INDIGETI (Di indigetes). - Il termine, che indica evidentemente una categoria o un gruppo di divinità, ricorre, p. es., in una formula d'invocazione collettiva romana riportata da Livio, e precisamente dopo i nomi di Giano, Giove, Marte, Quirino, Bellona e dei di novensiles.
Già i grammatici romani spiegano il termine in modi differenti: dèi dal nome segreto, dèi invocati (cf. indigitare), dèi patri, fatti dèi da uomini ecc. Dagli scarsi dati antichi risulta solo che, oltre alla collettività degli I., vi erano divinità singole che portavano l'appellativo Indiges: così un dio venerato presso il Fiume Numico a Lavinio, identificato ora con Giove, ora con Enea o con Anchise; o, a Roma stessa, un dio che aveva la sua festa (Aganium Indigetiis) l'11 dic. e che sembra identico al Sol Indiges venerato sul Quirinale, che aveva una festa anche il 9 ag. Tra gli studiosi moderni fino a poco tempo fa prevaleva l'interpretazione (Wissowa) secondo cui il termine avrebbe indicato le divinità romane « indigene » a differenza delle divinità importate (novensiles - novensides). Dimostrata l'inconsistenza di questa tesi, è stato sostenuto (Koch) il significato di « capostipite divino », fondato sulla traduzione greca di indiges in γενάρχης, e sui fatti di culto di Lavinio. Ma la discussione sull'argomento dura tuttora, svolgendosi, più che non intorno ai dati scarseggianti, intorno a tentativi di spiegazione etimologica della parola.