INTARSIO : V. TARSIA.
INTAVOLATURA. - Sistema, non più in uso, di notazione musicale strumentale.
Quando, nella seconda metà del sec. XV, le musiche polifoniche corali (nelle quali l'arte musicale aveva raggiunto alte possibilità espressive e tecniche) cominciarono ad essere trascritte per strumenti che (come l'organo) possono eseguire più parti simultanee, bisognò escogitare un sistema di notazione che indicasse chiaramente l'indipendenza melodica e il sincronismo ritmico delle varie parti raccolte nella tastiera. Tale sistema, chiamato appunto i., è in sostanza l'antenato delle nostre partiture in quanto per la prima volta presentò all'occhio dell'esecutore le varie parti incolonnate verticalmente con sbarre di delimitazione fra gruppi di battute.
Le i. si classificano in base al tipo di strumenti (i. d'organo, di clavicembalo, di liuto, di chitarra) e tenendo conto dei diversi paesi (i. italiana, francese, tedesca, spagnola) e dei particolari sistemi di notazione (alfabetica, musicale, cifrata, mista). Nelle i. tedesche per organo e per clavicembalo, fu preferita la notazione alfabetica: da A a G per la 1ª ottava, da a a g per la 2ª, da ā a g per la 3ª e da ā a g per la 4ª ottava (H sta per B). Per l'alterazione cromatica e per i valori ritmici vi erano segni speciali (trattini e codine variamente disposte e collocate). Le i. italiane per l'organo e per il cembalo, sono impostate in due righi, di cui l'inferiore ha spesso maggior numero di linee (p. es., 7). Due chiavi a uno stesso rigo facilitano la lettura.
La notazione cifrata fu largamente usata dai maestri spagnoli (tanto per gli strumenti a tastiera quanto per quelli a corde pizzicate). In essa i numeri da 1 a 15 corrispondono a un'estensione di due ottave. 1=LA; nona

Le i. hanno trasmesso e conservato molte musiche del secc. XV, XVI e XVII. Le i. di liuto particolarmente sono utili non solo per la conoscenza della tecnica dello strumento, ma anche perché risolvono punti dubbi di quelle opere polifonico-corali che furono trascritte nelle i. stesse.
I maestri-cantori, nei secc. XV e XVI, chiamavano Tablatur l'insieme delle regole per musicare un testo poetico.