IMPROPERI

IMPROPERI. - Si chiamano così una serie di lamenti che il Signore muove al popolo giudicato per l'ingratitudine dimostrata ai suoi benefici. I concetti ivi espressi sono senza dubbio d'ispirazione scritturale, ma il testo sembra derivato dall'apocrifo d'Esd. 13-24. Vengono cantati il Venerdì Santo durante l'adorazione della Croce e ad essa si aggiunsero unitamente al trisagio bizantino.

Il menologio dei Greci ne fissa l'origine durante il regno di Teodosio per suggerimento di un ragazzo durante un terremoto; egli avrebbe invitato il popolo a cantare: «Sanctus Deus, Sanctus fortis, Sanctus et immortalis, miserere nobis», alla quale formola si aggiunse poi: «Qui crucifixus es pro nobis miserere nobis», molto caro ai monofisiti, in quanto poteva fraintendere il significato trinitario sufficientemente affermato che Gesù era stato crocifisso soltanto secondo la umanità. Gregorio VII ottantadue dagli Orientali di tralasciarà definitivamente la verità scandali di interpretazione (Lettera a Simondo; I. VIII, ep. I; PL 137, 492). L'origine data è però leggendaria. La più antica redazione degli I. sta nel Pontificale di Prudenzio di Troyes (m. nell'861). I testi furono raccolti con le loro varianti da E. Martène (De anti-quis Ecclesiae ritibus, IV, Anversa 1764, col. 129 seg.; G. M. Tommasi, Opera, ed. A. Vezzosi, V, Roma 1752, p. 86; R. J. Heskett per Benevento (Paleogr. musicale, 14 [1934]). Oggi si ammette che gli I. furono composti nel sec. VI e vennero in Occidente dalla Chiesa di Gerusalemme. In 12 proposizioni vengono ricordati i benefici di Dio: alle prime tre segue il trisagio in greco, alle seguenti il «Popule Meus»; dopo l'ultima ripetizione del ritornello seguono le antifone per l'adorazione della Croce.

BIBL.: H. Leclercq, Impropères, in DACL, VII, coll. 471-476; L. Eisenhofer, Handb. der kathol. Liturgik, I, Friburgo in Br. 1932, pp. 529-530; P. Brou, Les Impropères du Vendredi-Saint, in Rev. grégorienne, 19, 20, 21 (1934-36). Enrico Cattaneo