HERBART, JOHANN FRIEDRICH

HERBART, Johann Friedrich. - Filosofo e pedagogista protestante, n. a Oldenburg il 4 maggio 1776, m. a Gottinga il 14 ag. 1841. Discepolo, all'Università di Jena, del Fichte, senza peraltro condividerne le idee, fu poi precettore privato a Berna e Interlaken (1797-99), il che gli porse l'occasione di visitare l'opera del Pestalozzi a Burgdorf, tornando pieno di ammirazione e di entusiasmo. Nel periodo 1802-1809 fu libero docente, indi professore di filosofia e pedagogia a Gottinga; nel 1809 successe al Kant nella cattedra di Königsberg, e finalmente dal 1833 al 1841 insegnò di nuovo a Gottinga.

Il nome dell'H. è legato alle sue teorie pedagogiche, accolte più o meno integralmente in Europa e in America, e da lui poggiate su di un proprio sistema filosofico, che, invece, per i suoi lati negativi e una certa voluta oscurità, non ha lasciato sensibile traccia.

Le sue principali opere di filosofia sono: Lehrbuch zur Einleitung in die Philosophie (1813; vers. II. Bari 1908); Lehrbuch zur Psychologie (1816); Psychologie als Wissenschaft, neu gegründet auf Erfahrung, Metaphysik und thematisch (2 voll., 1824-25); Allgemeine Metaphysik nebst den Anfängen der philosophischen Naturlehre (2 voll., 1828-29). La pedagogia è svolta principalmente in: Allgemeine Pädagogik aus dem Zweck der Erziehung abgeleitet (1806; vers. II. Palermo 1915), Umriss pädagogische Vorlesungen (1835; vers. II. ivi 1913); Analitische Beobachtung des Naturrechts und der Moral (1836).

Per l'H. la filosofia è la «elaborazione dei concetti» forniti dalla esperienza; e questa elaborazione può sollevarsi secondo tre metodi: 1) rendere i concetti chiari e distinti (logica); 2) eliminare le contraddizioni che ne emergono (metafisica, divisa, secondo l'oggetto di cui trattata, in psicologia [studio dell'uomo], filosofia della natura [studio del mondo], teologia naturale [studio di Dio e della religione]); 3) valutare i concetti, prescindendo dalla realtà, ma badando solo al loro valore, cioè al giudizio di approvazione o disapprovazione che se ne forma (estetico). L'estetica, a sua volta, applicata alle varie forme di attività, costituisce le scienze pratiche (musica, architettura, poesia, ecc.), che lasciano liberi di occuparsi dei loro oggetti, e l'etica, che, invece, impone di occuparsene. L'etica, poi, applicata allo Stato, costituisce la politica; applicata all'individuo costituisce la pedagogia.

La pedagogia si fonda quindi sulla psicologia e sull'etica. Questa insegna il fine che si deve raggiungere nella educazione; quella espone e spiega i mezzi per raggiungerlo. In psicologia l'H. contro l'idealismo soggettivo, il quale nega ogni realtà fuori dello spirito che la crea, afferma l'esistenza di molteplici esseri reali immutabili in sé e che tendono alla loro conservazione di fronte agli altri; contro Kant, che ammette le forme e categorie innate, sostiene che l'anima, semplice e immutabile nella sua essenza, quando comincia ad esistere è priva di ogni facoltà, non ha idee, né attività alcuna. Venendo però a contatto con gli esseri reali, al di fuori di lei, i quali tendono a produrre perturbamenti negli altri, l'anima è spinta dall'istinto di conservazione e reagisce e produrre atti di autoaffermazione, che sono le «rappresentazioni». In altri termini, si hanno le percezioni che vengono dal di fuori, le quali stimolano l'anima, costringendola a formare delle «rappresentazioni»; la folla di queste mantiene i medesimi rapporti che gli esseri reali, da cui derivano, avevano prima della percezione; ne sorge quindi nell'anima, trasformata in un campo di battaglia, come una lotta, condotta secondo un meccanismo rigido, che può essere espresso da formole materiali; dalla lotta sorgono i vari processi psichici che danno luogo alle diverse facoltà e attività. Le rappresentazioni, infatti, della stessa natura si «fondono»; quelle di natura disparata si stringono insieme e formano un «complesso»; quelle di natura contraria si scacciano a vicenda. Alcune, poi, restano nel campo della coscienza; altre scendono nel subcosciente e prendono forma di impulsi e tendenze, pronte, occorrendo, ad affiorare di nuovo. «Fusioni» e «complessi» spiegano tutti i fatti intellettuali: memoria, immaginazione, astrazione, giudizio, ragionamento, volizioni; la stessa sensibilità non è che un modo dell'intelligenza; il «desiderio», p. es., è un'idea o rappresentazione, che rivarca la soglia della coscienza; la «volizione» è un desiderio più forte e ardente, che si ritiene attuabile.

