INSULARE, SCRITTURA E MINIATURA

INSULARE, SCRITTURA e MINIATURA. - La scrittura latina della Gran Bretagna fra i secc. VII-IX e dell'Irlanda fra i secc. VII-XII, viene indicata oggi nel suo insieme con il nome di i., datale la prima volta da L. Traube: essa va posta nel novcro delle scritture nazionali, ma ha origine e svolgimento diversi dalle altre. Per giunta si estende, subendo naturalmente influssi diversi, anche al continente, nei centri monastici che l'attività evangelica dei monaci irlandesi e anglosassoni disseminò in Francia, in Svizzera, in Germania, in Italia. L'ì, propriamente detta si distingue sostanzialmente in due tipi: una scrittura rotonda e una minuscola; il tipo intermedio,

1. A, b, D, F, L, H, n; 2. U, d, a, d, e, p, p, n, r, s; 3. T, h, p, w, 4. A, a, l, h, 5. (propr. Enc. Catt.)

ma più basso dell'asta verticale di destra; la e che in legamento sporge al di sopra del rigo; la p con la pancia aperta e terminata da un grosso punto; la r con l'asta di sinistra che scende sotto il rigo, e il tratto complementare molto allungato in basso; la s in cui la linea curva superiore si irrigidisce in due tratti spezzati, il primo obliquo ascendente, il secondo, più grosso, verticale discendente. Si incontrano anche altri segni (cf. tabella, n. 3) per esprimere i suoni th e w: il primo è reso con una d onciale tagliata da un tratto obliquo, e, più tardi, con il segno runico di dorn (= d); il secondo con il segno runico di wen, molto simile a una p latina. L'infusso della scrittura runica si manifesta anche in un particolare alfabeto maiuscolo, usato soprattutto per i titoli (cf. tabella, n. 4).

Nell'i. minuscola la distinzione fra anglosassone e irlandese è più accentuata che nella rotonda; la prima ha un andamento più sciolto e curve più ampie, la seconda è invece rigida, angolosa, a forti contrasti, con minore sviluppo dei tratti lunghi. Questo suo aspetto si accentua ancor più con il sec. xi, quando in Inghilterra la conquista normanna sopprime ogni residuo di scrittura; la quale sopravvive invece in Irlanda in forme più ingrossate e stereotipe, usate ancora oggi per i testi gaelici.

Le abbreviazioni. — Senza entrare nel vivo della discussione circa l'origine delle abbreviazioni di tipo i. e i rapporti di dipendenza con quelle del continente, va ricordato tuttavia che nei testi delle Isole Britanniche abbondano abbreviazioni derivate dal sistema tironiano e dalle notae iuris, alcune delle quali si incontrano poi anche nella terraferma (v. ABBREVIATORE). Sono pure frequenti certi compendi caratteristici (per, pro, propter, proprius, quam, quia, quis, et reliqua, ecc.) che non hanno riscontro nelle altre scritture latine.

III. LA MINIATURA I

Nei codici d'Inghilterra e d'Irlanda la miniatura si presenta con caratteristiche fortemente diverse da quelle degli altri paesi: tuttavia studi recenti (Masai) hanno dimostrato che non si tratta di elementi originali celtici, ma piuttosto di motivi già noti, impiegati nell'oreficeria e trasportati, prima in Inghilterra
Article illustration
(da E. Sullivan, The Books of Kells, Londra 1911, tav. 14)
INSULARE, SCRITTURA E MINIATURA — Simboli degli Evangelisti.
Particolare di una miniatura del Libro di Kells (secc. VIII-IX).
Dublino, Biblioteca del Trinity College.

che lo Steffens chiama «semitoronda» (halbrunde irisch-angelsächsische Schrift), è piuttosto una forma di transizione.

I.

