I MARIANISTI APRIRONO A TOKIO (1 FEBBR. 1888) UNA PRIMA SCUOLA, OGGI ISTITUTO MEDIO, FREQUENTATO DA OLTRE 1500 ALUNNI, CUI SEGUIRONO LE LORO SCUOLE A NAGASAKI (1892), OSAKA (1898), YOKOHAMA (1901)

I Marianisti aprirono a Tokio (1 febbr. 1888) una prima scuola, oggi istituto medio, frequentato da oltre 1500 alunni, cui seguirono le loro scuole a Nagasaki (1892), Osaka (1898), Yokohama (1901). La Società del Verbo Divino aprì una scuola media a Nugoya (1932); una i Francescani a Sopporonel (1934),

e una a Höbr (1938) i Gesuiti, i quali già nel 1913 avevano aperta a Tokio l'Università «Sophia». Anche i Salesiani hanno aperto recentemente una scuola industriale nelle vicinanze di Tokio.

La fine della seconda guerra mondiale ha segnato per il G. una nuova èra della sua storia. Per la prima volta il suo suolo fu invaso da truppe straniere e molte delle sue antiche tradizioni stanno subendo una vera trasformazione. L'attività missionaria può svolgersi in un'atmosfera di maggiore comprensione, tanto più che tutta la gerarchia ecclesiastica è indigena e i missionari esteri, che in questi ultimi anni sono accresciuti di parecchio, esercitano un ministero di collaborazione.

La situazione al 30 luglio 1950 è indicata dallo specchietto seguente, in cui si dice che tre prefetture apostoliche e un vicariato apostolico sono affidati a missionari stranieri. Giuridicamente ciò è vero ma in pratica essi sono retti da amministratori apostolici locali. È stata esclusa la prefettura apostolica di Karafuto, nell'isola di Sakalin, dove in seguito all'occupazione del territorio da parte della Russia non è possibile una ulteriore attività missionaria.

3. Missioni protestanti

Nonostante che Olandesi e Inglesi avessero avuto relazioni commerciali con il G. fin dagli inizi del sec. XVII, le missioni protestanti cominciarono verso la metà del sec. XIX. Riusciti vani i tentativi di penetrarvi dalle Isole Ryūkiū (1844-55), il protestantesimo vi entrò nel 1859 con i missionari della Chiesa episcopale americana G. Giovanni Liggius e C. M. Williams, seguiti più tardi da missionari di altre sette. Il primo battesimo protestante in G. si ebbe nel 1864; però altri Giapponesi s'erano fatti protestanti all'estero. La prima comunità protestante, la «Chiesa di Cristo in G.», fu costituita a Yokohama il 10 marzo 1872, con soli 9 membri. La rimozione dei manifesti murali contro i cristiani (1873) favorì anche il protestantesimo. Si diffuse rapidamente e nel 1882 contava 4367 adulti, cresciuti a 25.514 nel 1888, grazie agli aiuti finanziari dei protestanti americani, che resero possibile una imponente attività di scuole, di stampa e d'opere di beneficenza.

Le grandi Conferenze missionarie (p. es., di Yokohama nel 1872, di Osaka nel 1883, di Tokio nel 1900) e i Congressi estivi annuali di Karuizawa affrontarono i vari problemi missionari, fino a quello di poter riunire tutte le varie sette in un'unica «Chiesa cristiana in G.», effettuata solo in questi ultimi tempi su d'una formola di confessione redatta in base ai Simboli apostolico e ni-

MissioneGradoAffidata aCattoliciCatecu- meniSacerdotiFratelliSuoreCate- chistiMaestriSemina- risti mag- giori
ind.est.ind.est.ind.est.
1. FukuokaDclero sec.12.99591093551138395417127
2. HiroshimaVAS. J.3.888914419623034115
3. KagoshimaPAclero sec.577360375156
4. KyotoPAclero sec.3.0171.90062341623467
5. MiyazakiPAS. S.2.619378315212981257
6. NagasakiDclero sec.62.142213471030104021237512529
7. NagoyaPAS. V. D.2.0711.4496386335238974
8. NiigataPAS. V. D.2.2361.837414646232
9. OsakaDclero sec.8.4992.1002557312273110823
10. SapporoVAclero sec.4.867874121696723141031
11. SendaiDclero sec.4.9961.315201842131596915
12. ShikokuPAclero sec.1.0872241122635
13. TokioADclero sec.12.9634.209301083628177150435828
14. UrawaPAclero sec.2.355481312978163
15. YokohamaDclero sec.6.5892.52983723159104141842
130.90119.69318141413910315386595611094164

