ACCIDENTE

ACCIDENTE. - Etimologicamente a. (dal lat. accidere = capitare; gr. συμβεβηκός) è ciò che può essere detto di qualcosa ma non con necessità (sensolo logico), è ciò che inerisce a qualcosa ma senza costi-tutire la sostanza (senso metafisico). Nel suo significato logico, l'a. va distinto non soltanto da ciò che costituisce la «specie» («la definizione») di una cosa (= genere e differenza) ma anche dalla «proprietà» (ἐνδον) cioè da quanto deriva «necessariamente» (καὶ σὰν ἀπὸ) dalla essenza di qualcosa. In questo senso Aristotele definisce l'a. come ciò che è «indifferente» per l'essenza di qualcosa: ... id cui contingit inesse et non inesse uni eidemque, ut V. gr. «sedere» alicui uni (Top. I, 5, 102 b 4). L'a. logico costituisce l'ultimo «predicabile» (v.) della nota classificazione di Por-firio.

Nel suo significato metafisico, a. si oppone a sostanza ed abbraccia tutto l'àmbito dell'essere abituito ai nove «predicamenti» (καὶ σὰν ἀπὸ) che seguono alla sostanza e indicano i contenuti e modi secondari dell'essere. A. allora è tutto ciò che non ha propria consistenza ontologica e che per «esistere» ha bisogno di appartenere («inerire») ad una sostanza come proprio fondamento ovvero «sostrato» (συσκευόμενον) reale: è perciò l'a. una certa realtà o essenza secondaria destinata a integrare e sviluppare la realtà principale della sostanza da cui dipende tanto nell'essere come nell'esistere. In questo senso l'a. non può dirsi «ente» ma piuttosto «ens entis» e perciò «cuius esse est inesse»: Nam ens dicitur quasi esse habens, hoc autem solum est substantia. Accidentia autem dicuntur entia, non quia sunt, sed quia magis ipsis aliquid est; sicut al-bedo dicitur esse quia eius subiectum est album. Ideo non dicuntur simpliciter entia, sed entis entia, sicut qualitas et motus. (S. Tommaso, Comm. in XII Metaph. Arist., I, 2419). Così l'a. esiste in forza dell'atto di essere della sostanza ed ha come proprietà la «aptitudo ad subiectum» per cui la sua definizione è: «res cui debetur esse in alio» (S. Tommaso In II Sent., dist. 24, q. I, a. 1, ad 2; cf. Sum. Theol., 3ª, q. 77, a. 1, ad 2). In quest'ordine intrinseco, che gli a. hanno alla sostanza, Aristotele e S. Tommaso vedono la possibilità e l'unità della metafisica come scienza, in quanto resta salva e fondata l'unità dell'essere. A questo modo si manifesta il rapporto fortemente dialettico in cui stanno fra di loro nella sfera degli esseri finiti sostanza e a., perché se la sostanza può dirsi sostegno ed anche causa degli a., gli a. alla lor volta ne costituiscono gli atti e le perfezioni: «unde et accidens forma dicitur» (S. Tommaso, Q. unica De virtutibus in communi, a. 3). È poi per via di a. che la sostanza agisce e patisce, ed è per l'azione degli a. che si «prepara» la generazione e la corruzione e tutto il divenire tanto nel mondo fisico come in quello spirituale.

Dal punto di vista fenomenologico - quando si ammetta con Aristotele che la nostra conoscenza si sviluppa necessariamente in dipendenza dell'esperienza - i primi contenuti della coscienza si riferiscono agli aspetti accidentali della realtà e l'essenza, come tale, non costituisce che l'ultimo termine della ricerca che l'uomo fa della natura delle cose. Questa prima fase della umana conoscenza, che Aristotele chiama «induzione» (v.), comprende tutto quel settore di assimilazione del reale da parte dello spirito umano che precede e prepara i processi maturi dell'astrazione e della riflessione. Perché, se è vero che il «medio» della dimostrazione per trovare le proprietà di qualcosa e il fondamento ontologico è l'essenza della cosa stessa, non è men vero che per noi anche gli a. «multum conferunt ad cognoscendum quod quid est» (De anima I, 1, 402b, 21 s).

Nella Scolastica presero sviluppo e diedero origine a discussioni molto complicate le divisioni dell'a. (assoluto e modale, proprio e comune, intrinseco ed estrinseco, ecc.). La dottrina degli a. è di fondamentale importanza per la dottrina cattolica di alcuni misteri della fede (Grazia, peccato, sacramenti: in particolare l'Eucaristia). Nella filosofia moderna, e già nel soggettivismo antico e medievale, il problema degli a. fu assorbito da quello della soggettività delle qualità sensoriali e dalla negazione della sostanzialità dell'essere.

BIBL.: H. Bonitz, Index aristotelicus, Berlino 1870, s. v.: 714, a. 20 - b. 44; C. Prantl, Geschichte der Logik im Abendlande, voll. II-IV, Lipsia 1861-70 (trad. II. del vol. II, parte I, Firenze 1937); W. D. Ross, Aristoteles Metaphysics, I, Oxford 1928, p. LXXX sgg.; I. M. Bochenski, Elementa logicae graecae, Roma 1937. - Per lo sviluppo delle controversie scolastiche: G. Sanseverino, Philosophia christiana cum antiqua et nova comparata, Logicae pars prima, Napoli 1862, p. CLXXVI sgg.; Franz Bren-tano, Von der Mannigfachen Bedeutung des Seiendes nach Aristotel, Friburgo in Br. 1862. Cornelio Fabro