LAMBRUSCHINI, RAFFAELLO

LAMBRUSCHINI, RAFFAELLO. - Pensatore religioso e pedagogista, n. a Genova il 14 ag. 1788, m. a Figline Valdarno l'8 marzo 1873. Studiò a Genova e a Roma; ricevette gli Ordini sacri ad Orvieto; soppressa da Napoleone quella diocesi, la resse nasceatamente dal 1810 al 1812 come provicario generale; scoperto, fu deportato in Corsica; nel 1815 è a Roma funzionario di Congregazione; scontento di quella carriera si ritira nel 1816 nei possessi paterni di S. Cerbone (Figline) meditando, scrivendo ed occupandosi di teoria e di organizzazione educativa. Nel 1860 è nominato senatore.

Il L. è tra le figure più rappresentative del liberalismo toscano: convinto assertore di una nuova riforma cristiana tutta tesa al rinnovamento interiore delle coscien-

ze, sentì l'esigenza di non mischiare politica e religione e quindi la necessità di separare il temporale dallo spirituale (nel 1848 si oppose a che il cattolicesimo fosse dichiarato religione di Stato nella nuova costituzione toscana); fu contrario al potere temporale (in certi momenti fu deciso sostenitore della secolarizzazione degli impieghi dello Stato pontificio: la potestà spirituale, egli scriveva nel giornale La Patria, il 16 febbr. 1848, « tornerà all'antico splendore lasciando maneggiare da mani laiche un potere che il più delle volte imbratta le mani, o almeno le fa apparire imbrattate »). La teoria della separazione tra Chiesa e Stato non è comunque così decisa in L. come in un Vinet, perché il L. profila la sua separazione aperta a specifiche alleanze tra i due poteri.

Su un piano religioso, in gioventù ebbe dubbi sulla necessità del papato, ma poi lo dichiarò « midollo della piena verità di Dio e della sua sapiente carità » (cf. carteggio, II, p. 246); non fu favorevole al protestantesimo in quanto tale, ma affermò che il protestantesimo ha una parte di verità nel sostenere il principio della libertà ripudiata dal cattolicesimo: la libertà sola è per L. un principio fatale, perché è necessaria anche l'autorità religiosa fondata oltre tutto sulla tradizione e sul clero. Il L. è stato giustamente definito un neo-illuminista, perché per lui la Rivelazione deve passare attraverso il filtro della ragione. Le leggi della natura sono immutabili: Dio ha fatto apparire solo dei fenomeni che l'ignoranza umana stima contrari alle leggi di natura (affermazione del L. che è però contraddetta in altro punto); anche i miracoli del Vangelo sono per L. da affidarsi alla « critica » e alla « fede individuale ». Il L. è sostenitore della teoria della negatività delle definizioni dogmatiche: « le definizioni — egli scrive (ibid., pp. 123-24) — non sono già « una spiegazione del Mistero ma una negazione delle spiegazioni eretiche »; basta, per l'unità cattolica, « accettare i dogmi nella loro indeterminata oscurità, come esercizio di fede, non come oggetto di cognizione, e rigettare le cresie ». Per L. esistono solo due dogmi propriamente detti, l'essenza di Dio e la remunerazione della vita esteriore; negli altri dogmi può non esserci la verità intrinseca (così scrisse nel 1832, ma nel 1835 affermò invece che l'essenza è vera). Per L. l'efficacia sacramentale non è intima al rito. Il L. ha polemizzato contro chi non si contenta di adorare e contemplare il mistero e vuole spiegarlo (Dell'autorità e della libertà. Pensieri d'un solitario, a cura di A. Gambaro, Firenze 1932, p. 120), ma la sua non è probabilmente una posizione mistica, ma piuttosto la posizione di estrema difesa della « ragione », che non può su un piano discorsivo accettare ciò che le ripugna. In tal senso il L. è veramente precorritore del modernismo italiano.

BIBL.: Opere: oltre quelle citate nel testo si ricordano: Scritti politici e di istruzione pubblica, Firenze 1936; Scritti di varia filosofia e di religione, ivi 1939 (tutte curate da A. Gambaro). Studi: A. Gambaro, Riforma religiosa nel carteggio inedito di R. L., 2 voll., Torino 1924; id., Educazione e politica nelle relazioni di R. L. con Aporti, Gioberti, Raminini, ivi 1939; id., Modernità e coerenza di R. L., ivi 1939; P. Fossi, Italiani dell'Ottocento, Firenze 1941, p. 63 segg.; G. Gentile, Gino Capponi e la cultura toscana nel sec. XIX, 3ª ed., ivi 1942, pp. 29-55; R. Ciampini, Due campagnoli dell'800: L. e Ridolfi, ivi 1947. Massimo Petrocchi

IL PEDAGOGISTA. - Nel campo della pedagogia il L. seppe acquistarsi un notevole valore per la sua ricca esperienza educativa che lo spinse a iniziare periodici e a comporre opere particolari, dove, con alcune ombre, anche gravi, si trovano massime, consigli ed idee vigorose ed efficaci. A lui si deve il primo periodico di pedagogia sorto in Italia: Guida dell'educatore, che fondò e diresse dal 1836 al 1845, affiancandolo con Letture per i fanciulli e Lettere per la gioventù. Seguirono, poi, La famiglia e la scuola (1859-61) e La gioventù (1862-69). Opere sempre utili sono: Dell'educazione (Firenze 1849), Della istruzione elementare e di secondo grado (ivi 1850), Della istruzione (ivi 1881, nuova ed. a cura di G. Calò, ivi 1923), Delle virtù e dei vizi (Milano 1873), Primi scritti religiosi (a cura di A. Gambaro, ivi 1918), a

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(per cortesia di mons. A. P. Frutac)

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“LAMBRUSCHINI, RAFFAELLO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 521. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/lambruschini-raffaello.