ceno e ai nuovi articoli dell'«Alleanza evangelica». Nonostante fosse osteggiato dallo spirito nazionalista dello shintoismo e del buddhismo, i quali rinnovarono l'accusa che il cristianesimo minasse lo Stato alla base, e dall'ostilità dei proprietari delle case di tolleranza causata dalla lotta dei protestanti contro la tratta delle fanciulle, nel 1900 i protestanti in G. erano 43.000, e dei 300 parlamentari del primo Parlamento ben 13 si dichiararono cristiani. I protestanti nel 1925 erano 177.683, e nel 1940 oltre 220.000. La «Chiesa cristiana in G.», perché unione solo artificiale, dovette lasciare ai singoli libera scelta per riguardo alla Fede, e disponendo di spettacolosi mezzi finanziari di propagandò (nel 1940 si distribuirono 1.578.561 libri e 1.938.218 opuscoli cristiani e numerosissime Bibbie) raggiunse in G. un numero assai maggiore di quello dei cattolici.

4. Missioni russo-ortodoste

Popi russi guadagnarono alla Chiesa ortodossa alcune famiglie Aine nelle Curili; la vera attività missionaria russo-ortodossa però incomincia solo nel 1861 con Ivan Kasotkin, più noto con il nome di Nicolai, il quale, cappellano al consolato russo di Hakodate, insegnando il russo, faceva propaganda religiosa, e nel 1868 poté battezzare per la sua Chiesa i tre primi giapponesi. Il S. Sinodo approvò; ma non volle alcuna collaborazione di personale missionario russo. Concesse a Nicolai solo mezzi pecuniari. Nicolai, nel 1872, si trasferì a Tokio, raggiuntovi (1879) dal pope Anatolio, suo successore all'ambasciata di Hakodate. Nel 1883 vi erano in G. 8863 ortodossi con 3 popi russi, 11 giapponesi, e 106 catechisti giapponesi. Nicolai, consacrato vescovo, nel 1906 fu nominato arcivescovo, e continuò l'opera sua anche durante la guerra 1904-1905, e portò gli ortodossi giapponesi (1917) a 36.265. Oggi sono appena 13.000, perché le religioni nazionaliste subiscono la sorte dei loro governi. La Chiesa ortodossa giapponese si rese affatto indipendente da quella russa; e conta molti membri distinti per pietà e fervore.

RIBL.: J. Orfanel, Historia ecclesiastica de los Sucesos de la Christiandad del Japon, Madrid 1633; D. Aduarte, Historia de la Provincia del S. Rosario de la Orden de Predicadores en Philippians, Japon y China, Manila 1640; D. Bartoli, Dell'Historia della Compagnia di Gesù, Il G., seconda parte dell'Asia, Roma 1660; L. Pagès, Histoire de la religion chrétienne au Japon depuis 1598 jusqu'à 1651, 2 voll., Parigi 1869-70; J. Ferrando y J. Fonseca, Historia de los PP. Dominicos en las Islas Filipinas y en sus Misiones del Japón, China, Tung-King y Formosa, 6 voll., Madrid 1870-72; Fr. Marnas, La «Religion de Jésus» (Iaso Jo-Kyō) versuscitée au Japon dans la seconde moitié du XIXe siècle, 2 voll., Parigi e Lione 1896; G. Schurhammer e I. Vicki, Epist. s. Francisci Xaverii, alioque eius scripta, 2 voll. (Monumenta Historica Societatis Iesu, 67-68), Roma 1944-45; Fr. Colin, Labor evangelica, ministerios apostólicos de los obreros de la Compañía de Jesús, Nueva ed. a cura del p. Pablo Pastells, 3 voll., Barcelona 1900-1902; H. Hass, Geschichte des Christentums in Japan, 2 voll.,

