JANDEL, ALEXANDRE-VINCENT. - Generale dei Domenicani, n. a Gerbévilliers (Lorena) il 10 luglio 1810, m. a Roma l'11 dic. 1872. Sacerdote nel 1834 e professore di S. Scrittura nel Seminario di Nancy, fu poco dopo nominato rettore di quello di Pont-à-Mousson. Attratto dalla nobile figura del p. Lacordaire, passò tra i Domenicani nel convento di La Quercia (Viterbo) nel 1841 e due anni dopo già era in Francia per cooperare alla nobile impresa di ristabilirvi i Frati Predicatori. Nel 1850 fu chiamato da Pio IX a Roma, come vicario generale dell'Ordine, e sua prima cura fu di trasformare il monastero di S. Sabina in un convento di rigorosa osservanza, da cui partì, si può dire, il rinnovamento disciplinare degli altri. Nel 1862 fu eletto maestro generale.
Uomo di governo, abile amministratore, di profonda vita interiore, si prodigò a creare quasi una nuova vita nell'Ordine: ristabili parecchie province, apri gran numero di case, promosse lo studio della dottrina di s. Tommaso, cooperò alle nuove edizioni dei libri liturgici domenicani e delle Costituzioni in parte modificate, propagò il Terz'ordine e le associazioni del Rosario e del S. Nome di Gesù. Prese parte al Concilio Vaticano, adoperandosi con vari prelati a controbattere le obiezioni degli antinfallibilisti; accettò per i suoi la missione di Moussul, e ottenne l'unione delle province domenicane di Spagna al centro di Roma. Per tutto questo assillante lavoro il J. è considerato uno dei più grandi generali dell'Ordine.