«LAMENTABILI SANE EXITU». - Decreto del S. Uffizio del 3-4 luglio 1907 che condanna la proposizione di moderniste.
Dopo la condanna dei libri del Loisy (1903), due teologi di Parigi (G. Letourneau e P. Bouvier) ne estrasero 33 proposizioni erronee, che sottoposero al giudizio dell'arcivescovo card. Richard. La lista fu subito trasmessa al S. Uffizio, in seno al quale venne costituita una commissione esaminatrice, di cui fecero parte i card. Serafino Vannutelli, Augusto Di Pietro, Mariano Rampolla, Girolamo M. Gatti, Domenico Ferrata, Pietro Respighi, Raffaele Merry del Val, Andrea Steinhuber, Francesco Segna, Calasanzio Vives y Tuto. La lista parigina venne discussa, modificata e soprattutto ampliata con l'aggiunta di 32 proposizioni, estratte da altri autori modernisti. Il redattore definitivo sembra sia stato il francescano David Fleming. Nel periodo di preparazione qualche notizia trapelò e la stampa se ne servì per formulare le ipotesi più bizzarre. Finalmente il decreto apparve in L'osservatore romano il 6 luglio 1907, con la data del 3 e l'approvazione di Pio X del giorno seguente.
Il decreto esordisce con due rilievi: l'età presente ha la febbre della novità, cui fanno buon viso anche alcuni scrittori cattolici, che sotto pretesto di un maggior approfondimento della verità nella luce del metodo storico, ammettono un'evoluzione corruttrice dei dogmi. Per opporsi a queste novità, diffuse anche tra i fedeli, Pio X ha ordinato al S. Uffizio di esaminare e condannare i principali errori. Segue la semplice lista di 65 proposizioni, senza alcuna esterna divisione e senza speciale graduatoria nel determinare la gravità dei singoli errori.
Però dall'esame interno emerge una logica latente, che regge la compagine del documento, composto di sette gruppi ben distinti di proposizioni: 1-8: l'autorità del magistero della Chiesa in materia religiosa, soprattutto nel campo dell'esegesi biblica; 9-19: ispirazione e storicità della Bibbia, specialmente dei Vangeli; 20-36: nozioni fondamentali sulla Rivelazione, il dogma e la fede; 27-38: origine e sviluppo del dogma cristologico; 39-51: origine e sviluppo dei Sacramenti in genere e in specie; 52-57: origine, natura ed evoluzione della Chiesa e dei suoi elementi costitutivi; 58-65: indole generale e valore della dottrina cristiana nel suo insieme.
Dall'imponente complesso di queste proposizioni risultano condannati, anche nelle particolari applicazioni, il libero esame in campo religioso, particolarmente eseguito, il naturalismo che nega l'ispirazione e l'origine divina della S. Scrittura, il criticismo, che sottrae ai Vangeli il fondamento storico, il soggettivismo, che fa della religione un fenomeno interno della coscienza, l'evoluzionismo applicato ai dogmi cristologico, sacramentario, ecclesiologico; il relativismo, che nega il valore assoluto della Rivelazione cristiana e della dogmatica cattolica.
Dal rapido esame appare che tutte le concezioni di A. Loisy (v.), G. TYRRELL, GEORGE (v.) e di E. Le Roy furono tutte presenti, sebbene la condanna non sia rivolta a nessuna persona in particolare e miri soltanto a colpire il sistema modernista nei suoi principi e nelle immediate deduzioni e applicazioni.
Il decreto emanato dal S. Uffizio, munito dell'approvazione in forma communi del Sommo Pontefice, non è un documento infallibile (cf. L. Choupin, Valeur des décisions doctrinales et disciplinaires du St-Siège, 3a ed., Roma 1929, pp. 71-75). Comunque è un documento autentico della S. Sede, che deve essere accolto con piena sottomissione esterna e interna. Del resto, rigettando gli errori che sono diametralmente opposti alla Rivelazione e al dogma cattolico, questo decreto rientra nel novero di quelli che preludono a un documento più solenne e più decisivo del magistero della Chiesa. Il decreto è la naturale prefazione all'anceli. GRECIA (v.).
ANTONIO Piolanti