ABITO, ABITUDINE

ABITO, ABITUDINE. - Qualità stabile, per cui un agente, indifferente ad agire secondo diverse orientazioni, acquista facilità e prontezza ad agire nell'una o nell'altra. Quando, ad es., si dice che una persona si è abituata ad una dieta determinata, ad un clima particolare, ecc., si vuol dire che, grazie all'esperimento passato, può sopportare ormai con facilità e senza sforzo ulteriore quel cibo o quel clima.

SOMMARIO: 1. Psicologia. - 2. Fisiologia. - 3. Etica. - 4. Pedagogia. - 5. Teologia morale.

L'a. (abitudine), chiamato εξης dai greci, habitus dagli scolastici, è più che la semplice disposizione (διαθέσεις); mentre infatti la disposizione è di per sé instabile (Sum. Theol., 1a-2a, q. 49, a. 1), l'a. invece è una qualità stabile, così che Aristotele nel De memoria, lo dice una seconda natura, ὡσπερ γὰρ ψοῦσις ἡδὴ τὸ ἔθος, e Cicerone nel De finibus, asserisce «consuetudine quasi alteram quandam naturam effici». La divisione fondamentale degli a. li distingue in entitativi e operativi. L'a. entitativo è comunemente definito come una «qualitas stabilis secundum quam subiectum bene vel male se habet in seipso»: tali sarebbero la salute, l'infermità; quello operativo modifica invece variamente le potenze nel loro modo di agire. L'a. operativo si divide in soprannaturale, che trascende cioè le pure possibilità della natura (es. la grazia), e naturale; questo a sua volta può essere innato: tale, ad es., secondo S. Tommaso, l'a. dei primi principi (Sum. Theol., 1a-2a, q. 51, a. 1), e acquisito, nato cioè dalla ripetizione degli atti. L'a. operativo, naturale, acquisito, del quale qui unicamente si parla, viene ancora variamente suddiviso, particolarmente dai moderni psicologi, a seconda del punto di vista prospettico dal quale l'osservano. Così si parla comunemente di a. buoni e cattivi, attivi e passivi (Maine e Biran), generali e speciali (Egger), speculativi e pratici, intellettuali e volitivi, morali, religiosi, professionali, ecc.

L'a. può essere studiato dal punto di vista della psicologia, della fisiologia, dell'etica, della pedagogia, della teologia morale.

5. PSICOLOGIA

a) Soggetto dell'a. - Discutono gli autori se gli animali siano capaci di acquistare a. operativi. L'opinione negativa è sostenuta non soltanto dai fautori del meccanicismo cartesiano, che nega ogni psichismo animale, ma anche da molti scolastici. In genere si ammette nei bruti soltanto la possibilità di formarsi una consuetudine ad operare in un determinato modo, la quale viene considerata come frutto di uno spontaneo perfezionarsi delle facoltà, oppure risultato dell'addestramento da parte dell'uomo. Comunque, come avvertiremo subito, la questione è legata al significato più o meno ristretto secondo cui si intende l'a.

Quanto alla possibilità per l'uomo di acquistare consuetudini operative, è opportuno premettere un principio direttivo. Poiché l'a. modifica la potenza, necessariamente esso suppone una certa duttilità nelle facoltà che quasi ripasama. Soltanto quindi le potenze che godono di una certa indifferenza sono capaci di a. in senso stretto (cf. Scoto, Opus Oxon., II, d. 3, q. 10, n. 18). Per questa ragione, concludevano gli scolastici, le potenze vegetative e sensitive non acquistano a. Pensano diversamente Peillaule e Chevalier, ma essi intendono l'a. in un senso molto più vasto di quello comunemente accettato dagli scolastici. Effettivamente, se per a. s'intende qualsiasi permanente modificazione d'ordine non soltanto psichico ma anche fisiologico, la quale determini nei principi dell'attività organica una inclinazione costante verso una data azione o serie di azioni, nulla vieta di estendere la possibilità di a. a tutte le attività vitali, comprese le sensitive e vegetative. E questo particolarmente nell'uomo dove lo sviluppo della vita organica e in specie sensitiva, non è totalmente soggetto alla necessità dell'istinto, ma in parte dipendente dalle libere determinazioni del volere.