L'etica, secondo l'H., è del tutto indipendente dalla metafisica, quindi la legge della «estimazione o dei valori» è autonoma. Infatti l'etica non parte da giudizi teoretici, bensì da giudizi pratici, cioè dalla valutazione di fatti, che si esprime approvandoli o disapprovandoli; tra queste valutazioni ve ne sono cinque, oggettive, universali, necessarie, che s'impongono per la loro evidenza: l'idea della libertà interiore (coerenza fra ciò che si giudica retto e ciò che si fa); l'idea della perfezione (coordinazione di tutti gli sforzi verso un fine supremo); l'idea della beneficenza (disposizione a conformarsi agli altri); l'idea del diritto (dare a ciascuno il suo); l'idea dell'equità (premiare o punire secondo il merito o il demerito).

Su queste premesse l'H. vorrebbe costruire un sistema completo di pedagogia che nelle grandi linee sche

matche può riassumersi così: 1) Scopo di ogni educazione è formare l'individuo considerato in se stesso, il quale ha come fine la moralità, la conquista, cioè, di un carattere che ami e segua il bene, rifugga dal male e operi coerentemente con se stesso. 2) Mezzo indispensabile sarà l'istruzione. Il carattere, infatti, è frutto di energia volitiva, e la volontà a sua volta è opera delle rappresentazioni e delle idee; quindi, accrescendo e organizzando le rappresentazioni, che è l'ufficio proprio della istruzione, si coopererà allo sviluppo della volontà e per conseguenza alla formazione del carattere. Come si vede, nel sistema herbartiano il protagonista dell'opera educativa non è più il fanciullo, ma il maestro, il quale, seguendo le norme fornite dall'H., riuscirà senz'altro l'abilitamento nel suo intento.

Ora, queste norme vengono raggruppate nei tre grandi uffici della pedagogia: 1) governo, che modera e dirige la multiforme attività del fanciullo con un insieme di occupazioni e proibizioni, accompagnato da vigilanza, autorità e amore. 2) Insegnamento, che ha per carico fondamentale l'interesse, cioè destare nel fanciullo il desiderio di acquistare sempre nuove cognizioni. Da notare soltanto che l'interesse è di varie specie: empirico per la conoscenza delle cose e dei fatti sensibili; speculativo per la conoscenza delle cause e delle leggi che governano i fenomeni; estetico per il bello e il buono; simpatico per le gioie e i dolori altrui; sociale per le varie società: famiglia, Stato, Chiesa; religioso per la Divinità. Ora il maestro non dovrà lasciare via libera ad un interesse solo, che degenererebbe nell'esclusivismo (come sarebbe, p. es., un naturalista che badasse solo alle piante o a una specie di pianta; un individuo che ami soltanto i propri compatrioti o le persone della propria famiglia), ma dovrà rendere l'alunno sensibile a tutti gli interessi (pluralitarietà delle cognizioni interessanti). Ad evitare tuttavia un cumulo farraginoso di notizie, dovrà badare a comporre la varietà in armonia; quindi scegliere e ordinare la materia; parteciparla all'alunno seguendo le leggi psichiche (le quali fanno consistere ogni dottrina e ogni scienza nell'aggiungere nuove idee alle antiche, in modo da formare un tutto organico), risvegliando da prima l'attenzione per la nuova idea; poi associando a quelle che già si avevano, e infine deducendone una legge o un principio generale; 3) cultura morale, che si ottiene mediante l'uso costante dei seguenti mezzi: preservare il fanciullo, abituandolo a dominarsi; spingerlo ad agire, dimostrandogli lo scopo e la necessità di determinare azioni; imprimergli in mente soprattutto l'idea del dovere; conservarne l'animo nella calma e nella serenità; servirsi della esortazione e della correzione, e, ad azione compiuta, dell'approvazione o del biasimo.

