Enciclopedia Cattolica vol. X, 1953 Filosofia Problemi e argomenti particolari

RAGIONAMENTO

English Cita

RAZIOCINIO rimanda qui.

RAGIONAMENTO. - Da ratio (v. RAGIONE), è l'atto per cui il pensiero, in virtù di date proposizioni, fatti, giudizi, passa a un'affermazione nuova. R. è pertanto, nel suo significato più ampio, sinonimo di inferenza, e indica il «discorso» o movimento della ragione da conoscenze in atto (premesse, προτάσεις, τὰ προτεινόμενα) a ulteriori giudizi (conclusioni), aventi con quelle nesso di derivazione causale. Il nesso logico di derivazione («consequenti» nella terminologia scolastica) è essenziale, per cui non può dirsi r. ogni processo del pensiero che si compia per discoperta casuale o per semplice successione nel tempo.

Nella logica tradizionale il r. è, accanto al concetto (v.) e al giudizio (v.), la terza attività fondamentale della ragione. S. Tommaso ravvisa in esso il carattere distintivo dell'intendere umano, essenzialmente analitico e progressivo nel tempo: «homines ad intelligibile veritatem cognoscendam perveniunt procedendo de uno ad aliud ... et ideo rationales dicuntur» (Sum. Theol., 1°, q. 79, a. 8, c.; cf. De verit., q. 15, a. 1). Tuttavia, identico è il principio conoscitivo che intende (intellectus) e che ragiona (ratio); la diversità e molteplicità è soltanto funzionale: mentre l'intelletto denota «pura apprensione della verità», è proprio invece della ragione «discurrere ab uno in aliud, ut per id quod est notum deveniat in cognitionem ignoti» (In anal. post., I, lect. 1, n. 4; cf. Sum. Theol., loc. cit., e q. 85, a. 4). Il r. è quindi, per rapporto all'intellezione, come «acquisizione» a «conseguimento», «divenire» a «essere», «moto» a «quiete». Analizzando questo rapporto, s. Tommaso osserva che, come non è possibile il movimento senza un punto fermo di partenza, così anche il r. presuppone alcune verità o principi di immediata intuizione («intellectus principiorum») da cui parte e a cui ritorna nel processo risolutivo e dimostrativo delle conclusioni. La «ratio» pertanto trova nell'«intellectus» il suo principio e il suo termine: «intellectus invenitur rationis principium quantum ad viam inveniendi, terminus vero quantum ad viam iudicandi» (De verit., q. 15 a. 1).

Come inferenza, il r. è funzione essenzialmente attiva del pensiero: non pura intuizione di un dato, ma processo di ricerca («a certis ad incertorum indagationem nitens cogitatio»; s. Agostino, De immort. anim., cap. 1: PL 32, 1021 A). È chiaro tuttavia che il momento intuitivo non è assente dal r. e anzi vi assume forme più complesse che non nel puro concetto. Il r. infatti si compie per un preciso atto noetico in cui una certa proposizione B è vista dipendere e derivare da una precedente proposizione o serie di proposizioni A. Il r. è quindi intuizione-affermazione di giudizi (rapporti fra concetti) e di nessi causali fra giudizi: esso coinvolge pertanto momenti intuitivi molteplici che fanno del r. quasi una sintesi degli altri atti mentali, e per cui si attenua ulteriormente l'indicata distinzione fra «intellectus» e «ratio».

Il r. come inferenza non implica necessariamente scoperta di nuove verità, come nel caso di una proposizione già nota, derivata (provata) da un principio che la giustifica o la conferma (p. es.: il furto è un male perché inconciliabile con il vivere sociale, e la società è un bene per l'uomo). La novità del r. (che in realtà c'è sempre, altrimenti non sarebbe possibile parlare di vera inferenza o processo razionale) consiste sovente appunto nella prova: B si conosceva come problematico: ora è visto nella sua connessione con A, certo: il r. determina qui il rapporto di derivazione di B da A e pertanto perviene a una nuova certezza ed evidenza di B (anche se già eventualmente nota per altra via).

