JOMMELLI, Niccolò. - Maestro compositore, n. ad Aversa il 10 sett. 1714, m. a Napoli il 25 ag. 1774. Studiò dapprima con il canonico Muzzillo, maestro di coro della cattedrale di Aversa, poi, nel 1730, a Napoli, ove ebbe a maestri, fra gli altri, Durante, Feo, Leo. Nel 1736 fu nominato maestro di cappella del marchese Del Vasto Avalos, e nel 1740 andò a Roma dove trovò un nuovo protettore: Heinrich Benedict, duca di York. Studiò poi a Bologna con il p. Martini.
Nel 1743 fu chiamato a Venezia, dove rimase 4 anni alla direzione del Conservatorio degli Incurabili, producendo molta musica religiosa, fra cui l'oratorio La Betulia liberata su testo di Metastasio, una messa a 4 voci, un Laudate pueri, ecc. Nel 1747 tornò a Roma, dove nel 1749 scrisse l'oratorio La Passione di N. S. Gesù Cristo, dedicandolo al suo antico protettore, il duca di York, che nel frattempo era divenuto cardinale; per la benevolenza di un altro autorevole mecenate, il card. Alessandro Albani, nipote di Clemente XI, J. ebbe la nomina a maestro coadiuvore della Cappella Giulia in S. Pietro (1749) e, poco dopo, fu chiamato alla corte dell'imperatrice Maria Teresa in Vienna, dove conobbe Metastasio. Nel 1750 tornò a Roma e riprese il suo posto in S. Pietro componendo musica sacra ed opere. Svolse poi intensa attività artistica quale Kapellmeister alla corte di Stoccarda (1753-68); nel 1769 se ne congedò per tornare in Italia e ritirarsi a Napoli.
Per non dire della sua vasta produzione operistica (ca. 40 opere, di cui 20 per la corte di Stoccarda e 5 per Vienna), ci si limita a dare un cenno delle sue composizioni sacre che giacciono tuttora inedite in numerosissime biblioteche d'Europa. Si ricordano anzitutto, oltre quelli già citati, gli oratori Isacco figura del Redentore, ossia il sacrificio di Abramo (1750) e Giuseppe riconosciuto, tutti su testo di Metastasio; 4 cantate per la Natività della Beata Vergine ed altre; un Inno per la Sagra, un Inno per la festa dei ss. Pietro e Paolo, il salmo Confitebor (1750), l'offertorio Confirma hoc Deus, 6 antifone per la Sagra, il salmo Laudate pueri per 4 soprani, soli e cori (1752), il salmo In convertendo (1753), il Magnificat, il salmo Beatus vir, la Sequenza di Pasqua a 6 voci concertate, più di 2 messe e l'ultima sua opera rimasta famosa, il Miserere a 2 soprani con strumenti (1773). La potenza drammatica, che aveva dato alle sue composizioni una crisi tragica particolarmente espressiva nei recitativi, vi- bra anche nelle opere di ispirazione religiosa, sopratutto negli oratori, p. es., nella Passione, in cui il testo metastasiano, già musicato da vari compositori, assume un'efficacia tutta nuova, una espressività di declamazione del più alto pathos drammatico.