IDEA ARCHETIPA

IDEA ARCHETIPA. - Con questa denominazione si indica la forma logica, suprema e primordiale di tutte le cose. Ne parlano filosofi e teologi per chiarire il rapporto, che vige tra la scienza di Dio e la realtà dell'universo.

Si possono distinguere due problemi, riguardanti rispettivamente l'idea come tale (forma logica) e l'idea come archetipa (dal gr. ἀρχή = «principio» e τύπος = «immagine»: forma primordiale).

1. idea (v.) s'intende - fra le altre molteplici accezioni del termine - la forma di un essere, esistente fuori del medesimo: «Per ideas intelliguntur formae aliarum rerum, praeter ipsas res existentes» (Sum. Theol., 1ª, q. 1, a. 1). Tale forma può valere a un doppio scopo, secondo il duplice genere delle nostre cognizioni: nell'ordine pratico, per fungere da esemplare della cosa di cui è forma; nell'ordine gnoseologico come specie intelligibile dell'atto conoscitivo, e cioè come forma avuta per astrazione, principio e mezzo di conoscenza delle cose.

In Dio, atto purissimo, l'idea non va intesa nel modo umano, ossia come forma rappresentativa, astratta, informante e determinante l'intelletto a conoscere, ma soltanto nella prima accezione, e cioè come modello purissimo, in sé immutabile, ma al di fuori partecipabile in modo finito da innumerevoli individui empirici.

L'esistenza di tale idea, non come forma separata per sé sussistente alla maniera platonica, ma nella mente divina (cf. s. Agostino, Quaest. 83, q. 46: PL 40, 29-31) è fuori dubbio. Benché non si trovi formulata in termini espliciti dalla S. Scrittura, tale affermazione però viene accolta comunemente dai Padri e dai teologi (Suérez, De Deo Uno, lib. III, cap. 5, n. 2), anzi da Toledo è detta «fere de fide» (In sum. Theol. s. Thomae Aquinatis enarratio, q. 15, a. 1, I, Roma 1869, p. 238), o dal p. Buonpensiere, «fidei dogma» (Commentaria in 1ʳᵉ Sum. Theol., ivi 1902, n. 975). Ad ogni modo essa è richiesta dall'insegnamento della fede cattolica, secondo la quale il mondo dipende da Dio mediante il nesso di una causalità creatrice, previdente e provvida. Non essendo il risultato casuale di occulte o cieche forze naturali, ma l'effetto di una causa intelligente e libera, l'universo intero dovette avere nella mente del suo Artefice il corrispondente esemplare, l'idea (v. ESEMPLARISMO).

Ciò supposto, sono comunemente ammessi i seguenti punti dottrinali: in Dio non vi è un'unica idea, ma pluralità di idee, increate, eterne, immutabili e invisibili; le idee divine sono vere forme esemplari, alla cui imitazione agisce nel tempo il divino Artefice; tali idee hanno una specifica funzione, sia nella produzione delle cose, sia nella loro conoscenza da parte di Dio. Si discute invece sui seguenti problemi: di quali determinate cose si debbano riconoscere in Dio le forme esemplari: delle reali (exemplaria), o anche delle possibili, anzi delle futuribili, e non solamente per il lato positivo del bene, ma pure per quello negativo del male (vationes); quale sia il genere di causalità (efficiente o formale estrinseca) proprio delle idee divine; se appartengano primieramente all'ordine pratico e secondariamente a quello teorico, o viceversa; se nella produzione degli esseri influiscono in maniera prossima, oppure remota; se nella conoscenza divina delle cose create siano principio soggettivo, ciò per cui s'intende (id quo), ovvero termine oggettivo, ciò che s'intende (id quod).

2. I. a. significa tipo originario e modello primitivo di tutte le perfezioni, che risplendono nell'universo, «più in una parte e meno altrove»: esemplare supremo, esistente da tutta l'eternità nella mente divina.

È certo che l'i. a. è una ed unica e che, almeno come esemplare remoto ed ultimo, è la stessa natura divina, conosciuta come infinitamente partecipabile e

imitabile; e che in essa s'incontrano, anzi s'identificano tutte le altre idee, in modo che può dirsi con verità l'idea delle idee. Rimane dubbio se tale i. a., o essenza divina, debba considerarsi come esemplare tipico, anche prossimo, alla cui somiglianza vengono riprodotte nel tempo tutte le cose visibili e invisibili.

BIBL.: S. Tommaso, Sum. Theol., 1°, q. 15, aa. 1-3; id., De veritate, q. 3, aa. 1-8; F. Suárez, Metaphysica, disp. 25; id., De Deo Uno, 13, 5; I. Vigener, De ideis divinis, Münster 1869; E. Dubois, De exemplarismo divino, Roma 1897; L. Billot, De Deo Uno et Trino, 7° ed., ivi 1935, pp. 241-44; R. Garrigou-Lagrange, De Deo Uno, Parigi 1938, pp. 373-75; M. Daffara, De Deo Uno et Trino, Roma 1945, nn. 350-54; P. Parente, De Deo Uno et Trino, 2° ed., ivi 1946, pp. 148-50.

Nilo di San Brocardo

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“IDEA ARCHETIPA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 910. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/idea-archetipa.