UBAGHS, GERHARD CASIMIR

BAGHS, GERHARD CASIMIR. - Filosofo belga, n. a Berg-le-Jaquemont il 26 nov. 1800, m. a Lovanio il 15 febbr. 1875.

Ordinato sacredote, insegnò prima nel piccolo Seminario di Rodule, poi (1834) a Lovanio. Dal 1846 diresse insieme con Arnold Tits e Lonay, la Revue catholique, ONTOLOGISMO (v.) cui l'U. aderì nel 1850.

Opere principali: Logicae elementa (Lovanio 1834; 6a ed. 1860); Ontologiae... elementa (ivi 1835; 5a ed. 1864); Theodiceae... elementa (ivi 1841, 4a ed. 1863); Anthropologiae philosophicae elementa (ivi 1848); De realisme en théologie et en philosophie (ivi 1856); Essais d'idéologie ontologique (ivi 1860). Il pensiero di U., come in genere quello dei tradizionalisti, è una reazione al razionalismo illuministico e si propone di conciliare le idee e ragione, in modo che questa abbia garanzia del proprio sussistere in virtù di quella (Log. elem., 3a ed. 1839, p. 161). Si distinguono nozioni e idee; le nozioni, relative alla sensibilità hanno solo universalità relativa; le idee riguardano le verità di ordine morale e metafisica (legge morale naturale, esistenza di Dio, ecc.) e sono innate. innatismo (v.) è di tipo leibniziano (ibid., pp. 17-18 e 124). Lo sviluppo di queste idee è consentito dall'insegnamento sociale, inteso come ogni forma di aiuto derivante dalla convivenza sociale: origine sociale ha pure il linguaggio articolato, come mezzo espressivo e comunicativo (ibid., pp. 144-48 e 167). Ma tale insegnamento è tradizionale, indispensabile all'uomo, suppone a sua volta un primo insegnamento divino sotto forma di rivelazione naturale: è in questo senso che U. parla di una «fede primitiva» (ibid., p. 161), cui assegna inoltre psicologismo (v.), garantendo la sua comunicazione del soggetto con l'oggetto, al di là della rappresentazione (cf. Théol. elem., p. 84). Il fondamento della certezza consiste nella stessa natura ragionevole dell'uomo, senso comune (v.). In definitiva ogni individuo è legato ai suoi contempo-ranei e predecessori e deriva dall'insegnamento l'uso della ragione, anche se, una volta ricevute dalla tradizione le idee e i principi, la ragione è in grado di comprendere (Log. elem., pp. 128-29).

In merito all'idea di Dio, essa è un dato originario della ragione; Dio è quindi indimostrabile. Dimostrazioni e prove non sono che chiarificazioni e spiegazioni. Di qui l'adesione all'ontologismo come all'unica soluzione delle difficoltà dell'intermediarismo. Le idee sono poste come «la medesima verità da conoscere, identica con l'intelligibile percepito immediatamente»; verità assolute esistenti realmente e indipendentemente da ogni operazione dello spirito umano; e infine come «l'essere che è atto puro e che non è altro che l'Essere Divino» (Essais d'idéologie ontologique, pp. 33, 75, 78). La presenza naturale di Dio alla mente non va tuttavia confusa con la visione beatifica, che ha per oggetto l'essenza divina in sé ed è propria soltanto dell'anima separata (ibid., p. 58).

La dottrina suscitò aspre controversie. Dopo un avvertimento, nel 1843, in merito a 5 sue proposizioni, la Congregazione dell'Inquisizione condannò (18 sett. 1861) una serie di proposizioni concernenti l'ontologismo (Denz-U. nn. 1659-65). U., dopo essersi sottomesso (Henry, op. cit. in bibl., pp. 113-49), lasciò l'insegnamento.

Bibl.: M. De Wulf, Hist. de la philosoph. en Belgique, Lovanio-Parigi 1910, p. 299 sgg.; J. Henry, Le traditionnalisme et l'ontologie dans la Louvain, in Annales de l'Institut sup. de philosophie, (1924), pp. 41-149; L. Noël, Histoire de la Belgique contemporaine, Enzo Maccagno, III, Bruxelles 1930, pp. 81-119.