Tokio 1902-1904; M. Steischen, Les Daimyō Chrétiens ou un siècle de l'histoire religieuse et politique du Japon (1549-1630), Hong-Kong 1904; Fr. Sadaba del Carmen, Catálogo de los Religiosos Augustinos Recoletos... de Filipinas desde el año 1606... hasta nuestros días, Madrid 1906; O. Cary, A History of Christianity in Japan, Roman Catholic and Greek Orthodox Missions, Nueva York 1909; L. Delplace, Le catholicisme au Japon, 2 voll., Bruxelles 1910; L. Pérez, Curtos y relaciones del Japon, in Archivo Ibero-Americano, 4-19 (1916-23); A. Launay, La Société des Missions Étrangères, 2e ed., Parigi 1919; J. Murdoch, A history of Japan, 3 voll., Londra 1925; L. Frois, Die Geschichte Japans (1549-78), trad. ed. per G. Schurhammer e E. A. Voretzsch, Lipsia 1926; T. Nagayama, Kirishitan Shiryōshū. Collection of historical materials connected with the Roman Catholic Religion in Japan, Tokio 1926; J. Witte, Japan zwischen zwei Kulturen, Lipsia 1928; Th. Ohm, Kulturen, Religionen und Missionen in Japan, Augusta 1929; M. Anesaki, A concordance to the history of the Kirishitan Missions, Tokio 1930; id., Kirishitan dendō no Kōhai («La sorte della propagazione del cri-

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GIAPPONE - Laboratorio di batteriologia nell'ospedale di Maria S.ma, diretto dalle Francescane missionarie di Maria - Tokyo.
(fot. Fides)
stianesimo 4), ivi 1930; J. Vernier, La Société de Marie au Japon (1887-1932), ivi 1933; B. de Avila Giron, Relación del Reino del Nippon, ed. a cura di D. Schilling e Fidel de Lejarza, in Archivo Ibero-Americano, 33-37 (1933-35); L. Frois, Segunda parte da Historia de Japan... (1578-82), a cura di Joao do Amaral Abranches Pinto e Yoshitomo Okamoto, Tokio 1938; M. Domenzain, El Japon, su evolución, cultura, religiones, Bilbao 1942; P. Humbertclaude, Petit guide culturel à l'usage du missionnaire, Tokio 1948. Doroteo Schilling

IV. I MARTIRI GIAPPONESI

La Chiesa del G. è stata una delle più illustri per esempi eroici di cristiana e insuperabile costanza.

Nella prima sanguinosa persecuzione sotto il Taicosama Hideyoshi 26 missionari e cristiani furono condannati e crocifissi a Nagasaki il 5 febbr. 1597.

Furono: s. Pierbattista, commissario O.F.M.; s. Francesco da S. Michele, O.F.M.; s. Francesco Blanco, O.F.M.; s. Gonzalvo Garzia, O.F.M.; s. Filippo Las Casas, O.F.M.; s. Martino d'Aguirre, O.F.M.; s. Giovanni Soan de Goto, S.J.; s. Paolo Miki, S.J.; s. Giacomo Kisai, S.J.; s. Paolo Suzuqui, s. Gabriele Duizco, s. Giovanni Quizuya, s. Tommaso Idanqui, s. Francesco Medico, s. Tommaso Cosaqui, s. Giovacchino Saquiye, s. Bonaventura di Meaco, s. Leone Garassima, s. Mattia di Meaco, s. Antonio di Nagasaki, s. Lodovico Ibarchi, s. Paolo Ibarchi, s. Michele Cosaqui, s. Pietro Suquezico, s. Cosimo Taquia; s. Francesco Fabelante, tutti terziari francescani. Nel 1627 furono beatificati, nel 1862 canonizzati.

Nel 1614 cominciò la grande persecuzione sotto il Daifusama (Shogun) Yeyasu e i suoi successori Hidetada e Yemitsu, nella quale molti missionari e cristiani subirono il martirio. Nonostante l'acerbità dei tormenti, molti missionari e cristiani, nobili e plebei, donne, vergini e fanciulli patirono il martirio. Nel 1867 furono beatificati 205 fra missionari e cristiani, che dal 1617 al 1632 erano stati martirizzati. Essi furono:

