QUALITÀ. - Q. (ποιότης) significa, in senso generico, modo di essere. L'universo, materiale e spirituale, non solo presenta una molteplicità di enti (v. PLURALISMO), ma anche diversi e mutevoli aspetti, determinazioni, perfezioni (colori, suoni, peso, durezza..., pensieri, affetti, virtù...), cui può riferirsi il termine generico di q.
In opposizione agli atomisti ristretti alla considerazione degli elementi quantitativi, Anassagora (v.) ed Empedocle (v.) introdussero il concetto di q. nella spiegazione dei fenomeni. Platone tratta della q. come di un'idea fondamentale (Theaet., 182 sgg.); Aristotele la considera come il terzo dei supremi generi dell'ente
(Met., V, 7, 1017 a 25-30; I, 8,8 b 25). S. Tommaso (Sum. Theol., 1ª, q. 28, a. 2; 1ª-2ª, q. 49, a. 2) definisce la q. come «modus essendi», «dispositio substantiae» e distingue la q. essenziale, determinazione dello forma (v.), e la q. accidentale, o q. propriamente detta, ulteriore determinazione della sostanza, da questa realmente distinta (v. ACCIDENTE; SOSTANZA). La q. accidentale è classificata secondo una quadruplice distinzione: 1) come determinazione diretta della sostanza: abitudini (v.) e disposizioni (scienza, virtù, vizio, sanità, infermità, virtù soprannaturale, Grazia...); 2) come principio di operazione o attività: potenze o facoltà operative (sensi, intelletto, volontà...); 3) come principio di alterazione o passività: q. sensibili; 4) come determinazioni della quantità: forma e figura. Descartes (v.) definisce la q. come proprietà della sostanza; essa è duplice, il pensiero, o q. dello spirito, e la quantità, o q. del corpo (Princ. philos., I, n. 56 e 63; ed. Ch. Adam-P. Tannery, VIII, 26 sgg.). In Kant q. è uno dei modi di giudicare al quale appartengono le categorie della realtà, negazione e limitazione (Critica della ragion pura, trad. II. di G. Gentile e G. Lombardo-Radice, I, Bari 1919, p. 109 sgg.). Hegel pone la q. come un momento nello sviluppo dialettico dell'idea (v.); essa si contrappone all'essere indeterminato come determinazione prima e immediata e si divide di nuovo in puro essere, essere determinato e essere per sé (La scienza della logica, trad. II. di A. Moni, I, Bari 1924, p. 72 sgg.). In Bergson (L'évolution créatrice, Parigi 1940, p. 300 sgg.) la q. è una visione percettiva stabile del cambiamento e divenire reale, Boutroux (v.) afferma l'elemento qualitativo come essenziale per tutta la realtà (De la contingence des lois de la nature, Parigi 1902, p. 29 sgg.).
Q. sensibili. - In filosofia, il problema delle q. è riferito particolarmente alle q. sensibili. Già il pensiero indiano ne aveva affermato la soggettività; fra i Greci, prima gli eleati e poi gli atomisti le considerano come apparenze fallaci e soggettive; Protagora e Aristippo ne rilevano la relatività; Platone le dichiara oggetto di sensazione e non di scienza (Theaet., 186). Aristotele (De an., II, 6-12) e poi la scolastica difendono l'oggettività delle q. sensibili, distinte in «prime» (caldo e freddo, secco e umido) e «seconde» o derivate. scolastica (v.) non poco si discusse intorno alle «qualitates occultae», postulate per spiegare i fenomeni e le forze naturali: contro di esse e contro tutte le q. GALILEA (v.), LOCKE, JOHN (v.). meccanicismo (v.) atomismo (v.) nega l'esistenza di q. nel mondo fisico, riducendo tutta la realtà materiale alla sola quantità e moto locale e ritenendo come reazioni puramente soggettive dei sensi le varietà qualitative. Il problema ha un aspetto propriamente critico-epistemologico (per cui V. PERCEZIONISMO) e un aspetto fisico-cosmologico, che consiste nel determinare la natura e le proprietà delle varie q. sensibili e le leggi che le governano, ed è trattato nelle varie parti della fisica. In genere la fisica moderna, specialmente per opera della reazione energetica (Duhem, Ostwald) contro il meccanicismo della fisica classica e le QUANTITÀ (v.), riconosce l'iriducibilità delle q. alla sola quantità e moto locale e la necessità di elementi qualitativi per la spiegazione della realtà fisica: energia (v.), specialmente elettromagnetica e gravitazionale. Merito del meccanicismo è di aver messo in luce la necessità, fondamentale in tutta la fisica moderna, di sottoporre anche le q. a un rigoroso processo di misura e calcolo matematico. Il metodo quantitativo però non si oppone all'affermazione delle q. sensibili e, anche secondo i principi della filosofia scolastica, può essere introdotto nello studio delle q., in quanto anche queste hanno una quantità, la « intensio » o « quantitas virtutis », misurabile dagli effetti quantitativi che produce: « nam quantitas virtutis secundum effectus mensurari solit » (s. Tommaso, Comp. theol., cap. 216); così dalla dilatazione del mercurio in un termometro si misura l'intensità o grado della temperatura di un corpo. Sull'elemento soggettivo o psicologico rispondente alle q. sensibili e sulla sua misura sono note le feconde ricerche della psicologia moderna, in particolare di Fechner, Weber, Paulsen, Wundt (v. SENSAZIONE).
Il problema dell'intensità e dell'aumento delle q. ha avuto particolare considerazione nella scolastica, per i suoi riflessi teologici nella questione dell'aumento della Grazia, carità e virtù soprannaturali. Due sono, sostanzialmente, le principali spiegazioni proposte: la prima, difesa da Scoto (Commentaria ad I librum Magistri sent., dist. XVII, qq. 4, 5, 6; I, Quaracchi 1912, p. 834 sgg.) e da Suárez (Disp. metaph., disp. 46, ed. Vivès, XXVI, Parigi 1861, p. 753 sgg.), spiega l'aumento delle q. per l'aggiunta (additio) di nuove entità, come è aumentabile il peso con l'aggiunta di nuovi pesi; l'altra, sostenuta da s. Tommaso (Sum. Theol., 1a-2ae, q. 52, a. 1 e 2; 2a-2ae, q. 24, a. 4-7; De virt., q. 1, a. 11), spiega l'aumento « per hoc quod subiectum magis vel minus perfecte participat unam et eandem formam », cioè in quanto una medesima forma attua sempre più perfettamente la capacità potenziale del soggetto, sotto l'azione della causa agente esterna o per la ripetizione di atti. In realtà l'opinione scotista-suareziana spiega solamente l'aumento della « quantitas per accidens » delle q. (p. es., per avere una maggiore quantità di calore basta aggiungere nuovi corpi aventi lo stesso grado di temperatura), mentre per spiegare l'aumento dell'intensità o « quantitas intensiva » (p. es., l'aumento della temperatura) è necessario ricorrere alla seconda spiegazione.