horace: le P. H., in Les études classiques, 13 (1945), 222-35.