I. ROTONDA

È il tipo più antico di scrittura i. (secc. VII-VIII), che succede immediatamente a una fase imitativa, in cui si ripetono le forme classiche romane (soprattutto onciali e semiconciali), penetrate in Irlanda e in Gran Bretagna con l'evangelizzazione cristiana. Si è creduto a lungo che la terra di origine delle forme nuove fosse l'Irlanda e che di qui esse si siano propagate anche fra gli Anglosassoni: oggi si tende piuttosto all'idea contraria, ma sostanzialmente il problema rimane aperto. Si può solo affermare con certezza che l'i. rotonda deriva dall'onciale e dalla semiconciale e si presenta pertanto come una scrittura mista, in cui però i tratti sorgenti sono così ridotti da consentire anche alle lettere di forma minuscola di essere comprese quasi sempre in un sistema bilineare: di qui il nome, improprio, di maiuscola i.». Il ductus rotondo ne costituisce l'elemento distintivo fondamentale, ma il segno più caratteristico è rappresentato da un coronamento triangolare («dente di lupo») che limita in alto verso sinistra le aste verticali lunghe e talora anche le corte (i, u): dovuto all'influenza della scrittura runica, esso si tramanda anche all'i. minuscola. Tra le singole lettere (cf. tabella, n. 1) vanno segnalate: la a, forma da due tratti ricurvi, di cui quello di sinistra più grosso e chiuso ad anello su quello di destra; la b di forma minuscola, con l'asta di sinistra breve e leggermente piegata e la pancia molto ampia; la d quasi sempre di forma onciale, con l'asta superiore fortemente piegata a sinistra, quasi parallela al rigo; la f di forma maiuscola ma in posizione di minuscola, con il tratto orizzontale inferiore posato sul rigo e l'asta verticale che ne scende al disotto; la l con l'asta ondulata; la n spesso maiuscola, con il tratto mediano quasi orizzontale.

Una distinzione tra l'i. rotonda dell'Inghilterra e quella dell'Irlanda non è paleograficamente possibile, e forse neppure giustificata, per quanto genericamente si riconosca ai prodotti irlandesi un tratteggio più angoloso e meno regolare.

II.

I. MINUSCOLA

Con il sec. VIII prende il sopravvento una forma di scrittura minuscola la cui origine non è stata ancora sufficientemente chiarita, ma che deve comunque riconoscersi, almeno in parte, come il risultato di una nuova fusione di quegli elementi che figurano nella rotonda, per soddisfare l'esigenza di un'esecuzione più semplice e più rapida: tanto che il suo uso è limitato in un primo tempo ai documenti, pur senza raggiungere mai forme veramente corsive, e solo con il sec. IX trionfa anche come scrittura libraria. È ricca di legamenti; presenta lettere sviluppate in lunghezza più che in larghezza, dai tratti molto angolosi, con le aste discendenti che si chiudono a punta. Da principio conserva qualche elemento onciale, soprattutto la s tonda, ma nell'epoca del suo maggiore sviluppo si ritrova di questa forma solo la d. Sono lettere caratteristiche (cf. tabella, n. 2): la a di tipo corsivo (aperta) oppure chiusa in tre forme diverse: con l'anello limitato in alto da un tratto obliquo e rigido da sinistra verso destra; con l'anello limitato da un tratto superiore orizzontale; con l'anello ricurvo

(ott. Enc. Catl.)
INSULARE, SCRITTURA E MINIATURA — Scrittura i. rotonda. Evanze-lario del sec. VIII — Biblioteca Vaticana, cod. Barb. lat. 570, f. 46°.

INTAVOLATURA. - Sistema, non più in uso, di notazione musicale strumentale.

Quando, nella seconda metà del sec. XV, le musiche polifoniche corali (nelle quali l'arte musicale aveva raggiunto alte possibilità espressive e tecniche) cominciarono ad essere trascritte per strumenti che (come l'organo) possono eseguire più parti simultanee, bisognò escogitare un sistema di notazione che indicasse chiaramente l'indipendenza melodica e il sincronismo ritmico delle varie parti raccolte nella tastiera. Tale sistema, chiamato appunto i., è in sostanza l'antenato delle nostre partiture in quanto per la prima volta presentò all'occhio dell'esecutore le varie parti incolonnate verticalmente con sbarre di delimitazione fra gruppi di battute.

Le i. si classificano in base al tipo di strumenti (i. d'organo, di clavicembalo, di liuto, di chitarra) e tenendo conto dei diversi paesi (i. italiana, francese, tedesca, spagnola) e dei particolari sistemi di notazione (alfabetica, musicale, cifrata, mista). Nelle i. tedesche per organo e per clavicembalo, fu preferita la notazione alfabetica: da A a G per la 1a ottava, da a a g per la 2a, da a a g per la 3a e da a a g per la 4a ottava (H sta per B). Per l'alterazione cromatica e per i valori ritmici vi erano segni speciali (trattini e codice variamente disposte e collocate). Le i. italiane per l'organo e per il cembalo, sono impostate in due righi, di cui l'inferiore ha spesso maggior numero di linee (p. es., 7). Due chiavi a uno stesso rigo facilitano la lettura.

La notazione cifrata fu largamente usata dai maestri spagnoli (tanto per gli strumenti a tastiera quanto per quelli a corde pizzicate). In essa i numeri da 1 a 15 corrispondono a un'estensione di due ottave. 1 - LA; nona