INSUFFLAZIONE. - Come l'esufflazione, l'ì, è un'antica cerimonia ecclesiastica adoperata oggi ancora nell'amministrazione solenne del Battesimo, nella benedizione del sacro crisma e dell'olio dei catecumeni, e nella consacrazione del fonte battes- simale. Ha un doppio significato: negativo, esorci- stico come espulsione dello spirito maligno (essuf- flazione con alito freddo) e positivo, santificatorio come immissione dello Spirito Santo (i. con alito caldo, alitazione); nelle formole talvolta si congiun- gono ambedue gli scopi, come nell'odierno Ordo Baptismi parvulorum.
Il rito di soffiare sul catecumeno, prima dell'am- missione al Battesimo, deriva dall'antico uso di cacciar via con il soffio i demoni dagli ossessi e ammalati. In tal modo i catecumeni, considerati caduti nella schiavitù del demonio, vengono esorcizzati con il soffio; quest'uso si trova a Gerusalemme (s. Cirillo, Procatech., 9 [del 347]), in Africa (Tertulliano, Apol., 23: PL 1, 415; s. Agostino, Contra Iul., I, 50, 60, 4: PL 45, 1073, 1081, 649), presso i donatisti (s. Agostino, Contra Cresc., II, 5, 7), a Roma fra i secc. v-vi (Giovanni Diacono, Epist. ad Senarium: PL 59, 401-402). Quest'uso non si trova però nei Sacramentari romani e neanche nell'Ord. Rom. VII; si trova invece nell'Ord. Romanus antiquus del sec. X, talvolta seguito o preceduto dal segno di Croce, rito che già si riscontra nel cosiddetto Messale di Bobbio, d'origine gallicana (sec. VIII): «Post hec [signa Crucis] insufflabis in os eius ter et dices: 111. accipe spiritum sanc- tum in corde retenias» (ed. E. A. Lowe, Londra 1920, n. 233). Nel Pontificale Romanae Curiae del sec. XIII si pre- scrive: «Hic ad modum crucis alet in faciem cathechizandi et dicat ei: Iohannes, accipe Spiritum Sanctum per istam in- sufflationem et Dei benedictionem. Pax tibi!» (M. Andrieu, Le Pontifical romain, II, Città del Vaticano 1940, p. 514).
Gli olii del crisma e dei catecumeni nella benedizione del Giovedì Santo vengono anch'essi esorcizzati con il soffio, rito descritto nell'Ord. di s. Amando: «Exaltat in eam pontifex tribus vicibus» (L. Duchesne, Origines du culte chrétien, 5ª ed., Parigi 1925, p. 487); nell'Ord. Romanus I, n. 31: «Pontifex... halat ter in ampullam chrismatis... insufflat ter... et similiter halat in ipsam, sed tacite...» (PL 78, 952). Anche gli altri vescovi presenti prendono parte al rito secondo l'Ord. Romanus X, nn. 10, 11: «Halet ter in illam; halent etiam in ipsam omnes epi- scopi qui assistunt ibi» (ibid., 1012).
Le alitazioni nell'acqua battesimale hanno lo stesso scopo dell'ì dei catecumeni: esorcismo e santificazione. Questo rito è d'origine gallicana; ne fanno fede il Missale Gothicum (ed. C. Mohlberg, Augusta 1929, n. 259): «Deinde insufflas aequam] per tres vices») e il Sacramen- tario gelasian del sec. VIII (Gellone, Sangallo). A Roma (manca, p. es., nei Sacramentari gregoriani, in Amalario e nell'Ord. Romanus antiquus), lo si trova nell'Ord. Romanus X (n. 21: PL 78, 1016); però non diventerà d'uso gene- rale che con il Messale romano di Pio V. BIBLICA.: Fr. J. Dölger, Der Exorsismus im althchristlichen Taufurial, Paderborn 1909, pp. 63 sgg., 118 sgg.; Ad. Franz, Die kirchlichen Benediktionen im Mittelalter, I, Friburgo 1909, pp. 50 sgg., 334 sgg.; II, ivi 1909, p. 541 sgg.; J. Braun, Ein unter- standenes und missdeutetes Zeichen im Ritus der Taufwasserweihe, in Stimmen der Zeit, 137 (1940), p. 217 sgg.; Ph. Oppenheim, Commentationes in ritum baptismalem, Torino-Roma 1943, pp. 93-102; M. Righetti, Manuale di storia liturgica, II, Milano 1946, pp. 150, 170; Ed. Stommel, Studien zur Epiklese der römischen Taufwasserweihe, Bonn 1950, p. 50 sgg.