Pietro dell'Assunzione, O.F.M.; Giambattista Machado, S.J.; Alfonso Navarrete, O.P.; Ferdinando di S. Giuseppe, O.E.S.A.; Leone Tanaca, catechista; Gaspare Fisoni, confratello del S. Rosario; Andrea Gioscinda, confratello del S. Rosario; Giovanni di S. Marta, O.F.M.; Giovanni di S. Domenico, O.P.; Leonardo Chimura, S.J.; Andrea Tocuan; Cosimo Taquea; Giovanni Xoum; Domenico Giorgi; Bartolomeo Xequi; Antonio Chimura; Giovanni Ivananga; Alessio Nacamura; Leone Nacanisci; Michele Tascita; Mattia Cozaca; Romano Matevoca; Mattia Nacano; Giovanni Mosaiana; Tomaso Cotenda, del sangue dei re di Firando: tutti ascritti al S. Rosario. Ambrogio Fernandez, S.J.; Mattia d'Arima catechista; Simone Quiota, catechista; Maddalena, moglie del predetto; Tomaso Guengoro; Maria, moglie del predetto; Giacomo, figlio dei predetti, ascritti al S. Rosario; Agostino Ota, S.J.; Luigi Flores, O.P.; Pietro de Zugnica, O.E.S.A.; Giovacchino Firaiana; Leone Suchelmon; Giovanni Fiamon; Michele Diaz; Marco Xineiemon; Tomaso Coianagui; Antonio Giamanda; Giacomo Densci; Lorenzo Rocuiemon; Paolo Sanciqui; Giovanni Iago; Bartolomeo Mofioie; Giovanni Nangata, ascritti al S. Rosario. Francesco Morales, O.P.; Angelo Orsucci, O.P.; Alfonso de Mena, O.P.; Giuseppe di S. Giacinto, O.P.; Giacinto Orfanel, O.P.; Alessio, O.P.; Tomaso del Rosario, O.P.; Domenico del Rosario, O.P.; Riccardo di S. Anna, O.F.M.; Pietro di Avila, O.F.M.; Vincenzo di S. Giuseppe, O.F.M.; Carlo Spinola, S.J.; Sebastiano Chimura, S.J.; Gonzalo Fusai, S.J.; Antonio Chiuni, S.J.; Pietro Sumpò, S.J.; Michele Xumpò, S.J.; Giovanni Ciongoni, S.J.; Giovanni Acafosci, S.J.; Luigi Cavara, S.J.; Leone di Satzuma, terziario francescano; Lucia de Freitas, terziario francescano; Antonio Sanga, catechista; Maddalena, sua moglie; Antonio, catechista; Maria, sua moglie; Giovanni, di anni dodici; Pietro, di anni tre, loro figlioli; Paolo Nangasci; Tecla, sua moglie; Pietro, di sette anni, loro figlioli; Paolo Tanaca; Maria, sua moglie; Isabella Fernandez, moglie del martire Domenico Giorgi; Ignazio, di quattro anni, loro figlioli; Apollonia, vedova, e zia del martire Gaspare Cotenda; Domenico Xamada; Chiara, sua moglie; Maria, moglie del martire Andrea Tocuan; Agnese, moglie del martire

