LAMBRUSCHINI, LUIGI. - Cardinale, barnabita, n. a Sestri Levante il 16 maggio 1776, m. a Roma il 12 maggio 1854. Insegnò filosofia e teologia nei Collegi barnabitici a Macerata e Roma. Pio VII, da lui aiutato durante la prigionia di Savona, lo nominò teologo esaminatore dei vescovi, consultore della Inquisizione, ed infine segretario della Congregazione per gli Affari straordinari. Fu anche valido collaboratore del card. Consalvi nelle trattative con il governo napoletano. Il 3 ott. 1819 succedeva al card. G. Spina quale arcivescovo di Genova. Indusse nel 1821 gli insorti a risparmiare il governatore Des Geneys, caduto nelle loro mani, e si prodigò poi a favore di essi quando sopraggiunse la reazione.
Nel 1827 venne da Leone XII inviato nunzio presso Carlo X di Francia: qui fu sorpreso dalla Rivoluzione di luglio. A questa rivoluzione, che assumeva anche aspetti anticlericali e anticattolici, il L. fu immediatamente avverso, non solo per il suo attaccamento alla vecchia dinastia, ma soprattutto a causa delle sue convinzioni decisamente contrarie ad ogni idea di sovranità popolare e di liberalismo. La posizione del nunzio era poi molto delicata per i numerosi problemi che si venivano ponendo in seguito all'instaurazione della nuova dinastia e del nuovo regime; tra essi: quello del riconoscimento dell'Orléans da parte della S. Sede, quello della validità dei concordati conclusi da Napoleone e dai Borboni, quello del giuramento di fedeltà al nuovo regime, e infine quello dell'atteggiamento francese di fronte alla Rivoluzione nelle legazioni e all'intervento austriaco volto a reprimarla. Sebbene il L. nulla facesse per rendere più difficili le relazioni tra la Francia e la S. Sede, sebbene avesse anticipato, di sua iniziativa, il riconoscimento del nuovo governo e molti dei suoi atteggiamenti fossero dettati dalla prudenza della Curia più che da cattiva volontà, tuttavia i suoi personali sentimenti e l'appoggio da lui dato all'arcivescovo di Parigi, ritenuto legittimista, indussero il governo francese a chiedere l'allontanamento del nunzio, che fu, infatti, richiamato nel luglio del 1831.
Il 30 sett. dello stesso anno fu creato cardinale da Gregorio XVI e gli venne affidata la S. Congregazione degli Studi. Come prefetto di questa, preoccupato delle moderne idee filosofiche e politiche che si diffondevano dalle università, strinse maggiormente i freni e sorvegliò più strettamente professori e studenti. Nel 1836, alle dimissioni del Bernetti, venne scelto segretario di Stato. Si disse, a torto, che in tale carica egli si dimostrò supino strumento della politica austriaca e che il suo avvento significò il ritorno dalla politica larga e comprensiva del Bernetti al più genuino assolutismo reazionario. In realtà egli seppe difendere anche contro Vienna l'indipendenza pontificia (si ricordi l'atteggiamento di lui riguardo alle società austriache di assicurazione nel 1837) e, senza transigere nelle questioni religiose, fu conciliante verso la Francia e il Piemonte e seppe anche cedere in questioni puramente temporali, come quella riguardante alcune misure di polizia nei confronti dei viaggiatori che sbarcavano a Civitavecchia. Il maggiore successo in politica estera l'obbe nel 1838, quando Austriaci e Francesi sgomberarono rispettivamente Ferrara ed Ancona. Anche nella politica interna il suo atteggiamento non fu molto diverso da quello del Bernetti, intransigente in teoria, ma temperato nella pratica. Molte furono, tuttavia, le limitazioni da lui imposte: tra l'altro, riconoscendo nei congressi scientifici finalità politiche, proibì di parteciparvi.
Nel Conclave del 1846 ottenne 15 voti nel primo scrutinio, ma alla sua elezione si oppose un forte gruppo di cardinali, capeggiato dal Bernetti. Fu creato prefetto della S. Congregazione dei Riti, vescovo di Porto e S. Rufina e di Civitavecchia, segretario dei Brevi e bibliotecario

Oltre a Notificazioni, Pastorali, Indulti, Regole, Statuti e Costituzioni per le diocesi e varie Congregazioni religiose, è da indicare come fonte importante: La mia nunziatura in Francia, a cura di P. Pirri (Bologna 1934).