INCIDISONE

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INCIDISONE - S. Girolamo. Acquaforte di Pietro Testa detto il Lucchesino (1611-50) - Roma, Gabinetto naz. delle stampe e disegni.
INCIDISONE - S. Girolamo. Acquaforte di Pietro Testa detto il Lucchesino (1611-50) - Roma, Gabinetto naz. delle stampe e disegni.

dicte stampe di una notevole morbidezza servendosi di un sistema di i. a puntinismo. Tra i lombardi si è fatto il nome di Bramante, ma in questi ultimi tempi un'attività vera e propria di incisore da parte sua è stata messa in dubbio. A Bologna, ove incise nielli F. Francia, è notevole soprattutto M. A. Raimondi, interprete personale di opere dei più grandi maestri: influenzato dapprima da F. Francia di cui fu allievo, soggiacque anch'egli all'influsso delle stampe tedesche (specialmente durante il suo soggiorno veneziano del 1506), mentre visibili nelle sue opere sono poi i passaggi per Firenze (1508) e la dimora a Roma, ove entrò in stretto contatto con Raffaello e ove subì il fascino dell'arte antica. Tra i discepoli di Marc'Antonio si ricordano Marco Dante da Ravenna e Agostino de' Musis veneziano, il cosiddetto maestro B nel dado. Su disegni di manieristi Rosso fiorentino e Perin del Vaga, oltre che di Raffaello, di Tiziano e di Michelangelo, incisero G. J. Carraglio e il parmense Enea Vico. Nell'orbita di Giulio Romano operarono i mantovani G. B. Scultore con i suoi figli Adamo e Diana,

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(fol. Gab. (ut. nzc.)
Incisione - Bottega d'incisori. Pellegrino Del Colle (sec. xvir) - Roma, Gabinetto nazionale delle stampe.

mentre un altro mantovano, Giorgio Ghisi, attende a riprodurre principalmente l'opera michelangiolesca della Sistina. Tra gli altri incisori più famosi del '500 si ricordano il Parmigianino, importante soprattutto quale precursore di una maniera di incidere più rapida e più spontanea, che avrà largo sviluppo nel secolo successivo; il suo seguace A. Meldolla, detto lo Schiavone, che fu tra i primi ad usare la puntasceca, e, sulla fine del secolo, i Carracci. Nel '600 notevoli le i. di O. Borgianni, del Baroccio (si ricorda l'Annunciazione, a più tecniche), del fiorentino A. Tempesta che influì specialmente su Callot e su Stefano della Bella. Tra i pittori emiliani incisore il Guercino, G. Reni e il suo migliore seguace S. Cantarini da Pesaro; tra i napoletani Ribera e S. Rosa; tra i genovesi il Grechetto; mentre delle altre scuole bisognerà per lo meno ricordare il veronese G. Carpioni, il pisano G. B. Vanni, il lucchese P. Testa. Ma è nel '700, soprattutto ad opera dei veneziani, che l'ì. italiana doveva toccare le più alte vette. G. B. Tiepolo (v.). Piranesi (v.) hanno dato origine ad una scuola fiorentissima. Tra i più celebri incisori veneziani si ricordano anche il Carlevaris, il Bellotto, il Canaletto, Marco Pitteri (che incise soprattutto su disegni del Piazzetta) e F. Bartolozzi (i. da M. Ricci e da Zuccarelli). Sulla fine del '700 e i primi dell'800 l'ì. si ridusse quasi esclusivamente alla riproduzione di opere pittoriche, e si citano, tra i numerosi incisori che attesero a questa pratica attività, G. Volpato e R. Morghen. L'invenzione dei processi fotomeccanici fu determinante nel ridare all'ì. il suo primitivo carattere di creazione autonoma, e nella seconda metà dell'800 notevole, in questo senso, è l'opera di M. Fortuny, di G. Fattori, di T. Signorini, di F. Faruffini, di A. Fontanesi. E grande favore l'ì. su metallo, nelle varie tecniche, va riscuotendo nuovamente ai giorni nostri, quale attività principale di moltissimi artisti. Vedi tavv. CV-CVI.

BIBL.: C. A. Petrucci, s. V. ENOCH. Ital., XVIII, pp. 970-974, e M. Pittaluga, s. V. ibid., pp. 974-971; M. Audin. Les deux tapis de la gravure sur bois, Parigi 1933; L. Vitali. L'ì. italiana moderna, Milano 1934; L. Servolini. Problemi e aspetti dell'ì.