Cosimo Taquea; Domenico Nacano, figliolo del martire Mattia Nacano; Bartolomeo Xichiemon; Damiano Iamichi; Michele, di cinque anni, suo figliolo; Tomaso Xiquirò; Rufo Iscimola; Maria, moglie del martire Giovanni Xoum; Clemente Vom; Antonio, suo figliolo; Domenica Ongata; Caterina, vedova; Maria Tanura, tutti ascritti al S. Rosario. Gaspare Cotenda, catechista; Francesco, di dodici anni, figliolo del martire Cosimo Taquea; Pietro, di sette anni, figliolo del martire Bartolomeo Xichiemon; Tomaso Zumarraga, O.P.; Mancio di S. Tomaso, O.P.; Domenico, O.P.; Apollinare Franco, O.F.M.; Francesco di S. Bonaventura, O.F.M.; Pietro di S. Chiara, O.F.M.; Camillo Costanzo, S.J.; Luigi Giaciqui; Lucia, sua moglie; Andrea, di otto anni; Francesco, di quattro anni, loro figlioli. Pietro Paolo Navarro, S.J.; Dionisio Fugiacima, S.J.; Pietro Onizuchi, S.J.; Clemente, famigliare del p. Costanzo; Francesco Galvez, O.F.M.; Girolamo de Angelis, S.J.; Simone Jempo, S.J.; Diego Carvalhio, S.J.; Michele Carvalhio, S.J.; Pietro Vasquez, O.P.; Ludovico Sotelo, O.F.M.; Ludovico Sosanda, O.F.M.; Ludovico Baba, O.F.M.; Caio della Corea, catechista; Francesco Pacheco, S.J.; Baldassarre de Torres, S.J.; Giambattista Zola, S.J.; Pietro Rincesi, S.J.; Vincenzo Caum, S.J.; Giovanni Chinsaco, S.J.; Paolo Scinsuche, S.J.; Michele Tozo, S.J.; Gaspare Sadamatsu, S.J.; Mancio Arachi; Mattia Arachi; Pietro Arachi Colioia; Susanna, sua moglie; Giovanni Tanaca; Caterina, sua moglie; Giovanni Naisen; Monica, sua moglie; Luigi, di sette anni, loro figlioli, ospiti e famigliari dei pp. Gesuri; Ludovico Bertrando, O.P.; Mancio di S. Croce, O.P.; Pietro di S. Maria, O.P.; Francesco Curobioje; Caio Jemon; Maddalena Chiota; Francesca, tutti terziari domenicani; Francesco di S. Maria, O.F.M.; Bartolomeo Laurel, O.F.M.; Antonio di S. Francesco, O.F.M.; Gaspare Voz, terziario francescano; Tomaso Vo, terziario domenicano; Francesco Enfoie; Luca Chiemon; Michele Chiziemon; Ludovico Matzuo; Martino Gomez; Maria, tutti terziari francescani; Tomaso Tzugi, S.J.; Luigi Maqui; Giovanni, suo figliolo; Antonio di S. Bonaventura, O.F.M.; Domenico di Nagasachi, O.F.M.; Domenico Castellet, O.P.; Tomaso di S. Giacinto, O.P.; Antonio di S. Domenico, O.P.; Giovanni Tomachi, Domenico, di sedici anni, Michele di tredici anni, Tomaso di dieci anni, Paolo, di sette anni, suoi figlioli; Giovanni Imamura; Paolo Aibara; Romano; Leone; Giacomo Palascida; Matteo Alvarez; Michele Jamada; Lorenzo, suo figliolo; Ludovico Nisaci; Francesco, di cinque anni, Domenico, di due anni, suoi figlioli; Luisa, tutti famigliari e del Terz'ordine di S. Domenico. Michele Fimonio; Paolo Fimonio; Domenico Xoboie, tutti e tre del Terz'ordine di S. Domenico. Michele Nacascima, S.J.; Giovanni Cocumbuco; Mancio; Michele Chinosci; Lorenzo Scixo; Pietro Cufioie; Tommaso, tutti e sei del Terz'ordine di S. Agostino. Bartolomeo Gutierrez, O.E.S.A.; Vincenzo Carvalhio, O.E.S.A.; Francesco di Gesù, O.E.S.A.; Antonio Iscida, S.J.; Girolamo de Torres, sacerdote secolare; Gabriele della Maddalena, O.F.M.

BIBL.: Agostino da Osimo, Storia dei sentitré martiri giapponesi dell'Ordine dei Minori Osservanti detti Scalzi, Roma 1862; G. Boero, Istoria della vita e del martirio dei 21. giapponesi Paolo Michi, Giovanni Soan de Goto e Giacomo Chisai della Compagnia di Gesù, ivi 1862; id., Relazione della gloriosa morte di ducento e cinque besti martiri nel G., ivi 1867; L. Frois-R. Galdos, Relación del martirio de los 26 cristianos crucificados en Nangasachi el 5 de febrero de 1597, ivi 1935.

Giovanni Rommerskirchen

V. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA

L'ultima legge prima del secondo conflitto mondiale, che regolava le varie Chiese ed organizzazioni religiose in G., era quella dell'8 apr. 1939, n. 77 (Shukyo Dantai Ho): suo scopo era quello di controllare qualsiasi movimento religioso, assicurando privilegi e benefici (come, p. es., esenzione di imposte) a quelle organizzazioni religiose che avevano chiesto il riconoscimento e quindi si erano poste nei quadri della organizzazione e dipendenza statale. Tale legge

proibiva soprattutto il controllo e la dipendenza da enti e persone che non risiedessero in G.