È infatti nella volontà e nell'intelligenza, superiori principi dell'attività spirituale umana, dove le a. trovano il loro campo elettivo di formazione e di sviluppo. Ammessa la libertà ne viene di conseguenza che tutte le virtù e i vizi (che sono per definizione a. operativi buoni o cattivi) si costituiscono per determinazione o almeno sotto l'influsso della volontà. Quando la volontà si conforma ad un giudizio di valore, per questo stesso fatto si crea una tendenza a rifarsi al medesimo, e se questa conformità della volontà si produce con frequenza in relazione allo stesso oggetto, ne nasce un a. L'intelletto, poi, avendo non soltanto capacità ma anche indifferenza verso ogni genere di cognizioni, soltanto per mezzo dell'a. acquista facilità e prontezza.

tezza nei determinati settori nei quali particolarmente si esercita. È l'a. che spiega il modo comune di dire: avere una mentalità, una visione individuale del mondo e delle cose; e così pure ogni specializzazione. Naturalmente, in questa acquisizione di a. l'intelletto, come le altre facoltà, subisce l'influsso del volere, il quale è così causa non soltanto degli a. propri, ma anche di quelli inerenti alle altre facoltà.

b) Le tre fasi vitali dell'a. - Psicologicamente si possono distinguere tre stadi nel decorso vitale di un a. e cioè la sua formazione, lo sviluppo, la cessazione. Gli a. si formano in forza della legge della reviviscenza degli stati psichici. «Gli stati psichici passati hanno una tendenza a riprodursi, e si riproducono di fatto nella misura in cui questa tendenza alla reviviscenza si compone con le tendenze che corrispondono allo stato di coscienza attuale.» (Janet). La scolastica, piuttosto che ricercare il meccanismo psichico che induce alla ripetizione degli atti e conseguentemente all'acquisito delle consuetudini, afferma il fatto esperienziale dell'enorme importanza della ripetizione. La psicologia moderna, a sua volta, ha sottolineato un altro effetto della ripetizione e cioè il conseguimento dell'uniformità e della meccanicità esecutiva, importante principalmente quando l'a. importa la fusione degli elementi fisico e psichico (Baudin). Anche un atto isolato, come afferma s. Tommaso, può tuttavia, se sufficientemente intenso, stabilire un a. Occorre anche tener presente che il costituirsi degli a. testimonia spesso, se non sempre, di un'attitudine preesistente, molte volte ereditaria; se questa manca, non si avranno in pieno gli effetti che ordinariamente provengono dagli a. operativi, specialmente il senso di piacere che accompaia l'azione. Data la maggiore recettività e duttilità dell'uomo nel periodo evolutivo, si deve arguire, e l'esperienza lo conferma, che tale stadio è il più atto ai formarsi degli a.

Per l'incremento dell'a. valgono, parzialmente, le leggi che regolano l'apprendimento, così che le prime ripetizioni hanno maggior valore fissativo, valore che gradatamente sminuisce fino allo stabilirsi di una specie di statu-razione che produce uniformità e rende impossibile ogni ulteriore perfezionamento nell'agire. Tra i fattori psichici il cui influsso è evidente nel consolidamento degli a. sono importanti l'attenzione, la costanza e la tensione del volere (De Sanctis, Ferrari); su di essi emerge per primato di efficacia l'interesse, perché costituisce il motore che li alimenta. L'interesse è considerato qui in una significazione e comprensione generalissima, cosicché, analizzando l'affermarsi di una qualunque consuetudine, ne troveremo sempre l'intima ragione nel soddisfacimento di un interesse del soggetto. Le condizioni fisiologiche assumono una parte notevole quali coefficienti dello sviluppo degli a. che si esercitano mediante i sensi. Attraverso le ripetizioni si viene infatti a superare gradatamente la resistenza dell'organismo e si ottiene una più perfetta coordinazione dei movimenti, la quale si traduce in relativo automatismo fisiologico.

