INTARSIO: V. TARSIA.
(da F. Maden, Mediaeval Palaeography, Oxford 1907, tav. 15)

e poi in Irlanda, nella miniaturistica. Ciò va detto soprattutto per la decorazione, che nei manoscritti insulari predomina largamente e si manifesta in intrecci complessi, fregi geometrici attorno e nelle lettere iniziali, puntini rossi che contornano il primo elemento di ogni capoverso. L'elemento ornamentale è spesso composito, distribuito su tutta la pagina con uno studio paziente di schemi e di proporzioni; la stessa figura animata (uomo o bestia), tracciata sempre con rozzezza, assume un aspetto fantastico, grottesco e rimane limitata a una funzione puramente decorativa. Il colore è in genere cupo, particolarmente nei testi irlandesi: in quelli anglosassoni la pagina è ravvivata a volte dall'oro. Queste caratteristiche esercitano poi variamente la loro influenza anche in alcuni centri del continente. Ma con il sec. IX penetra nelle scuole inglesi l'arte carolingia, soprattutto da Reims; il nuovo indirizzo trova la sua espressione più compiuta nel monastero di Winchester.
Tra i prodotti più cospicui della miniatura
i. sono l'Evangelario di Lindisfarne, il Codex Aureus di Stoccolma, il Book of Kells
Vedi tav. VIII.
prima = si bemolle; nona seconda = si naturale. Vi si aggiungono segni derivati dalla comune notazione misurata (il sistema cifrato introdotto in Francia da un contra- tello del p. Mersenne ebbe continuatori). Tutto diverso è il concetto che presiede alla notazione per luito o per chitarra. Qui si volle indicare non la nota, ma il punto di pressione del dito sulla corda, cioè il tasto. I due linee di rigo indicano le corde, e sono quindi tante quante le corde stesse dello strumento. La divergenza è completa tra il sistema italiano e quello francese: in quest'ultimo la linea superiore del rigo corrisponde alla corda più acuta: nel sistema italiano invece vi corrisponde la linea inferiore. I francesi applicano al rigo le lettere, gli italiani i numeri. I tedeschi sopprimono il rigo mantenendo però in un allineamento ideale la notazione alfabetica. Fra i più antichi teorici che trattano delle i. è celebre K. Paumann con il suo Fundamentum organizandi (1452; ed. Berlino 1925).
Le i. hanno trasmesso e conservato molte musiche dei secc. XV, XVI e XVII. Le i. di luito particolarmente sono utili non solo per la conoscenza della tecnica dello strumento, ma anche perché risolvono punti dubbi di quelle opere polifonico-corali che furono trascritte nelle i. stesse.
I maestri-cantori, nei secc. XV e XVI, chiamavano Tablaturi (insieme delle regole per musicare un testo poetico.