LA MORICIÈRE, LOUIS-CHRISTOPHE-LÉON JUCHAULT DE

LA MORICIÈRE, LOUIS-CHRISTOPHE-LÉON JUCHAULT de. - Generale francese e comandante in capo dell’esercito pontificio, n. a Nantes da nobile famiglia brettonc il 5 febbr. 1860, m. nel Castello di Prouzel (Amiens) l’11 sett. 1865. Prescelta la vita militare (1826), frequentò per un biennio la Scuola Politecnica di Parigi e quella di Applicazione di Metz, donde uscì sottotenente d’artiglieria. Partito per l’Africa nel 1830, si distinse alla presa di Algeri tanto da meritarsi la nomina a capitano degli zuavi, il che segnò l’inizio d’una rapidissima carriera. Fu governatore interinale della colonia in seguito alla vittoria d’Isly (1845), giungendo all’apice della ri-nomanza quando, il 23 dic. 1847, costrinse a defi-nitiva capitolazione il più degno dei suoi avversari, l’intrepido emiro Abd-el-Kader.

Pacifìcata l’Algeria, ebbe modo di darsi alla politica. Già eletto nel 1846 dai legittimisti deputato per il distretto di St-Calais (Sarthe), fu avversario del Guizot, desi-gnato ministro della Guerra con il Thiers, comandante la guardia nazionale e gravemente ferito durante i tumulti del 24 febbr. 1848, che segnarono la fine della « monarchia di luglio». L’Assemblea costituente della II Repubblica lo ebbe deputato per il dipartimento della Sarthe (apr. 1848), ed il nuovo regime uscì salvo dai tragici moti di giugno in gran parte per l’energia e per il valore « sublime », come scrisse Alexis De Tocqueville, del La M. Schie-ratois con il Cavaignac, ebbe il dicastero della Guerra (28 giugno 1848), andando poi ambasciatore di Francia a Mosca, ove anche difese gli interessi cattolici (1849). Si oppose inoltre con fermezza alle mire di Luigi Na-poleone, e fu in tal modo fra le prime vittime designate del colpo di Stato del 2 dic. 1852. Arrestato, tradotto a Mazas e ad Ham, espulso infine dalla Francia, trascorse fra Inghilterra, Germania e Belgio nove anni di esilio nel corso dei quali per cura del Montalembert e del Dechamps, poi arcivescovo di Malines, volle far ritorno a quella fede ed a quella osservanza dei doveri religiosi, che ne fecero un cattolico fervente ed esemplare.

LA MORICIÈRE, LOUIS-CHRISTOPHE-LÉON JUCHAULT de. - Generale francese e comandante in capo dell’esercito pontificio, n. a Nantes da nobile famiglia brettonc il 5 febbr. 1860, m. nel Castello di Prouzel (Amiens) l’11 sett. 1865. Prescelta la vita militare (1826), frequentò per un biennio la Scuola Politecnica di Parigi e quella di Applicazione di Metz, donde uscì sottotenente d’artiglieria. Partito per l’Africa nel 1830, si distinse alla presa di Algeri tanto da meritarsi la nomina a capitano degli zuavi, il che segnò l’inizio d’una rapidissima carriera. Fu governatore interinale della colonia in seguito alla vittoria d’Isly (1845), giungendo all’apice della ri-nomanza quando, il 23 dic. 1847, costrinse a defi-nitiva capitolazione il più degno dei suoi avversari, l’intrepido emiro Abd-el-Kader.

Pacifìcata l’Algeria, ebbe modo di darsi alla politica. Già eletto nel 1846 dai legittimisti deputato per il distretto di St-Calais (Sarthe), fu avversario del Guizot, desi-gnato ministro della Guerra con il Thiers, comandante la guardia nazionale e gravemente ferito durante i tumulti del 24 febbr. 1848, che segnarono la fine della « monarchia di luglio». L’Assemblea costituente della II Repubblica lo ebbe deputato per il dipartimento della Sarthe (apr. 1848), ed il nuovo regime uscì salvo dai tragici moti di giugno in gran parte per l’energia e per il valore « sublime », come scrisse Alexis De Tocqueville, del La M. Schie-ratois con il Cavaignac, ebbe il dicastero della Guerra (28 giugno 1848), andando poi ambasciatore di Francia a Mosca, ove anche difese gli interessi cattolici (1849). Si oppose inoltre con fermezza alle mire di Luigi Na-poleone, e fu in tal modo fra le prime vittime designate del colpo di Stato del 2 dic. 1852. Arrestato, tradotto a Mazas e ad Ham, espulso infine dalla Francia, trascorse fra Inghilterra, Germania e Belgio nove anni di esilio nel corso dei quali per cura del Montalembert e del Dechamps, poi arcivescovo di Malines, volle far ritorno a quella fede ed a quella osservanza dei doveri religiosi, che ne fecero un cattolico fervente ed esemplare.