La diminuzione o la cessazione di una qualunque di queste condizioni fisiche e psichiche e il formarsi di abitudini contrarie, provocano il rilassamento dell'a. (Sum. Theol., 1°-2°a°, q.53, a.3). Cessando la ripetizione degli atti, si attenua l'adattamento funzionale prodotto dall'iterarsi delle medesime azioni, e parimenti le tendenze e i bisogni generali degli a. si fanno sempre meno tirannici. Pedagogicamente, al riguardo, non dev'essere sottovalutato l'influsso della volontà, che può subitamente troncare consuetudini inveterate, come è dimostrato nelle repentine e durature conversioni. Come legge generale, tuttavia, può enunciarsi ed essere accettato il principio seguente: l'affievolirsi o l'esaurirsi di un a. è in ragione inversa della sua vitalità e durata, cosicché le più recenti e meno dominanti sono anche più facilmente superabili. A parità di condizioni, gli a. dell'infanzia sopravvengono a quelli dell'età matura. La medicina moderna ha costituito tutta una terapeutica per curare gli a. dannosi alla salute come l'alcolismo, il tabagismo, la morfomania e simili. Accenniamo soltanto a quelle tra le cure che incontrano più largo favore e cioè l'ipnotismo, la suggestione, la psicoanalisi.

c) Effetti dell'a. - S. Tommaso (Quaest. disp. de virtut. in communi, q. unica, a. 1, c), trattando della necessità degli a., così ne compendia gli effetti: 1) si ottiene per essi uniformità nell'agire; 2) l'a. produce un'azione perfetta e spedita; 3) quest'azione verrà compiuta con diletto.

Gli autori moderni, specialmente gli psicologi, hanno trattato diffusamente degli effetti dell'a., ed è interessante constatare come la sua importanza venga sempre più accentuata. Ma anche asserisce che il carattere è la somma di tutti gli a. morali, ed è certo che la personalità individuale è forgiata e si palesa massimamente attraverso gli atti consuetudini. Inoltre, nella vita psichica l'a. è un eminente fattore di conservazione e di progresso. Senza di esso saremmo incapaci di apprendere stabilmente, mentre invece per suo mezzo ogni azione sopravvive in noi sotto forma di tendenza, cosicché il passato è compendiato nel presente. Questa stessa azione conservativa è pure strumento di progresso. L'attività volontaria, dal momento che gli atti diventano consuetudini, resta libera di fissarsi su altri oggetti, poiché l'attenzione è ormai in gran parte superflua. È vero che la stabilità e la facilità meccanizzano un poco l'agire umano perché importano una diminuzione della coscienza, ma non eliminano per questo la consapevolezza psicologica e quindi la volontarietà. Del resto il difetto è ampiamente compensato dalla rapidità e precisione che si accompagnano all'a.

Gli effetti dell'a. si riscontrano pure nella vita morale e sociale nello stesso senso di conservazione e di progresso (Peillaube). Ogni atto virtuoso lascia una traccia di virtù, che per legge di associazione diventa una facilitazione per la riproduzione. Logicamente questo si avvera pure per gli atti cattivi, ma non con la stessa intensità, perché alle inclinazioni e passioni della natura, fanno argine la grazia e le leggi naturale e positiva. Poiché poi la comunità non è che moltiplicazione di individui, è naturale il contributo dell'a. nella formazione del costume sociale. In quanto agente conservativo, per semplice legge d'inerzia mantiene i limiti dell'ordine e le caratteristiche sia familiari che nazionali, onde non è errato dire che un popolo è guidato almeno altrettanto dai suoi morti che dai suoi vivi. L'effetto progressista poi degli a. nella vita sociale è determinato dal fatto che le idee, una volta acquisite e divenute patrimonio comune, permettono lo slancio verso nuove conquiste.

BIBL.: S. Tommaso, Sum. Theol., 1°-2°a°, q. 49-55; Scon. Opus Oxon., I, d. 17, q. 2 e 3; III, d. 34, n. 8; IV, d. 45, q. 1; L. Morgan, Habit and Instinct, Londra 1898; W. James, Psicologia, trad. ital., 2a ed., Milano 1905; F. Ravasson, L'abitudine, trad. ital., Roma 1917; J. Chevalier, L'habitude, Parigi 1929; E. Baudin, Cours de Psychologie, 7a ed., Parigi 1931; trad. it., Firenze 1948; E. Peillaube, Caractère et personnalité, Parigi 1935; P. Guillaume, La formation des habitudes, Parigi 1936; G. Olivieri, Psicologia delle abitudini, Milano 1937. Felicissimo Tinivella.

