GIAPPONE

GIAPPONE. - Il G. (dal cinese Jih pên, localmente pronunciato Nippon, o Nihon) è costituito da

Giappone - Cartina delle circoscrizioni ecclesiastiche. (1) Confini delle circoscrizioni. (2) Ferrovie.

un arcipelago di oltre 400 isole, situato al largo delle estreme coste orientali dell'Asia e disteso dal 30° (Stretto di Togora) al 46° N. (Stretto di La Pérouse). Queste isole si dispongono ad arco intorno alle quattro maggiori: Hondo, o Honshū (223.520 kmq.), quanto la Gran Bretagna, Yezō, o Hokkaidō (kmq. 77.993, un po' meno dell'Irlanda), Kyūshū (35.657 kmq.) e Shikoku (17.756).

1. GEOGRAFIA

Il territorio ha un carattere spiccatamente montuoso e vulcanico: le pianure sono poche, e per lo più di modeste dimensioni. Più di tre quarti del paese sono costituiti da brevi fasce rilevate di media altezza. Le vette più elevate corrispondono a vulcani recenti (Fujayama, m. 3776); su 165 di questi, 60 sono attivi, e le loro colate coprono da sole 1/5 della superficie del G. Intensa è l'attività sismica (in media più di un terremoto al giorno), con triste frequenza di catastrofi (anche per la concomitante azione di maremoti ed eruzioni). Il'perimetro costiero è più accidentato e portuoso di quello della Grecia. L'incontro delle due correnti marine del Kura e dell'Oya shivo (calda l'una, fredda l'altra), al largo della costa orientale, rende pescassime le regioni riverasche. Il clima è piuttosto vario: a pari latitudine, vi fa più freddo d'inverno e più caldo d'estate che in Europa, come conseguenza del regime monsonico (venti continentali freddi, d'inverno; marini caldi, d'estate). In complesso si tratta di climi temperati o subtropicali caldo-umidi, sani. Le piogge sono dovunque copiose e distribuite in tutte le stagioni, ma i fiumi, date le condizioni del rilievo, sono brevi ed a carattere torrentizio. Il terreno è rivestito di magnifiche foreste di conifere e di latifoglie (nelle zone più elevate) a N. e nel centro, mentre a S. si sviluppa una rigogliosa vegetazione subtropicale, con boschi di cedri e di bambù, e macchie di sempreverdi. La popolazione dell'arcipelago, etnicamente com-

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Giappone - Cartina delle circoscrizioni ecclesiastiche delle Isole Ryū-Kyū e Curlih.

patta (i Giapponesi sono mongoloidi, e perciò di bassa statura, con occhi obliqui, capelli lisci e neri, scarsa barba e colorito giallognolo, alquanto diversi, però, fisicamente e spiritualmente, dai Cinesi ed ancora più dai 17 mila Ainu, dai caratteri forse europoidi, che vivono in Yero) è più che raddoppiata negli ultimi 80 anni: dai 30 milioni del 1868, epoca in cui il paese si aprì all'influenza europea, passò a 60 milioni nel 1925, a 72 nel 1940, ad 83 nel 1950. L'incremento medio annuo fu del 17% tra il 1937 ed il 1940; il suo ritmo è tornato del pari fortissimo dopo la guerra. L'altissima densità media (220 ab. a kmq.) denuncia una forte pressione demografica, cui non si corre un adeguato movimento migratorio (i Giapponesi viventi all'estero erano, nel 1935, meno di un milione). Il 36% della popolazione giapponese viveva nel 1937 in centri urbani, dei quali 4 con più di 1 milione, 30 con più di 100 mila e 54 con più di 50 mila ab.

