LA M. A. JACQUES. «Teologo, n. nel 1864 a Aerschot (Belgio), m. a Liegi il 23 ott. 1924. Laureato i brillantemente in filosofia e teologia all’Università Gregoriana, insegnò filosofia nel Seminario di St-Trond e nel 1904 all’Università di Lovanio, dove nel 1906 ebbe la cattedra di Teologia dogmatica. Nel 1914 fu nominato vicario generale di Liegi e nel 1919 consacrato vescovo ausiliare di mons. Rutten.
Stampò due belle monografie: La Rédemption (Lovanio 1911); Controverse sur les futurs contingents à l’Université de Louvain au XVe siècle (ivi 1906). Appassionato al problema, allora tanto vivo, dell’evoluzione, scrisse: Que nous enseigne le premier chapitre de la Genèse? (ivi 1903); L’idée d’évolution chez st Augustin (ivi 1908); La philosophie de l’incomparable, la théorie de l’Evolution, étude critique des «Premiers Principes» de H. Spencer (ivi 1907); Evolution et causalité (ivi 1931). Vi si palesa convinto assertore del trasformismo. Teologo di vasta erudizione filosofica e versato nelle scienze naturali, prevenne i tempi.
LAMMENS, Henri. «Gesuita, celebre islamologo, n. a Gand il 10 apr. 1862, m. a Beirut il 23 apr. 1937. Sbarcato in Siria ancora sedicenne, fu poi professore nell’Università di S. Giuseppe di Beirut dal 1882 fino alla morte, se si eccettuano gli a. 1908-19, durante parte dei quali (1911-14) insegnò arabo nel Pontificio Istituto Biblico di Roma. Il L. si è reso notissimo per i suoi studi intorno all’Arabia preislamica, alla širah, e alla figura di Maometto.
Il suo capolavoro: Fátima et les filles de Mahomet (Roma 1912) diede una nuova soluzione, generalmente accettata, al valore storico delle fonti tradizionali dell’islam. È anche fondamentale la sua opera: Le berceau de l’Islam, l’Arabie occidentale à la veille de l’hégire, I. Le climat, les Bédouins (Roma 1914). Di un carattere di alta volgarizzazione, ma molto aderenti alle fonti, sono i due manuali: La Syrie, précis historique (Beirut 1921) e: L’Islam, croyances et institutions (ivi 1926). Il L. collaborò assiduamente nei Mélanges de l’Université de St-Joseph e nella Encyclopédie de l’Islam. Il prof. G. Levi Della Vida ha chiamato il L. «uno dei più insigni storici delle origini islamiche, degno compagno di Wellhausen e di Caetani».
LA MORICIÈRE LOUIS-CHRISTOPHE - LAMORMAINI WILHELM
Di qui l’ultima delle sue gesta. Quando Pio IX, dopo il distacco delle Romagne (giugno 1859), vedendo insidia la sua libertà, si volse per aiuto ai cattolici di tutto il mondo, primo fra i chiamati fu appunto il La M. Pur sapendo di accingersi ad una impresa disperata e con la prospettiva di compromettere la sua reputazione militare, La M. fu pronto e magnanimo. Al De Corcelles, che ne saggiava le intenzioni (ott. 1859), si disse lieto anche di morire per tale causa; al congiunto ed ex-com-militone mons. De Merode, che gli recava formale invito (3 marzo 1860), aggiunse che un figlio non può non accor-rere alla chiamata del Padre. E parti segretamente da Parigi, sbarcò in Ancona, assunse a Roma il comando supremo delle truppe pontificie (9 apr.). Volontari ed ufficiali di ogni paese ne seguirono in breve l’esempio: pochi mesi bastarono al La M., coadiuvato dal nuovo mi-nistro delle Armi, mons. De Merode, per rinnovare e potenziare l’intera compagine dell’esercito. Ed allorché le sue quattro brigate mobili e le antiquate fortezze vennero di sorpresa assalite da preponderanti forze regie nelle Marche e nell’Umbria (11 sett. 1860), nuovi e vecchi soldati pontifici seppero combattere e morire, tenendo alto l’onore della bandiera. La resistenza opposta alla penetra-zione avversaria dalle rocche di Pesaro, S. Leo e Spoleto, le azioni campali delle brigate Schmidt in quel di Perugia e De Courten in quel di S. Angelo, consentirono al La M. di varcare l’Appennino con le brigate De Pimodan e Kropf. Giunto a Loreto la sera del 17 sett., trovò la via d’Ancona sbarrata da ca. tre divisioni regie, ma cio-nonostante riuscì a sorprenderle l’indomani CASTELFIDARDO, BATTAGLIA DI (v.), donde, grazie al sacrificio di quasi tutte le truppe, pervenne a chiudersi in Ancona (v. ANCONA E NUMANA, ARCIDIOCESI DI, ARCIDIOCESI di). E vi si sostenne con soli quattromila uomini contro due corpi d’armata e l’intera squadra navale per ben dieci giorni d’ostinata difesa (19-29 sett.).