LABERTHONNIÈRE, LUCIEN

LABERTHONNIÈRE, LUCIEN. - Oratoriano, scrittore di filosofia della religione, n. a Chazellet (Indre) il 5 ott. 1860, m. a Parigi il 6 ott. 1932. Entrato nell'Oratorio nel 1886, fu professore di filosofia a Juilly (1887-96), direttore della Scuola Massillon (1897-1900), superiore a Juilly (1900-1903), direttore degli Annales de philosophie chrétienne (1905-13). Contemporanei e danno questo periodico dal S. Uffizio (decr. 5 maggio 1913), e non essendo parsa accettabile all'autorità religiosa la sua sottomissione, si ritirò a vita privata e dopo poco ebbe anche la proibizione di pubblicare altri scritti. Continuò a dare esempio di vita sacerdotale dignitosa e di pietà profondamente soprannaturale; ma, pur inculcando agli altri la sottomissione alle direttive della Chiesa, egli preparò, in quel periodo di silenzio forzato, altre opere, purtroppo sempre intonate agli stessi errori già condan

nati. Prima di morire domandò e ricevette con profonda pietà i Sacramenti.

Dotato di penetrazione speculativa, di vigoria polemica, con uno stile limpido ed agile e un tono aristocratico, volle cooperare al disegno di M. Blondel, che proclamava la necessità di un'apologetica nuova, che stringesse insieme in una sintesi superiore le esigenze della mentalità contemporanea e l'idea cristiana.

Il nuovo sistema da lui adottato e chiamato «dogmatismo morale», doveva rompere il connubio del cristianesimo con l'aristotelismo tomista, liberare il «realismo cristiano» dalle vecchie e opprimenti incrostazioni dell'«idealismo greco», abolire una fede puramente astratta, groviglio di formole imposte allo spirito dal «di fuori», com'era quella insegnata e praticata fino allora dai fedeli, sostituendola con una fede proveniente dal «di dentro di noi», secondo cui lo spirito proclama la sua autonomia e «dà a se stesso la verità che ammette». Teoria immanentista, che dichiara l'importanza della ragione speculativa con l'accettazione della critica kantiana, considerata come una conquista dello spirito moderno; superandola, però, in quanto intende appoggiarsi sulle esigenze della vita pratica e sulle nostre migliori aspirazioni per dedurre le verità fondamentali della filosofia e la conferma delle stesse verità del cristianesimo.

Il sistema fu esposto e difeso vivamente dal L. in una nutrita serie di articoli comparsi negli Annales de philosophie chrétienne e in opere a parte: a) Essai de philosophie religieuse (Parigi 1903; vers. it., Palermo 1907; all'Indice, decr. 5 apr. 1906), in cui, pure dichiarando di non voler sostenere che la natura umana postula il soprannaturale, confonde tuttavia i limiti, nettamente stabiliti tra i due ordini della natura e della sopranatura dalla dottrina della Chiesa, pensando che si debba poter scoprire nell'uomo l'esigenza della Grazia, che lo porta fino alla fede, qualora egli corrisponda fedelmente ai suoi appelli, cioè alle sue intime aspirazioni. La fede, inoltre, non la si impone, né si subisce, perché questo sarebbe violentare l'intelligenza; ma ogni certezza di ordine religioso si acquista soltanto con «far vivere in se stessi la verità». b) Le réalisme chrétien et l'idéalisme grec (Parigi 1904; vers. it., Firenze 1922; all'Indice, decr. 5 apr. 1906) vuol dimostrare che la dottrina cristiana non è, come la filosofia greca, un sistema di concetti («pensare è tutto»), ma una interpretazione vivente della storia, che è realtà in continuo divenire, riechezza smisurata, complessità, nella quale, e specialmente nella vita di Gesù, «dobbiamo trovare la presenza attiva di Dio nella umanità». c) Le stesse idee vengono ribadite in Le témoignage des martyrs (Parigi 1912; all'Indice, decr. 16 giugno 1913) e in Sur le chemin du catholicisme (ivi 1913; all'Indice, decr. 16 giugno 1913); ma con più veemenza e acridine nelle opere postume: Etudes sur Descartes (2 voll., ivi 1935; all'Indice, decr. 2 dic. 1936) e Etudes de philosophie cartésienne et premieres écrits philosophiques (ivi 1937; all'Indice, decr. 26 marzo 1941), dove alle solite dottrine immanentistiche e alle conseguenze di autonomia dello spirito, che ne derivano, s'accoppiano le invettive più virulente e audaci contro il magistero della Chiesa, contro i teologi, i quali con il loro insegnamento estrinsecista sulla Grazia e sulla Rivelazione ci abbassano dallo stato di persone allo stato di cose; e specialmente contro il primo responsabile di queste rovine, s. Tommaso d'Aquino, oppressore delle anime, l'uomo «che non è nemmeno eretico, perché è rimasto completamente fuori del cristianesimo».