L'economia del paese è imperniata sull'agricoltura. Il riso, che occupa da solo la metà del suolo coltivato, è alla base dell'alimentazione locale. Sulle altre colture (cereali, tabacco, canna da zucchero) prevalgono quelle della soja e del tè. La scarsa importanza dell'allevamento trova compenso nella bachicoltura, che ha un enorme sviluppo in tutto il paese, e nella pesca, cui spetta il primato mondiale della quantità del prodotto (3-4 milioni di tonnellate annue) e che alimenta anche fiorentine industrie (scatolatura, concimi, farine e oli di pesce). Grande è il beneficio che si trae dalle cospicue risorse forestali (légname, canfora, celluloide, essenze).

Nonostante la inadeguata disponibilità di materie prime d'origine minerale (eccetto che per il rame, ed, in misura assai minore, per alcuni metalli, non però per il ferro), il G. era riuscito, prima del 1940, a crearsi una attrezzatura formidabile non meno per la varietà e capacità dei suoi rami (specie il tessile, il meccanico, il chimico), che per la convenienza dei prodotti e l'organizzazione commerciale destinata a smerciarli. D'altra parte, la grande industria moderna non è riuscita a soffocare un artigianato del pari attivo e messo in evidenza dallo squisito senso artistico di una produzione rispettosa delle migliori forme tradizionali. La guerra ha dimezzato, all'incirca, la capacità delle industrie, e chiuso loro molte prospettive: una efficente ripresa dipenderà anche dalla possibilità di equilibrare il cresciuto deficit della bilancia commerciale.

Le comunicazioni interne, più che dalla rete stradale (8550 km.) e ferroviaria (24.400 km.), sono favorite dai facili trasporti marittimi. La flotta mercantile giapponese, che prima della guerra era la terza del mondo, è ora ridotta ad un posto di second'ordine (1,5 milioni di tonnellate).

Come conseguenza della disfatta subita nella seconda guerra mondiale, il G. ha perduto tutto il suo impero coloniale, che nel 1941 ne faceva uno Stato di 690 mila kmq. con 110 milioni di ab.: la Corea è divenuta indipendente, la parte meridionale dell'isola di Sakhalin e le Curili sono passate all'U.R.S.S., Formosa è tornata alla Cina, i territori oceanici di mandato (Caroline, Marianne, Marshall) presi in amministrazione fiduciaria dagli U.S.A., e le Ryū-Kyū ancora d'incerto destino.

I dati relativi alle isole maggiori sono riassunti nella seguente tabella:

| Isole maggiori (isole adiacenti) | Superficie kmq. | Popolaz

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| Hokkaido | 88.775 | 13 | 3.063 .883 | 34 | Hakodate (207), Sapporo (197) |
ione (centesimi) | Centri urbani principali in 1000 ab. nel 1940 |
| Hokkaido | 88.775 | 13.063.883 | 34. |
| Hondo | 230.533 | 52.713.877 | 221. |
| Shikoku | 18.772 | 3.357.282 | 179. |
| Kyūshū | 41.800 | 9.520.005 | 227. |
| Valutazio- | 379.880 | 68.655.047 | 186. |
| Ne 1950 | 80.697.000 | 219.000 | 219. |

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Giappone - Cartina delle circoscrizioni ecclesiastiche delle Isole Ryū-Kyū e Curili.

patta (i Giapponesi sono mongoloidi, e perciò di bassa statura, con occhi obliqui, capelli lisci e neri, scarsa barba e colorito giallognolo, alquanto diversi, però, fisicamente e spiritualmente, dai Cinesi ed anc

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| Centri urbani principali (popolazione in 1000 ab . nel 1940) |
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In base alla nuova costituzione (1947), lo Stato giapponese è una monarchia costituzionale ereditaria. Il governo democratico poggia su una rappresentanza bicamerale elettiva. In attesa del trattato di pace con le potenze vittoriose, perdura l'occupazione militare statunitense.

BIML: J. Sion, *Asie des Moussons*, Parigi 1928; K. Haushofer, *Le Japon et les Japonais*, ivi 1937; Ryuichi Kaji, *Le Japon. Comment s'est formées sa civilisation moderne*, Tokyo 1939; G. H. Smith, *Japan: a geographical view*, Washington 1943; C. D. Carus - C. L. Mc Nichols, *Japan: its resources and industries*, Nuova York 1944; J. F. Embrec, *The japanese Nation: a social survey*, ivi 1945; G. T. Trewartha, *Japan: a physical, cultural and regional geography*, Madison-Londra 1945; E. O. Reischaur, *Japan: past and present*, Londra 1947.