6. FISIOLOGIA

La ripetizione costante degli atti, come già fu notato, deposita e cristallizza in noi, sia nei riguardi della nostra coscienza psicologica che del nostro organismo fisico, una maggiore facilità e addirittura il bisogno di compiere di nuovo l'atto in questione. Si sviluppa in tal guisa in noi una disposizione che finisce col divenire stabile, quasi immedesimandosi alla nostra natura sotto forma di a. Come i fatti di conoscenza rimangono nostro patrimonio sotto forma di ricordi nella fantasia e nella memoria, lasciando

d'altra parte, in virtù della particolare natura mista del soggetto che li vive, tracce durante negli organi che costituiscono il nostro sistema nervoso, particolarmente encefalico (v. MEMORIA), così avviene di tutte le nostre azioni, dalle più insignificanti o rare alle più importanti anche per la nostra vita di relazione, particolarmente se ripetute di frequente: «l'azione può fissare in a. la nostra energia» (G. Payot, op. cit., p. 167).

La questione dell'a. e dell'abitudine deve esser studiata, oltre che dal punto di vista della psicologia, anche da quello della medicina (biologia, neurofisiologia, neuropatologia).

Infatti una conoscenza più profonda del problema e del meccanismo del suddetto fenomeno può solo aversi studiando l'organizzazione e la funzione del sistema nervoso, particolarmente del centrale. Posto il principio che «quando anima e corpo sono uniti, i rapporti che hanno tra loro non sono estrinseci e superficiali, ma intimi e profondi» (A. Zacchi, op. cit., I, p. 441), già a priori dobbiamo ammettere nel fenomeno psicologico dell'a. e dell'abitudine una diretta, intrinseca compartecipazione strumentale dell'organismo fisico, in particolare del sistema nervoso. E, infatti, la fisiologia e la clinica ci fanno vedere la realtà di tale corruzione psico-somatica, dimostrando l'esistenza di particolari zone corticali e sottocorticali in cui è possibile localizzare il meccanismo senso-motorio di molti «atti simbolici» istintivi o non istintivi, ma automatizzati in forza di una continua ripetizione (correlazione tra pensiero o parola e mimica; atteggiamenti particolari d'investigazione, difesa; deambulazione; scrittura; abilità manuali, ecc.). La progressiva facilitazione che si sviluppa in rapporto all'abitudinarietà degli atti e che può giungere fino a un vero automatismo, è appunto collegata a mielinizzazione di fibre nervose, affiancamento di neuroni in gruppi sinergici, associazioni di centri in complessi coordinati, spostamento di funzioni dalla corteccia cerebrale alle zone sottocorticali (v. EXTRAPIRAMIDALE, SISTEMA, SISTEMA). In questo ordine di fenomeni, basta pensare, ad es., al camminare, acquisito così faticosamente agli inizi della nostra vita di relazione per mezzo della costante ripetizione di determinati atteggiamenti e atti da prima sorretti e guidati dalla volontà, poi gradatamente passanti nel dominio della suboccitenza e dell'automaticità; il divenire automatico e abitudinario d'alcune particolari abilità professionali acquisite nel lavoro manuale dei più fini artigianati; il meraviglioso automatismo dei movimenti delle dita del pianista che può giungere a suonare i più difficili pezzi, conversando con le persone che gli sono vicine.

Possiamo quindi ammettere che ogni forma di allenamento abitudinario, dai più bassi organici a quelli più elevati nel campo delle nostre attività d'ordine psicologico, sia sempre un fenomeno di natura mista, fisico-psicologico, come ci dimostra l'osservazione del loro modificarsi o addirittura perdersi in rapporto a danneggiamento organico o funzionale del sistema nervoso (intossicazione, stanchezza, ecc.) o in rapporto a particolari stati passionali negativi dell'individuo (dolore, disperazione, paura, ecc.). (v. PASSIONE).

