JANET, PAUL-ALEXANDRE-RENÉ. - Filosofo, n. a Parigi il 30 apr. 1823, ivi m. il 4 ott. 1899. Fu prima allievo della Ecole Normale, poi professore a Strasbourg, al Liceo Louis le Grand, infine alla Sorbona. Fu membro dell'Académie des sciences morales et politiques.
J. aderì alla tradizione iniziata da V. Cousin e continuò il suo indirizzo eclettico. Pur non nascondendo la propria incertezza verso ogni forma di religione positiva (nei riguardi della quale assunse atteggiamenti di libero pensatore, con conseguenti distacchi dall'ortodossia) la sua speculazione fu sempre orientata in opposizione al materialismo ed allo scetticismo metafisico. Seguendo il metodo spiritualista della introspezione e della riflessione, J. procede all'affermazione di Dio, Essere eterno ed assoluto, principio di dignità e di eccellenza. Gran parte dei suoi scritti, numerosi e forse un po' troppo facondi, è dedicata alla rivalutazione della morale ed alla necessaria consistenza della morale con la religione.
Opere filosofiche principali: Etudes sur la dialectique dans Platon et Hegel (1860); La philosophie du bonheur (1862); Le matérialisme contemporain en Allemagne (1864); La crise philosophique (1865); Le cerveau et la pensée (1866); Eléments de morale (1869); La morale (1874); Les causes finales (1876); Traité de philosophie (1880); Histoire de la philosophie : les problèmes et les écoles (1887); Histoire de la science politique dans ses rapports avec la morale (1887; 4a ed., 1925); La philosophie de Lamennais (1890); Principes de métaphysique et de psychologie (1897).