LA LEGNAME, GIOVANNI FILIPPO. - Erudito, n. a Messina da nobile famiglia siciliana ca. il 1428, m. forse in Spagna dopo il 1491, anno in cui risulta al servizio del re Ferdinando il Cattolico. Cresciuto presso la corte di Alfonso di Aragona, visse in familiarità con Ferdinando, figlio spurio del re e suo successore al trono di Napoli.
NE EQUITIS SICVILAD SIX. III. PON. MAX. PREFATIO.
Emper ego a paruulo studui
D.P. ut cum claris & illustri
bus uicis cōfuckerem: ne cō
liter a maioribus meis quos
uerius possum qixantus
inter magnificos & inligues
connumerare degenerarem
Horum enim cōfueudine uirtutibus: moribus
graeris mei nobilitatem cogitabam non solum
tueri & conferare: uerum etiam augere & dari
orem reddere. Cōq bis opibus & fortunis par
esse nō possess: ut uari sunt hominum casus &
euentus: dedi operam ne ociosus essem: dedida
q & ignauia marteserem: qua re nibi esse pōc
apud igenuos & qbe nurelos homines magis
alienum. Sumpſiq laborem hulucemodii & in
dustriam nō illaudabdem apud me meq apud
posteros inutilam: ut mea opera atq ingenio li
bri elegantes imprimeretur. Atq ita qplurimus
de me bone meritis essem non ingratus: praxta
(Ist. Enc. Catt.)
LA LEGNAME, GIOVANNI FILIPPO - Ph. De Barberis, Opuscula
de adventu Christi et de Sibyllis, con prefazione di G. F. L. L.,
Roma, 1481 - Esemplare della Biblioteca Casanatense.
Nel 1469 era a Roma, e forse già in quell'anno pub-
blicò alcuni libri, avendo costituito una stamperia in
casa sua: i primi volumi sicuramente datati sono però
dell'anno successivo. Si ricordano sotto il nome De
Lignamine (come latinamente La L. si fece chiamare)
ca. 50 pubblicazioni, non tutte identificate, comprese tra
gli aa. 1470-76 e 1481. Sembra accertato che la sua at-
tività sia stata di editore, ma non di stampatore: in al-
cuni fascicoli con il suo nome si sono riconosciuti i ca-
ratteri dello Han, di Giorgio Teutonico e altri. Leggen-
daria è la tradizione che lo fa professore di medicina
presso l'Università di Perugia e poi archiatra di Sisto IV. Certo però questo pontefice lo ebbe in grande considera-
zione e lo colmò di molti benefici, fra cui quello di usare
il cognome e le insegne gentilizie dei Della Rovere: pri-
vilegio di cui godette anche il figlio del La L., Antonio,
arcivescovo di Messina.
Scrisse: Incliti Ferdinandi regis vita et laudes (1472);
la continuazione, dal 1316 al 1469, della Cronica Summo-
rum Pontificum attribuita a Riccobaldo da Ferrara (1474),
da alcuni ascritta al domenicano Filippo de Lignamine,
suo parente; uno studio sulla setta dei disciplinati e un
altro sulle donne illustri, andati perduti e di cui si igno-
rano il titolo e la data precisa. Inoltre prefazioni, dediche
e versi latini, che lo rivelano umanista di buon gusto.