A corona ed efficacia di questi mezzi ci vuole l'insegnamento religioso, perché aggiunge nuova forza ai motivi umani e sviluppa il sentimento della propria indipendenza da Dio.

VALUTAZIONE. — L'H. e la sua scuola hanno meriti pedagogici validi e stimolatori: l'aver assegnato alla pedagogia un saldo fondamento nella filosofia; l'avere insistito sulle leggi psicologiche fornite dal pensiero; l'invocare principi razionali contro ogni empirismo pedagogico; il collocare l'interesse come punto centrale per la scelta della materia e il modo di comunicarla; l'assegnare alla pedagogia un fine altissimo, cioè la formazione morale dell'alunno; lo stimolo ad una cultura ampia e plurilaterale; la cercatezza nel grande potere della educazione; l'entusiasmo per la vocazione di maestro, sono altrettanti titoli di encomio e di approvazione. Non mancano però punti assai contestabili: l'anima, se non ha idee innate, ha però, per acquistare le idee, le potenze necessarie, le quali perciò non sono create dagli oggetti e dalle cognizioni; la libertà dell'uomo scompare, perché questi viene ridotto semplicemente ad una macchina che si muove ed agisce secondo le rappresentazioni originate dal di fuori, senza avere in sé forza alcuna per determinarsi spontaneamente; manca tutto quanto di forza e di stimolo può provenire dalla parte soprannaturale del cristianesimo, soprattutto dalla presenza alla Grazia e dalla cooperazione e dalla pratica dei Sacramenti.

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BIBL.:** Opere: *Sämmtliche Werke*, a cura di G. Hartenstein, 12 voll., Lipsia 1850-52; 2a ed., 13 voll., Amburgo 1883-93; *Sämmtliche Werke in chronologischer Reihenfolge*, a cura di K. Kehrbach e O. Flügel, 20 voll., Lipsia-Langensalza 1887-1912. Studi: M. Mauxion, *La métaphysique de H. et la critique de Kant*, Parigi 1895; W. Kinkel, *H., sein Leben u. seine Philosophie*, Giessen 1903; L. Gockler, *La pedagogie de H., Parigi 1905*; G. Davidson, *New interpretation of H.'s Psychology and educational Theory*, Londra 1906; O. Flügel, *H.'s Lehren u. Leben*, Langensalza 1907; E. Wagner, *Vollständige Darstellung der Lehre H.'s*, 11 voll., A. M. William, *F. H. A study on pedagogie*, Londra 1911; V. Gargano, *L'etica di H. e la sua posizione rispetto a Kant*, all'endemoniismo e all'etica inglese, Catania 1912; G. Marpilleo, *G. F. H., Disegno di lezioni di pedagogia*, vers. 11, con appendice sulla vita e la filosofia di H., Palermo 1913; L. Credaro, *La pedagogia di G. F. H.*, 4a ed., Torino 1915; N. Fornelli, *Scritti herbartiani*, Roma-Milano 1918; A. Porgi, *La filosofia di H.*, Milano 1932; A. Saloni, *H.: la vita, lo svolgimento della dottrina pedagogica*, Firenze 1937. Celestino Testore