II. STORIA CIVILE

I. Primordi

Il primo nucleo del popolo giapponese fu costituito da successive immigrazioni di genti provenienti dal continente asiatico e dalle isole dei Mari del Sud. Un gruppo di tribù, identificabili in base ai resti archeologici del tipo detto *yayoi* (età neolitica), si stabilì nella parte meridionale dell'isola di Kyushu. Le più antiche fonti letterarie, il *Kojiki* (712) e il *Nihon-shoki* (720), accennano ad un estendersi progressivo di queste tribù lungo le coste del mare interno e assegnano al sec. VII a. C. la fondazione dell'Impero a Yamato, ad opera di Jimmu Tenno, mentre gli storici spostano questa data al sec. I d. C. Testimonianze letterarie e archeologiche attestano che, sin dai primi secoli dell'Impero, i rapporti con la Cina e la Corea erano frequenti. Cronache cinesi del sec. III indicano i Giapponesi con il nome di *Wa*. Il merito di aver creato una prima unità territoriale del G., è generalmente attribuito all'imperatrice Jingô, che avrebbe anche intensificato i rapporti con il continente. La cultura cinese penetrò in G. soprattutto nel sec. IV, quando ne vennero adottati ufficialmente i caratteri ideografici. La sua assimilazione, già da tempo favorita dalle numerose immigrazioni di intellettuali e di artigiani cinesi, modificò lentamente ma sicuramente la vita nipponica, favorendosi il sorgere di una filosofia che preparava il terreno alla futura diffusione del buddhismo. La società del tempo, di tipo patriarcale, era costituita da comunità familiari (*uji*) aventi la stessa origine e da gruppi di famiglie esercitanti lo stesso mestiere (*be o tomo*). Ogni comunità era retta da un capo ereditario ed i suoi membri ereditavano la posizione sociale della comunità stessa. Durante il periodo di Yamato, la storia politica fu determinata dalle lotte dei grandi clan (Otomo, Monono, Soga) per la conquista del predominio. Tali lotte, iniziate nel sec. V, condussero, con il prevalere di alcune famiglie (sec. VI), all'esautoramento della dinastia imperiale. Durante la supremazia dei Soga (536-645) si verificò l'introduzione del buddhismo, caldeggiato dal principe Shôtoku.

2. *Epoca Nara e Heian* (710-1191). - La caduta dei Soga portò alla riforma Taikwa (648) che si proponeva di rinforzare l'autorità imperiale e di creare un ordinamento politico e sociale sul tipo di quello attuato in Cina dai T'ang. La riforma comportò la creazione di una capitale (Nara), la nomina di governatori nelle province orientali, l'abolizione delle cariche ereditarie. Le terre, dichiarate proprietà dello Stato, furono date in usufrutto ai contadini che, sottratti all'autorità degli anziani, divennero contribuenti dello Stato. In questo periodo, essendo il governo impegnato nella lotta contro le tribù non controllate dall'autorità centrale (fra cui quelle degli Ainu, fra i più antichi abitanti del G. di origine protocaucasica), i rapporti con il continente si affievolirono. Ciò diede ai Giapponesi il tempo di assimilare e di giapponesizzare, per così dire, gli elementi importati della

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(per cortesia dei dott. B. Degenhart)
Giapproie - Dame in conversazione. Silografa a colori di Utamaro Kitagawa (1754-1806).

cultura cinese. Nel 794, la capitale fu trasferita a Heian (Kyôto). I Fujiwara, che avevano contribuito alla caduta dei Soga, imparentandosi con la famiglia reale, consolidarono il loro potere (sec. IX e X) con l'istituzione della carica di reggente durante la minore età dell'imperatore, e conservarono questa carica sino alla loro caduta avvenuta nel sec. XII. Intanto l'economia terriera statale era sopraffatta dal progressivo estendersi del latifondo. I latifondisti crearono milizie per difendere le loro proprietà, stabilendo così le premesse di un vero e proprio regime feudale. Proseguiva la lotta contro gli Ainu mentre, contro il potere dei Fujiwara, si ribellava l'imperatore Sirakawa, che abdicò rifugiandosi in un convento (1081), da cui diresse un'organizzazione politica in opposizione all'autorità di Kyôto.

