INCINTO, GABRIELE

INCINTO, GABRIELE. - Predicatore, canonico regolare lateranense, n. a Vicenza nel 1548, m. ivi nel 1608 ca.

Le prediche che I. tenne in varie città d'Italia furono più volte pubblicate e tradotte in latino e in francese: Conciones de quatuor hominis novissimis (Venezia 1593, 1596, 1601; Colonia 1632; in francese Lione 1609 e 1610); Le vie celesti (Venezia 1603; in latino Colonia 1609 e Venezia 1610; in francese Parigi 1604).

BIBL.: A. Possevino, Apparatus sacer, I, Venezia 1606, p. 522; G. Pennotto, Generalis totius S. Ord. Clericorum canonis-

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e A. Andreani. Tra gli altri incisori attivi in quest'epoca si ricordano i veneti Domenico delle Greche, N. Boldrini e G. Scolari, che lavoravano specialmente su disegni tizianeschi. Nel '600 notevoli le i. dei Coriolano, da Tiarini e da Guido Reni. Nel '700 incomincia la decadenza di quest'arte che doveva riprendere soltanto sulla fine dell' '800 e ai primi del '900, specialmente per opera del gruppo sorto attorno alla rivista Leonardo, del quale fecero parte, tra gli altri, A. Spadini e A. De Carolis. Nutrita la schiera degli xilografi derivati dal De Carolis, e notevole anche l'opera di molti artisti contemporanei.

STORIA DELLA CALCOGRAFIA. — Sfatata la tesi del Vasarri che volle ricollegare l'origine dell'ì, a Maso Finiguerra e alle impronte dei suoi nielli (sono state infatti trovate stampe tedesche anteriori di alcuni anni al 1460) il problema delle origini della i. non è stato ancora completamente risolto. Nel racconto vasariano tuttavia si potrebbe trovare una indicazione che le botteghe degli orafi fiorentini furono tra le prime fucine di questa nuova tecnica dell'illustrazione. Le impronte dei nielli sono oggi rarissime, e si ricordano tra le più preziose le prove superstiti di A. Pollaiolo. Anche in questo campo, come in quello della xilografia, le prime i. mostrano chiari gli influssi degli artisti più famosi del Quattrocento: notevoli quelle del Maestro della Grande Passione, influenzate da Andrea del Castagno (cf. il Gerolamo penitente degli Uffizi). Di A. Pollaiolo è famosa la stampa con il Combattimento dei 10 nudi e degna di ricordo la grande Assunzione della Vergine di ispirazione botticelliana che fu, anzi, per lungo tempo ritenuta dello stesso Botticelli. Tra gli interpreti dei disegni botticelliani è stato tramandato il nome di Baccio Baldini, cui si attribuiscono le illustrazioni del volume il Monte Santo di Dio (Firenze 1487) e quelle della Décima Commedia (ivi 1481). Tra gli altri incisori si ricordano C. Robetta che incise da disegni di Filippino, del Pollaiolo, del Ghirlandaio, con influssi anche di composizioni dureriane. Nell'Italia settentrionale molti degli artisti più noti, tra i quali primo A. Mantegna, si sono dedicati all'ì: tra questi Niccolotto da Modena, Benedetto Montagna, Jacopo de Barbari, Gerolamo Mocetto e Giulio Campagnola, che

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STORIA DELLA XILOGRAFIA. — La xilografia ha preceduto la stampa su metallo: le carte da gioco, le stoffe stampate, e soprattutto le immagini religiose, si trovano in abbondanza già nel Trecento. Anzi, sono proprio queste ultime le prime i. in legno di una certa importanza, anche se ben poco ormai rimane di esse, stampate su fogli volanti e destinate, quali oggetti di culto, ad un rapido logoramento. Di queste figure a semplici contorni, spesso colorate a mano, senza tratteggio e senza chiaroscuro, si ricordano qui l'Andata al Calvario (ca. 1400, Albertina di Vienna) e la Madonna e quattro Santi (1488, Gabinetto di Bruxelles). Tra le i. italiane, anch'esse rarissime, e prodotte generalmente da artisti fiorentini o veneti, va rammentato uno dei primi libri xilografici, illustratore la Passione (Gabinetto delle stampe di Berlino), in cui sia il testo che le vignette sono stampate usando un blocco di legno per ogni pagina. Tale primitivo sistema di stampa era diffuso specialmente in Germania, e non sembra azzardato pensare che l'invenzione dei caratteri mobili abbia trovato proprio in questa produzione libraria la sua occasione e la sua origine. Dopo l'invenzione della stampa la xilografia è di questa il maggiore ausilio per la decorazione e l'illustrazione dei volumi: si ricorda il famoso De re militari di F. Valturio (Verona 1472), per le cui illustrazioni si è fatto il nome di Matteo dei Pasti; l'Esopo di Verona (1479) e quello di Napoli (1485). Importanti anche le pubblicazioni fiorentine, adorne di xilografie riflettenti lo stile dei migliori artisti locali, e quelle di Venezia, numerosissime, di cui va per lo meno ricordato l'Hypnerotomachia Poliphili (1499) del domenicano Francesco Colonna, le cui illustrazioni hanno portato l'attribuzione anche di Giambellino e di Mantegna. Ai primi del '500 si hanno le prime i. xilografiche a più leghi; le usò in Germania, tra gli altri, L. Cranach, ARPI (v.) che venne ritenuto anche per alcun tempo l'inventore del nuovo procedimento. Seguaci di Ugo da Carpi furono A. Fantuzzi, G. Nicolò