LA MORICIÈRE, LOUIS-CHRISTOPHE-LÉON JUCHAULT de. - Generale francese e comandante in capo dell’esercito pontificio, n. a Nantes da nobile famiglia brettonc il 5 febbr. 1860, m. nel Castello di Prouzel (Amiens) l’11 sett. 1865. Prescelta la vita militare (1826), frequentò per un biennio la Scuola Politecnica di Parigi e quella di Applicazione di Metz, donde uscì sottotenente d’artiglieria. Partito per l’Africa nel 1830, si distinse alla presa di Algeri tanto da meritarsi la nomina a capitano degli zuavi, il che segnò l’inizio d’una rapidissima carriera. Fu governatore interinale della colonia in seguito alla vittoria d’Isly (1845), giungendo all’apice della ri-nomanza quando, il 23 dic. 1847, costrinse a defi-nitiva capitolazione il più degno dei suoi avversari, l’intrepido emiro Abd-el-Kader.

Pacifìcata l’Algeria, ebbe modo di darsi alla politica. Già eletto nel 1846 dai legittimisti deputato per il distretto di St-Calais (Sarthe), fu avversario del Guizot, desi-gnato ministro della Guerra con il Thiers, comandante la guardia nazionale e gravemente ferito durante i tumulti del 24 febbr. 1848, che segnarono la fine della « monarchia di luglio». L’Assemblea costituente della II Repubblica lo ebbe deputato per il dipartimento della Sarthe (apr. 1848), ed il nuovo regime uscì salvo dai tragici moti di giugno in gran parte per l’energia e per il valore « sublime », come scrisse Alexis De Tocqueville, del La M. Schie-ratois con il Cavaignac, ebbe il dicastero della Guerra (28 giugno 1848), andando poi ambasciatore di Francia a Mosca, ove anche difese gli interessi cattolici (1849). Si oppose inoltre con fermezza alle mire di Luigi Na-poleone, e fu in tal modo fra le prime vittime designate del colpo di Stato del 2 dic. 1852. Arrestato, tradotto a Mazas e ad Ham, espulso infine dalla Francia, trascorse fra Inghilterra, Germania e Belgio nove anni di esilio nel corso dei quali per cura del Montalembert e del Dechamps, poi arcivescovo di Malines, volle far ritorno a quella fede ed a quella osservanza dei doveri religiosi, che ne fecero un cattolico fervente ed esemplare.

28. - ENCICLOPEDIA CATTOLICA. - VII.

Article illustration
LAMPADA - L. in avorio legata in argento dorato con gemme an-

tiche incastonate (sec. x) - Venezia, basilica di S. Marco, Tesoro.

Nel suo incarico di confessore non fu soltanto amato
ed efficace consigliere dell'Imperatore, ma contribuì assai
alla restaurazione della religione cattolica in Austria. Fa-
vori l'editto del 1629, con cui i protestanti dovettero re-
stituire ai cattolici i beni ecclesiastici usurpati; difese
apertamente la tolleranza religiosa verso gli eretici, con-
sigliò l'istituzione di varie case del suo Ordine nell'Im-
pero; ebbe una parte principale nella riforma cattolica
in Austria, Stiria, Boemia e Moravia. D'altro lato la sua
posizione, così influente e così accetta, non poté non
creargli feroci avversari che lo accusarono di aver accet-
tato denaro per mantenere il silenzio, di aver spinto i
confratelli all'inganno e alla menzogna o a reagire con
la violenza contro gli eretici; si giunse a falsificare lettere
e documenti suoi e di altri, e lo si fece persino eroe di
romanzì malfamati. Tutte accuse infondate, da cui seppe
difendersi e che ne lasciarono intatta la fama di persona
dotta, pia, retta e senza pretese (« verus et omnibus nu-
meris absolutus Jesu Socius », disse di lui Urbano VIII).
Scrisse: Ferdinandi II, Romanorum imperatoris vir-
tutes (Vienna 1638), dove si rivela qualche adulazione
all'Imperatore e qualche giudizio sfavorevole e ingiusto
alla memoria del Wallenstein.

BIBL.: L'Autobiografia del L. fu pubblicata da F. Ch. Khe- venhüller, in Annales Ferdinandei, XI, Lipsia 1723, p. 593 senza parte della sua corrispondenza in B. Dudik, Korrespondenz Kaiser Ferdinand II, und seiner erleuchteten Familie mit p. M. Becanus u. W. L., Kaiserl. Beichwätern S. J., Vienna 1876, p. Per la vita: E. Stael, Vita et virtutes p. Guglielmo Germani L., composta a Vienna nel 1648 e rimasta manoscritta negli archivi dell'Ordine; B. Duhr, Wallenstein in seinem Verhältnis zu den Jesuiten, in Hist. Jahrbuch, 13 (1892), pp. 80-99; R. Stic- gole, Beiträge zu einer Biographie des Jesuiten W. L., ibid., 28 (1907), pp. 551-69, 849-70; id., Gesch. der Jesuiten in den Ländern deutscher Zunge, 11, 11, Friburgo in Br. 1913, pp. 691- 723. Sulle falsificazioni di documenti V. Duhr, Jesuitenfabeln, 4a ed., ivi 1904, pp. 602-603, 684-87; trad. it., 11, Firenze 1908, pp. 51-52, 203-205.