IL VANGELO DI G. I. - Apocrifo, di cui si ha notizia in s. Ireneo (I, 31, 1: PG 7, 704) ed in s. Epifanio (Haer., 38, 1, 3: PG 41, 654-66). cainiti (v.), i quali ritenevano G. come un eroe, il solo Apostolo che avesse compreso Gesù. L'apocrifo, che doveva essere una riabilitazione del suo protagonista, non è giunto sino a oggi; la mancanza di notizie impedisce di farsi un'idea del suo contenuto.
GIUDA LEVITA (fēhādhāh ben Sēmū'ēl hal-Lēwī, in arabo Abū'l-Ḥasan b. al-Levī). - Poeta ed apologia strebo, n. nel 1070 (o 1075) a Tudela. Visse poi a Toledo e altrove in Spagna. Ebbe per amici molti poeti e letterati, fra cui Mōsēh ibn 'Ezrā', e molti protettori influenti.
Le sue poesie giovanili sono bacchiche, amorose, floreali, enigmi; nell'età matura scrisse poesie di contenuto religioso e morale, talune pervase di dolore per le sorti del suo popolo. In quanto alla forma, subì l'influenza della poesia araba contemporanea, ma si distinse da questa per maggiore compostezza. Celebre il canto per Sion, la Sionide. Il sorgere dello pseudo-incea Mōsēh Dērā' i suscitò molti moti soggetti satirici da parte di musulmani. Per dimostrare la superiorità della Rivelazione biblica sul neoplatonismo e l'aristotelismo, G. redasse il dialogo hak-Kūzārī (in il canto) il cui titolo arabo era: Kīlāb al-lughāk wa 'd-dalil fi naşr ad-dīn ud-dalil (Libro della prova e del fondamento in difesa della religione disprezzata), opera di sionismo teologico. Il re dei Cazari riconosce la superiorità della religione ebraica. Vinto dalla nostalgia per Sion, G. intraprende il viaggio verso la Terra Santa. Frutto del viaggio sono i poemi sulle visioni d'Egitto e i canti marinari. Raggiunse la Palestina? Dove e quando morì? Nulla di sicuro.