I capi militari della famiglia Minamoto consacravano il prestigio della classe dei samurai spodestando i Fujiwara. Un altro clan guerriero, quello dei Taira, riuscì a imporsi

cosicché un suo discendente fu nominato primo ministro. (1167). L'urto fra i vari gruppi rivali portò alla sconfitta dei Minamoto e al predominio dei Taira durato sino al 1185, dopo di che ricomparvero sulla scena i Minamoto. Yoritomo Minamoto ebbe dall'imperatore il titolo di shogun (generalissimo) e trasferì la sua sede a Kamakura (1192) ritenendo deleteria l'influenza dei grandi centri urbani.

3. Epoca di Kamakura (1192-1337)

Yoritomo seppe amministrare egregiamente la cosa pubblica ma, dopo la sua morte, il potere passò agli Hôjô. Gli spedetati capi militari tentarono la rivolta ma la supremazia degli Hôjô durò più di un secolo.

Il buddhismo si era intanto diffuso anche fra il popolo e la sua più ascetica setta, detta Zen, gradita alla classe dei samurai, costituì, con la sua mescolanza di principi morali buddhisti e confuciani, il fondamento del Bushidô (la via dei guerrieri).

Due tentativi d'invasione (del 1274 e del 1281) da parte dei Mongoli furono valorosamente respinti e valsero a creare un nuovo senso di solidarietà nazionale. Ma i dissensi tra la corte e gli Hôjô condussero al conflitto aperto conclusosi nel 1333 con la sconfitta degli Hôjô.

4. Epoca di Muromachi (1338-1602)

Poco tempo dopo, il capo militare Ashikaga Takauji, ribellatosi, occupò la capitale, stabilendosi nel quartiere Muromachi, da cui il nome dell'era.

La guerra delle dinastie, determinata dall'esistenza contemporanea di due imperatori, Go-Daigo a Yoshino e Kômyo a Kyôto, sostenuto quest'ultimo da Ashikaga, durò sino al 1392 e si concluse con l'abdicazione dell'imperatore di Yoshino a favore dell'altro. La pace fu breve; nuove lotte intestine (guerre di Onin, 1467-77) segnarono la progressiva decadenza degli shôgun e l'affermazione dei capi feudali sempre in lotta fra loro. Tuttavia, in questo torbido periodo (in cui, fra l'altro, scorrerie di pirati giapponesi [Wako] organizzate dagli scontenti samurai, si susseguivano sulle coste cinesi) cominciavano a fiorire le arti e il commercio, cui erano interessati gli stessi feudali datori, nei vari centri locali. Nel 1542, l'introduzione delle armi da fuoco, ad opera di marinai portoghesi, segnò una svolta dell'arte militare. Nel 1549, s. Francesco Saverio portava al G. la fede di Cristo.

Tra i feudatari (daimyo), Nabunaga Oda, tra il 1560 e il 1568, aveva occupato varie province e la stessa capitale. La sua saggia opera di consolidamento dell'autorità imperiale e di riordinamento amministrativo fu interrotta dalla sua morte (1582) e fu ripresa da Hideyoshi Toyotomi che, riuscito a sconfiggere i feudatari ribelli, ebbe dall'imperatore Goyôzei il titolo di Kwampaku (1588). Hideyoshi, incoraggiando il commercio con l'estero, sognava la fondazione di un'impero asiatico comprendente la Cina, la Corea, Formosa e le Filippine, sotto l'egemonia nipponica. Le due spedizioni contro la Cina dei Ming non ebbero risultati definitivi, in quanto la morte di Hideyoshi (1598) segnò l'abbandono dell'impresa.