In merito alle varie forme di inferenza (per cui v. SILLOGISMO) va qui notata la divisione generale del r. in deduzione (v.) e induzione (v.). Mentre la deduzione verifica il tipo di inferenza formale, logicamente necessaria (cui principalmente si riferisce la norma «ex vero non sequitur nisi verum»: cf. Aristotele, Anal. pr., II, cap. 2, 53 b 7), nell'induzione invece l'inferenza da verità particolari a principi universali, più che sulla struttura logica del r., si fonda sull'intuizione intellettiva del rapporto dei fatti particolari alla determinazione ontologica della natura universale. Ma sarebbe arbitraria restrizione intendere il r. unicamente come inferenza formale (cf. A. Lalande, op. cit. in bibl., p. 868), verificando anche l'induzione un effettivo processo e dialettica del pensiero. Altrettanto ingiustificata è, d'altronde, l'asserzione contraria (cf. J. Stuart Mill, A system of logic, II, cap. 3) che vede soltanto nell'induzione una vera inferenza, nel senso di ampliamento ed estensione della conoscenza.

Il r. come processo nel tempo (e pertanto aperto a un vero «progresso» del sapere; per il Bosanquet la negazione della durata temporale dell'inferenza «is the first and fatal error» [op. cit. in bibl., p. 4]) e svolgimento dialettico, è forma essenziale del pensiero razionale. Esso è in funzione, da una parte, della frammentarietà e analiticità del conoscere umano, dall'altra, degli indefiniti rapporti che stringono in unità l'oggetto e i contenuti del pensiero. Movimento della conoscenza verso l'unità, analisi verso la sintesi, il r. è l'espressione logica dell'organicità ontologica del reale. Perfezione quindi e potenza del pensiero che, mentre estende in ampiezza il dominio della verità, lo chiarisce insieme in profondità, determinandone le molteplici relazioni interne di struttura, di necessità e di causa.

Bibliografia7 opere
BIBL.: v., per indicazioni generali, A. Lalande, Raisonnement, in Vocab. techn. et crit. de la philos., 5e ed., Parigi 1947, pp. 867-68; E. Rignano, Psicologia del r., Bologna 1920 (ed. franc. Parigi 1920); W. Leibniz, Nouv. ess., I. IV, cap. 17, trad. it. di E. Cecchi, II, Bari 1926, pp. 244-69; A. Rosmini, Logica, I. II, sez. 2, § 531 agg., ed. nazion., XXII, Roma 1942, p. 207 agg.; A. Guzzo, L'io e la ragione, parte 3e, cap. 6, Brescia 1947, pp. 167-80. V. anche bibl. della voce LOGICA: cf., fra altri, B. Bosanquet, Logic, I. II, 2e ed., rist., Oxford-Londra 1931; U. Viglino, Logica, Roma 1941, pp. 249-61; F. H. Bradley, The principles of logic, vol. I, I. II, parte 1e, 2e ed., rist., Oxford-Londra 1950, pp. 243-98.

Ugo Viglino

Informazioni sulla voce

Di Ugo Viglino

Fonte firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), coll. 487–488.

Pagine a stampa Apri nel visualizzatore
Pagina 294
vol. 10, coll. 487–488

Altre voci di Ugo Viglino: REMINISCENZA · PROPOSIZIONE · PROBABILITÀ · PRINCIPIO · RIFLESSIONE

Cita questa voce

Chicago

Viglino, Ugo. “Ragionamento.” In Enciclopedia Cattolica, vol. X, coll. 487–488. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/ragionamento.

MLA

Viglino, Ugo. “Ragionamento.” Enciclopedia Cattolica, vol. X, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 487–488. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/ragionamento.

BibTeX

@incollection{ec10_ragionamento,
  author    = {Viglino, Ugo},
  title     = {Ragionamento},
  booktitle = {Enciclopedia Cattolica},
  volume    = {X},
  pages     = {487--488},
  note      = {Cited by column},
  publisher = {Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico},
  address   = {Città del Vaticano},
  year      = {1953},
  url       = {https://azioneromana.com/it/article/ragionamento}
}

Una delle circa 20.000 voci recuperate dai dodici volumi a stampa (1948–54). Hai notato qualcosa? Aiutaci a migliorarla.

Salva per dopo

Inserisci la tua email: ti invieremo un link per accedere. Nessuna password. Ciò che salvi (voci, versetti, capitoli, documenti) ti segue su ogni dispositivo.