TYRRELL, GEORGE. - Teologo modernista inglese, n. a Dublino il 6 febbr. 1861, m. a Storrington (Sussex) il 15 luglio 1909.
Cresciuto nel calvinismo, ancor giovane si orientò verso la Chiesa alta, per entrare poi nel cattolicesimo (1879), e, l'anno dopo, nella Compagnia di Gesù. Ordinato sacerdote il 20 sett. 1891, dopo avere per un biennio (1894-96) insegnato filosofia presso il Collegio di Stonyhurst, divenne collaboratore del Month, la rivista dei Gesuiti inglesi, imponendosi al pubblico sia per i saggi d'apologetica, sia per i suoi primi libri di meditazione religiosa, nei quali era visibile l'influsso newmaniano. In seguito ad una profonda crisi che la lettura del Blondel, Laberthonnière e Loisy, cui era stato iniziato dall'amico Fr. von Hügel, non fecero che accelerare, il T. passò al modernismo; intendeva però rimanere in seno alla Compagnia e alla Chiesa per operare la riforma dal di dentro, svolgendo attività clandestina di scrittore, finché la Compagnia decise la sua espulsione (1° febbr. 1906), indotta dalla scoperta di A letter to a friend e dal rifiuto del T. di ritrattare gli errori. L'espulsione importava la sospensione a divinis, per essere egli congedato «sine episcopo receptore»; si aggiunse da Roma, per la reazione da lui capeggiata contro l'encicl. Pascendi, la sentenza del 22 ott. 1907, che lo privava dei Sacramenti. Morì senza essersi riconciliato con la Chiesa.
Le opere del periodo pre-modernista sono: Nova et Vetera (Londra 1897); Hard sayings (ivi 1898); On external religion (ivi 1899); Oil and wine (1900, in circolazione privata); The faith of the millions (Londra 1901): raccolta dei principali saggi apparsi sul Month. Nel periodo modernista clandestino scrisse: Religion as a factor of life (Exeter 1902, pseud. Dr. Ernest Engels); The Church and the future (s.l. 1903, pseud. Hilaire Bourdon); Lex orandi (Londra 1903); Lex credendi (ivi 1906). Del periodo apertamente modernista sono: A much abused letter (ivi 1906); Through Scylla and Charybdis (ivi 1907); Mediaevalism (ivi 1908); Christianity at the cross-roads (ivi 1909, postuma); Essays on faith and immortality (ivi 1914, postuma).
La filosofia religiosa del T., benché non si presenti come sistema organico coerente, traccia tuttavia le grandi linee di una nuova vasta sintesi teologica che, escluso il tomismo per una scolastica pragmatico-immanentista, valesse a conciliare le istanze del pensiero moderno con la fede cattolica, sotto il segno dell'antintellettualismo e del relativismo. Negata alla ragione ogni capacità di sapere scientifico e metafisico, il trascendente, secondo il T., è dato attraverso una esperienza vitale, vera rivelazione che si compie normalmente nella coscienza di ognuno e, in grado straordinario, in quella del profeta, interprete dell'anima collettiva. Tale rivelazione e esperienza del divino, consistente essenzialmente in elementi affettivi e dinamici, tende ad iscriversi in immagini e concetti, originando, per la continua evoluzione di questi, sempre nuovi dogmi i quali, per la loro origine e natura di elemento mentale non rivelato, non possono pretendere, non diversamente da ogni altro umano sapere, ad un valore speculativo e ritengono solo un valore pratico divizionale, nel senso che la verità di essi consiste solo nella loro utilità per la vita religiosa, ch'è la Lex orandi normativa della Lex credendi (simbolismo dogmatico). L'errore della Chiesa, dal T. denominato teologismo, sta nell'attribuire un valore di verità speculativa e rivelata ai dogmi ed alla teologia razionalmente dedottane, per cui essa tradisce la missione affidatale da Cristo, ponendosi come scuola di dottrina invece che di vita, determinando così un inutile conflitto con la scienza e l'assolutismo di un pontificato infallibile, richiesto a salvaguardia della pretesa uniformità dogmatica, sostituitosi al consensus fidelium, unico organo di verità dello Spirito, che si rivela nell'esperienza religiosa collettiva. La riduzione della sopra-natura a natura, la pratica equivalenza dei dogmi e, per ciò, delle religioni, condussero il T. a un naturalismo religioso, secondo il quale il cattolicesimo non sarebbe che una forma storica transeunte della religione universale.
BIBL.: sources