JOUFFROY, THÉODORE. - Filosofo francese, n. a Pontets (Doubs) il 7 luglio 1796, m. a Parigi il 1º marzo 1842. Studiò prima sotto la direzione dello zio abbé Jouffroy e poi nell'Ecole Normale, dove fu discepolo del Cousin; più tardi insegnò all'Ecole e poi al Collège de France, e dal 1833 fu anche membro della Camera dei deputati.
Inizialmente ispirato all'ecléttismo del Cousin, mantenne costante inclinazione per la introspezione e la ricerca psicologica in senso spiritualistico. Anche quando si dedicò a studi giuridici ed estetici, ebbe sempre a cuore come problema principale lo studio dell'uomo, della sua natura e del suo destino; ma non riuscì mai a raggiungere una soluzione positiva. Per J. la verità assoluta è inaccessibile. La scienza può constatare le ragioni di questa inaccessibilità, determinando i limiti del proprio orizzonte e contentandosi di verità relative ed umane. Queste affermazioni, frequenti nei Mélanges philosophiques, portano a vedere in J. un rappresentante di quell'ecléttismo francese del sec. XIX che, pur nell'intento di risolvere il problema umano, non riuscì a liberarsi dall'influsso del relativismo e dello scetticismo.
Scritti principali: Les sentiments du beau et du sublime (Parigi 1816); Cours de droit naturel (2 voll., 1ª ed., ivi 1834-35); Mélanges philosophiques (1ª ed., ivi 1833). Postumi: Nouveaux mélanges philosophiques (ivi 1842) e Cours d'esthétique (ivi 1843); ultimo il carteggio (ivi 1901).