5. Epoca di Edo (1602-1867)

Ieyasu Tokugawa ottenne allora il titolo di Shôgun, stabilì la capitale a Edo (Tôkyô) e curò l'ordinamento interno del paese rinforzando l'autorità centrale. Il controllo sulla dinastia e sui daimyô fu esercitato con tanta abilità ed energia che ogni rivolta divenne impossibile.

I suoi successori iniziarono una politica isolazionistica che, con il pretesto d'impedire la diffusione del cristianesimo, mirava a strinare l'attività politica ed economica dei feudatari in rapporti con gli stranieri. Fu decretata quindi l'espulsione degli stranieri e si proibì ai Giapponesi l'uscita dal G. La pace fu ristabilita, ma il malcontento dei contadini, congiunto alla nuova autorità della borghesia, minava il prestigio dei daimyô. In questo periodo di forzata calma, vi fu una sola rivolta, quella dei cristiani di Shimabara, soffocata nel sangue (1637). Nonostante il benessere economico e il fiorire delle arti, si manifestavano i profondi di un risveglio politico e sociale, mentre si delineava un vasto movimento ideologico, scaturito dagli studi storici e inteso a ripristinare i valori morali del confucianismo e dello shintoismo.

6. Epoca di Meiji (1868-1912)

L'invio da parte degli Stati Uniti di una squadra navale agli ordini del comandante Perry per costringerci il G. a rializzare i rapporti con l'Occidente, fu la causa esterna della caduta del regime feudale. Nonostante le violente opposizioni interne, il G. diventava una nazione moderna. Nel 1867, lo Shôgun Keiki rendeva i poteri all'imperatore Meiji e la capitale veniva trasferita a Tokio. Dopo vari trattati con le potenze occidentali, l'11 febbr. 1889 fu promulgata la Costituzione che adeguava l'ordinamento politico a quello occidentale, mediante l'istituzione delle due camere e l'adozione del sistema economico capitalista. Mentre rifioriva il commercio, il G. raggiungeva, in pochi anni, il livello industriale e tecnico dell'Occidente ed entrava nel novero delle grandi potenze mondiali, mediante tutta una serie d'imprese fortunate: con la guerra contro la Cina (1884) scoppiata per il possesso della Corea, con la vittoriosa guerra contro la Russia (1904) che assicurava al G. l'influenza sulla Manciuria e sulla Corea nonché il possesso della parte meridionale di Sakhalin, e con l'annessione della Corea (1910). In virtù del trattato stipulato con l'Inghilterra (1902-21), il G. partecipava alla prima guerra mondiale, ottenendone, fra l'altro, il possesso delle isole già appartenenti alla Germania nel Pacifico. Ma la sua crescente influenza ne. Pacifico e l'efficienza della sua marina accesero i primi contrasti con le potenze anglosassoni. Si susseguirono allora gli eventi determinati dalla politica espansionista dei militaristi: l'intervento in Manciuria (1931), il ritiro dalla Società delle Nazioni (1933), la denuncia del Trattato di Washington (1934), il Patto anticomintern con la Germania e l'Italia, poi trasformato in alleanza militare, la campagna di Cina (1937), l'occupazione dell'Indochina (1940) e infine l'attacco a Pearl Harbour (1941) che vide il G. in guerra a fianco delle potenze dell'Asse. Nonostante le strepitose vittorie iniziali, lo sviluppo industriale giapponese non era all'altezza dell'enorme sforzo richiesto. La distruzione della flotta decise la situazione. Mentre il G. chiedeva i buoni uffici della Russia, cui era legato da un trattato di amicizia e di neutralità (1941), l'URSS dichiarò la guerra una settimana prima della capitolazione giapponese avvenuta il 15g. 1945. La nuova Costituzione del 1946 proclamava la rinuncia definitiva alla guerra e alle forze armate.