IPNOTICI. - Tutti quegli agenti che conciliano o provocano il sonno, deprimendo l'eccitabilità delle cellule nervose o determinando transitorie modificazioni della circolazione sanguigna encefalica. In senso lato, quindi, anche un pediluvio od un bagno generale caldi o un pasto copioso serotino possono, ad es., esercitare azione impagata. In senso più ristretto, dicono i soltanto i farmaci capaci di riprodurre, mediante la loro azione farmacodinamica, le condizioni del naturale riposo cerebrale. E siccome il meccanismo principale a traverso cui viene raggiunto lo scopo risiede in una depressione delle funzioni psichiche, così viene esercitata dal farmaco un'azione sedativa, che si confonde con quella impagata.
Vengono distinti gli i. dai narcotici; mentre i primi provocano il sonno soltanto deprimendo l'eccitabilità corticale, senza modificare la circolazione sanguigna encefalica, i secondi determinano, invece, un sonno più profondo, accompagnato da un maggior ottundimento dei riflessi e spesso anche con notevoli modificazioni circolatorie cerebrali; inoltre, ossidando, così con facilità nei tessuti, alterano il protoplasma delle cellule nervose, mentre gli i. le rendono solamente meno eccitabili.
La somministrazione di un i. determina dapprima un indebolimento graduale della facoltà di attenzione e rilasciamento muscolare, per giungere poi alla sospensione della coscienza e della funzionalità di quei centri corticali e basilari, che normalmente coordinano le impressioni sensitive ed i movimenti volontari. Perché lo stato di rilassatezza fisica e di obnubilazione psichica provocato dall'irritazione nervosa, è necessario che, se provocato dal sonno fisiologico, è necessario che, se provocato dal sonno fisiologico, il sonno provocato dal farmaco sia facile a dileguarsi al momento del risveglio, permettendo il ritorno rapido e piano della coscienza, immagine ciò da ogni senso di torpore e lasci l'individuo in quello stato di benessere che segue al sonno fisiologico. Sotto questo punto di vista è tuttavia molto varia la suscettività individuale, e la nausea, il dolore di testa, la confusione mentale, il torpore generale e tutti quegli altri segni che l'individuo può avvertire come intolleranza, si presentano con una gamma variabilissima d'intensità secondo il soggetto. Se il farmaco ha depresso troppo profondamente i centri cerebrali dell'individuo e questi rimane insensibile agli stimoli esterni, coma (v.) e di stato di avvelenamento. Più o meno, tutti gli i. sono dotati di un equivalente tossico, per cui non sono mai del tutto innocui e il loro impiego, per quanto è possibile, dovrà esser limitato ai casi di assoluta necessità, cioè nei casi acuti, in cui si prevede che l'agitazione e l'insonnia possano causare, se durano a lungo, un'azione estenuante generale pericolosa. Inoltre tende a svilupparsi assuefazione al medicamento, tanto più dannosa, in quanto occorreranno successivamente sempre maggiori quantità del farmaco per ottenere l'effetto impagato, donde l'aumento delle deprecabili eventualità d'intossicazione. Infatti, oltre a deprimere l'eccitabilità corticale, gli i. in grado maggiore o minore secondo la loro natura, esercitano azione deprimentale respiratoria, cardiaca, digestiva, metabolica; effetti da prendersi particolarmente in considerazione quando vi sia necessità assoluta di non aggravare ulteriormente le condizioni morbose del paziente. L'ir. ideale, efficace per un sonno al massimo simile al fisiologico, nonostante le continue ricerche e le nuove combinazioni sintetiche della scienza e dell'industria farmaceutica, ancora non esiste, pur possedendosene attualmente dei buoni, degni di considerazione, ognuno dei quali presenta indicazioni che possono farlo preferire secondo particolari circostanze; ma tutti, nessuno eccettuato, sono passibili di qualche obbizione in merito al loro impiego. I più correntemente usati, spesso purtroppo ottenibili, sotto forma di specialità, da farmacisti compiacenti, senza la ricetta del medico, sono i derivati dell'acido barbiturico (veronal, medicinal, ipnal, numal, sandopetal, noctal, pernocton, propional, luminal, gardenal, dial, sedival, somniferen, sonno, ecc.) e gli uretani; praticamente non apparirebbero tossici alcuni derivati ureici, come il bromural, il neurinal, l'adilina.
stupefacenti (v.) e nei narcotici propriamente detti, OPPIO (v.) che a piccole dosi riesce semplicemente analgesico, in dosi maggiori agisce narcotizzando profondamente, particolarmente per due dei suoi alcaloidi: la narecina e la morfina.
Nell'agitata vita dell'oggi, in cui l'iniquitudine e l'insoddisfazione individuale, domestica, sociale sovreccita e logora le riserve psichiche del soggetto, in particolare la sua sensibilità e la sua attività volitiva, ponendolo sotto il dominio di suggestioni particolari in contrasto con le realtà della propria esistenza, e spingendolo a un parossismo di morbosa suscettibilità fino a veri stati di angoscia, la ricerca di qualche pausa di riposo ha moltiplicato l'uso degli i., mentre l'incidenza dei suicidi mediante dosi massive di questi si è andata paurosamente elevando. L'uso immoderato e clandestino di tali medicamenti è divenuto una vera calamità, penetrando anche in strati sociali antecedentemente immuni. Il male si stringe attraverso un circolo vizioso in cui l'azione de primente, lenta e insidiosa degli i., dei narcotici, degli stupefacenti sulla corteccia cerebrale e sulle altre funzioni organiche rende l'individuo sempre più abulico e più sofferente, alla ricerca di un nuovo periodo di calma che potrà ottenere soltanto con dosi sempre più elevate e sempre più tossiche.
S'impone quindi una più rigorosa disciplina della vendita degli i. non pochi dei quali sfuggono alle disposizioni di legge sugli stupefacenti; mentre rimedio ancor più efficace sarà l'educazione psichica e morale dell'individuo, perché, di fronte alle contingenze amare che possono insorgere nella vita, ritrovati nell'equilibrio della mente e nella pace dello spirito, il rimedio efficace ed eviti il pericolo di un'autolesione alla propria integrità fisica e psichica.