PSICOLOGISMO. - Indica, in generale, «la tendenza a far predominare il punto di vista psicologico (cioè l'analisi empirica e l'osservazione scientifica dei fatti e delle loro «leggi causali») sul punto di vista specifico di altri studi (in particolare della teoria della conoscenza e della logica)» (A. Lalande,
Psychologische, in Vocab. de la philos., 5ª ed., Parigi 1947, pp. 836-37). Il termine è stato precisato soltanto con le controversie che a principio di questo secolo hanno contrapposto, in Germania, alcune forme di neokantismo (Rickert, Natorp) e il tentativo, HUSSERL, EDMUND (v.), di fenomenologia (v.) «pura», sia alla psicologia inglese classica (Hume, Mill, Spencer), sia ad alcune tendenze della logica (Erdmann, Sigwart) e concezioni della psicologia (Wundt, Stumpf, Lipps, Brentano). Pur non inchiudendo, per sé, un senso peggiorativo (E. Husserl, Logische Unters., cit. in bibl., I, p. 52) né sistematico, l'uso che ne fanno i suoi critici, innanzitutto Husserl, conferisce allo p. l'unità organica di una dottrina, non sempre conforme alla lettera (se pure non allo spirito) degli autori citati.
Secondo Wundt (Psychologismus und Logizismus, in Kleine Schriften, cit. in bibl., I, pp. 511-34) lo p. e il suo opposto, il logicismo, empirismo (v.) razionalismo (v.): da una parte e dall'altra la stessa pretesa totalitaria; lo p. trasforma la logica in psicologia, il logicismo la psicologia in logica (ibid., p. 156 sg.). Nella sua espressione rigorosa il p. risolverebbe nella psicologia la filosofia senz'altro: «L'estetica è la psicologia del bello e dell'arte, l'etica la psicologia della volontà morale, la logica la psicologia della formazione del concetto e del ragionamento» (ibid., p. 515).
Secondo Husserl lo p. può essere considerato tanto sul piano della logica pura che della fenomenologia pura. Sul piano logico può riassumersi nelle seguenti proposizioni: 1) «le leggi normative della conoscenza debbono essere fondate sulla psicologia della conoscenza stessa» (Logische Unters., I, cap. 8, p. 154). Di qui la riduzione delle leggi logiche alle leggi empiriche di associazione od opposizione e, in genere, delle «leggi normative» alle «leggi di efficienza» (ibid., pp. 66-69, 78 sg., con citazioni di Mill e Spencer). 2) Nei fenomeni psichici rientra lo stesso contenuto della logica: rappresentazioni, giudizi, conclusioni, verità, probabilità, possibilità, necessità non sono che atti psichici e loro modalità; la logica è pertanto funzione della psicologia (ibid., p. 167 sg.; p. 52). 3) giudizio (v.); ma poiché il giudizio è vero in quanto evidente, EVIDENZA (v.) è un valore d'ordine psicologico-soggettivo, la logica rientra per questa via nella psicologia (ibid., p. 180 sg.). Sul piano fenomenologico lo p. può caratterizzarsi in tre motivi principali: 1) riduzione dell'«oggetto o essenza» all'oggetto conoscenza (v.) esperienza (v.), di ogni scienza, anche «pura», quale la matematica, a scienza positiva (Ideen, cit. in bibl., I, sez. 1ª, cap. 1, p. 17 sg.). 2) Confusione dell'atto con l'oggetto del conoscere e quindi riduzione degli oggetti a fatti psichici (Zustände; cf. ibid., cap. 2, p. 40 sg.; Log. Unters., I, cap. 8, pp. 170-173). 3) Confusione dei problemi di «genesi» con i problemi di «struttura»: poiché, p. es., le «essenze matematiche» hanno origine dall'esperienza (come d'altronde ogni conoscenza; cf. ibid., I, p. 75), si conclude che il senso e il valore di tali conoscenze non trascende la loro origine empirica (Ideen, cit. in bibl. I, sez. 1ª, cap. 2, p. 45). In conclusione, secondo Husserl lo p. si risolve in un empirismo integrale e, quindi, in scetticismo e relativismo assoluto (ibid., p. 37 e Log. Unters., cap. 7).
Fuori di ogni controversia, è opportuno distinguere lo p. come dottrina, come tendenza, come metodo. 1) Lo p. dottrinale (dato che effettivamente esso si dia; fuori della scuola inglese, sembra doversi ritenere, con Wundt, che storicamente si tratti piuttosto di «compromesso») incorre di fatto in alcune delle critiche fondamentali mosse da Husserl. La distinzione fra atto e suo contenuto, fra «causale» e «normativo», l'analisi della coscienza come struttura intenzionale (v. INTENZIONALITÀ) fenomenologia (v.). 2) Lo p. come tendenza non è se non l'esagerazione (per lo più professionale e quindi non sempre cosciente) di un atteggiamento legittimo che si connette all'«unità soggettivo-antropologica della conoscenza» (Husserl, Log.
Unters., I, pp. 173-74) e di ogni altra attività (arte, logica, etica ecc.). In questo senso la psicologia interessa universalmente, ma dal punto di vista dell'attività soggettiva, tutte le scienze dell'oggetto (cf. id., Formale u. Transzend. Logik, pp. 34-35, dove la psicologia è detta Wissenschaft von allen Subjektiven). Nella direzione opposta il logicismo è ugualmente l'esagerazione della tendenza oggettiva, in se stessa legittima. Il conflitto fra i due indirizzi contribuisce a contenere le intemperanze dell'uno e dell'altro. 3) Lo p. metodologico si rende conto della inevitabile parzialità dello p. e del logicismo. In realtà la «scienza» non è né un flusso psichico di «cogitationes», né un semplice agglomerato astratto di «cogitata» o un sistema di norme. Ma in questa totalità indivisa lo psicologo intende delimitare, per un'astrazione metodologica, un campo di osservazione o riflessione che egli, per principio appunto di metodo, non intende oltrepassare. Tale intento, secondo l'adagio «abstrahentium non est mendacium», va riconosciuto in se stesso legittimo.