Il L. scrisse pure: Positivisme et catholicisme, d'épropos de l'Action française (ivi 1911), dove nota con forza e acuta preveggenza, prima ancora delle condanne, il carattere agnostico e anticristiano del movimento.

Anche nel campo pedagogico il L. volle applicare le sue concezioni per mostrarse il valore e la fecondità, e compose un breve trattato: Théorie de l'éducation, rapport de l'autorité et de la liberté (in Essai, cit., pp. 233-89; nella vers. it., pp. 227-89; nuova vers. II. del solo trattato, Firenze 1921); dove inculca chiaramente la missione e il dovere dell'educatore cristiano, che non deve consistere nell'imporre all'educando, con metodi più o meno costruttivi, l'abitudine di agire passivamente; ma nel servire,

aiutare la personalità del fanciullo ad elevarsi al di sopra dei suoi istinti e dominare la sua anarchia interiore. A parte le spiegazioni immanentistiche circa le verità religiose che si devono insegnare, il trattato è denso di utili considerazioni e consigli.

Concludendo: non si deve negare al L. il merito notevolissimo di essersi posto nel campo della realtà storica e concreta, nel campo della vita vissuta, allo scopo di sempre più intimamente permearla di Gesù Cristo: questo spiega anche il bene e la consolazione ricavata da molti nella lettura dei suoi libri; ma si deve anche dire che il tentativo di un'apologetica del cristianesimo non più in funzione della metafisica e della teologia, adoperata dalla Chiesa, ma in funzione di esigenze immanenti-stiche e pertanto soggettive e relative, è completamente fallito.

BIBL.: Oltre alle opere citate sotto le voci: AZIONE, filosofia dell' IMMANENTISMO; IMMANENZA; MODERNISMO si vedano: M. B. Schwalm, L'apologetica contemporanea, in Revue thématique, 5 (1897), pp. 62-94; id., La crise de l'apologetica, ibid., pp. 239-70; 338-70; M. Gombauld, Le problème apologétique, serie di articoli in Science catholique, 16 (1901-1902) e 17 (1902-1903); P. Batiffol, L'Evangile et l'Eglise, in Bull. de littér. ecclés., 5 (1903), pp. 3-15; id., Evolutionisme et histoire, ibid., 7 (1903), pp. 169-70; E. Portal, L'explication morale du dogme, in Etudes, 104 (1905), pp. 145-73; 318-42; C. Pesch, Glaube, Dogmen u. geschichtliche Tatsachen, Friburgo in Br. 1908, pp. 111-27; vers. it., Roma 1909, pp. 131-48; G. Gentil, I saggi di filosofia dell'azione del L., in Il modernismo e i rapporti tra religione e filosofia, Bari 1909, pp. 11-51; M. A. Michel, Le catholicisme d'après M. L., in Questions ecclésiastiques, 10 (1913), pp. 121-31; E. Castelli, L. Milano 1927 (con ampia bibli.); E. Codignola, Prefazione alla vers. II. della Teoria della educazione e saggi minori, Firenze 1921; riprodotta in: id., Educatori moderni, ivi 1926, pp. 127-38; J. Rivière, Le modernisme dans l'Eglise, Parigi 1929, pp. 233-40 e passim; Th. Friedel, Pages choisies de L., donnant une vue d'ensemble de sa pensée, ivi 1931; F. Olgiati, La filosofia religiosa di L., in Rivista di filosofia neoscolastica, 25 (1933), pp. 11-49; I. Messaut, Les dernières manifestations du modernisme et l'apologetique contemporaine, Loisy et L., in Rev. thomiste, 17 (1934), pp. 32-86; M. R. Gagnebet, Le naufrage doctrinal d'un adversaire de la théologie: le p. L., ibid., 18 (1935), pp. 568-605; L. Pelloux, Il concetto di immanenza nella filosofia religiosa di L., in Filosofia e Religione (Relax. e comunicazioni), all'XI Congr. nazion. di filosofia, Genova 1936; Milano 1937, pp. 145-55; M. Cordovan, La nuova condanna del p. Luciano L., in L'osservatore romano, 10 genn. 1937; A. Pierini, Il Descartes del L. e i suoi critici, in Giorn. critico della filosofia, 21 (1940), pp. 350-68.