Al termine della guerra, tale legge venne subito abrogata dal Gran quartiere generale alleato, in forza del «memorandum» Removal of restrictions of political, civil, and religious liberties, inviato al governo giapponese il 4 ott. 1945, e sostituito dal decreto-legge n. 719 del 28 dic. 1945, riguardante l'acquisto della personalità giuridica degli enti religiosi (Shukyo Hoojin Rei). In forza di questo decreto-legge, perché un ente religioso possa acquistare la personalità giuridica, si richiede che presenti una semplice dichiarazione al ministro della Pubblica

istruzione, mentre per le singole Chiese, conventi, uffici, è sufficiente presentare la dichiarazione alla prefettura locale: tale dichiarazione viene subito registrata e in forza di ciò gli enti, le Chiese e gli uffici acquistano la personalità giuridica. Non vi è bisogno quindi né di una autorizzazione, né di una approvazione, né di una concessione da parte del governo giapponese: inoltre la registrazione non può mai essere rifiutata, in quanto non c'è nessun limite né divieto alla propagazione di dottrine, né alcun esame può essere

fatto sulla organizzazione interna degli enti ed uffici religiosi. Quindi piena libertà di vita e di svolgimento di azione e propaganda. Le persone riconosciute sono esenti da qualsiasi imposta, sia governativa che regionale e comunale. Non vi è alcuna autorità che controlli tali associazioni e tutti gli enti ed uffici religiosi così nati vivono di vita propria dopo l'avvenuta registrazione; tutti sono uguali di fronte allo Stato, con libertà completa. Infatti con il memorandum del Gran quartiere generale alleato del 15 dic. 1945 Abolition of governmental sponsorship, support, perpetuation, control, and dissemination of State Shinto-Yokko Shinto-Jinja Shinto) sono stati aboliti tutti i privilegi che godeva lo shintoismo, nonché tutti i rapporti che lo legavano in modo di privilegio al governo giapponese. Tale libertà di azione della religione è stata del pari sanzionata dalla nuova Costituzione (pubblicata il 3 nov. 1946 ed entrata in vigore il 3 maggio 1947), dove nel cap. 3 su «I diritti e doveri dei cittadini», all'art. 19 è stato disposto: «Le libertà di idea e di coscienza non possono essere violate», ed all'art. 20: «La libertà di religione è garantita per tutti i cittadini. Nessuna religione può godere di particolari privilegi concessi dallo Stato, né svolgere attività politica. Nessun cittadino può essere obbligato a partecipare ad atti religiosi, a cerimonie od a manifestazioni religiose». Lo svolgimento di qualsiasi manifestazione religiosa è garantita dall'art. 21, che afferma: «Le libertà di associazione, di parola, di stampa e qualsiasi manifestazione di idee sono garantite». Giulio Dante

VI. ORDINAMENTO SCOLASTICO DEL G

L'istruzione giapponese attraversò questi periodi: istruzione familiare fino al 1864, istruzione scolastica di tipo cinese fino al 1872, istruzione scolastica sotto l'influsso americano, inglese e tedesco negli aa. 1872-90 e istruzione «Meiji» dal 1890 in poi. L'imperatore Meiji indicò nel 1890 una via da seguire nell'educazione del popolo giapponese che si riassume nei punti seguenti: primo compito della scuola è di approfondire il senso familiare in quanto la famiglia con la sue tradizioni è la

base dell'unità del G.; secondo compito della scuola è l'educazione morale dell'individuo che deve essere pronto a qualsiasi sacrificio e privazione se il bene comune lo esige; terzo compito della scuola è l'adattamento continuo delle culture straniere alla mentalità giapponese.

Particolare cura si dà all'educazione del sesso femminile in quanto nella donna è incorporata la continuità della tradizione giapponese. Nelle scuole di tutti i gradi la donna giapponese apprende la cerimonia del the, il cucito, la cucina, l'etichetta, la pittura, la musica, la scrittura e la poesia giapponese oltre all'arte di coltivare le piante, la danza e il giuoco «no».

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“I MARIANISTI APRIRONO A TOKIO (1 FEBBR. 1888) UNA PRIMA SCUOLA, OGGI ISTITUTO MEDIO, FREQUENTATO DA OLTRE 1500 ALUNNI, CUI SEGUIRONO LE LORO SCUOLE A NAGASAKI (1892), OSAKA (1898), YOKOHAMA (1901).” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 246. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/i-marianisti-aprirono-a-tokio-1-febbr-1888-una-prima-scuola-oggi-istituto-medio-frequentato-da-o.