BIBL.: G. Payot. L'educazione della volontà. Palermo 1907; A. Zacchi, L'uomo, Roma 1921; U. Cerletti, Malattie nervose e mentali, Roma 1946. Giuseppe de Ninno

7. ETICA

Il principio sopra enunciato che l'a., se pure attenua, non toglie di per sé la libertà dell'atto umano, ha importanti riflessi nel campo etico, in rapporto principalmente al grado di imputabilità, e quindi di merito o demerito, inerente alle azioni poste sotto l'influsso di una buona o cattiva a. Normalmente dunque l'a. morale non raggiunge un carattere di automatismo talmente forte da compromettere, con la libertà, la moralità essenziale immediata dell'atto; tuttavia è certo che, in un grado più o meno intenso, essa la riduce. Il valore etico dell'atto va allora giudicato in base al principio della moralità mediatra, dipendente dalla volontarietà indiretta e causale.

È certo che un'a. contratta inconsciamente — e lo stesso deve dirsi di ogni disposizione psico-fisiologica puramente naturale e involontaria — non modifica né in senso positivo né in senso negativo la moralità attuale dell'atto, il quale avrà quel valore etico conferito agli dal grado di avvertenza e libertà con cui viene effettivamente compiuto. L'a. inconscia e involontaria (s'intende, tale può essere anche solo riguardo al carattere morale del suo oggetto), finché resta tale, può considerarsi per rapporto all'atto umano e nella misura in cui su di esso influisce, allo stesso modo dell'ignoranza incolpevole. Ben diversamente deve dirsi dell'a. contratta con piena coscienza (quanto al suo carattere morale) e deliberatamente. Allora anche le conseguenze di detta a. sono in certo qual modo previste e volute almeno nella loro causa: il valore etico che investe il sorgere e il formarsi dell'a. si riversa così di riflesso su tutti gli atti su cui l'a. stessa farà sentire il suo influsso o il suo impero. Trattandosi di un'a. buona (virtù), conquistata sovente con intenso e diuturno sforzo morale, gli atti, divenuti poi spontanei e quasi naturali, avranno lo stesso valore, la stessa dignità umana, lo stesso merito che accompagna il faticoso formarsi dell'a. Analogamente, trattandosi di a. cattiva (vizio), gli atti che ne derivano avranno la stessa piena responsabilità dell'a., fino a che non intervenga un atto libero della volontà che efficacemente rinneghi, con un ritorno morale, l'a. stessa: efficacemente, ossia con un sincero rifiuto dell'animo e insieme con l'uso pratico dei mezzi che si impongono per la graduale distruzione dell'a. Quando quest'azione del volere interviene, è rotto il vincolo di responsabilità che legava l'atto all'a., e il suo valore etico verrà allora determinato unicamente dal grado di avvertenza e deliberazione con cui è attualmente compiuto. Praticamente non occorre avvertire che, oltre ai due casi estremi analizzati, la responsabilità delle a. e quindi degli atti che ne derivano, ammette gradi infiniti, secondo il variare e l'intrecciarsi dei molteplici fattori che vi concorrono oltre il libero volere, quali il temperamento, l'educazione, il grado di cultura individuale e le altre innumeri circostanze dell'ambiente educativo-sociale.

Per rapporto alla vita morale occorre infine rilevare il forte valore negativo che le a. cattive, ove non vengano contrastate, esercitano, a lungo andare, sulla rettitudine stessa della coscienza morale (v. COSCIENZA). Per quel legame che stringe in unità la vita spirituale dell'uomo, le deviazioni nel campo etico, fissate con lunghe a., finiscono col riflettersi sulla ragione pratica, determinando il graduale oscuramento, fin quasi, talora, alla estinzione, almeno parziale, della coscienza morale (v. VIRTÙ; VIZI; VOLONTÀ).

BIBL.: Aristotele, Eth. Nicom., specialmente II e VI; M. Roland-Gosselin, L'habitude. Parigi 1920; H. Renard, The Habit in the System of St. Thomas, in Gregorianum, 29 (1948), pp. 87-117. Ugo Viglino

8. PEDAGOGIA

Le osservazioni psicologiche e fisiologiche precedenti suggeriscono le più utili applicazioni nel campo della pedagogia. Le restringiamo nei punti seguenti: a) Il primo dovere dell'educatore è di arricchire i suoi alunni di un complesso di a.,

che siano utili alla vita. Il bambino e il fanciullo, gradatamente, possono acquistare determinate a. della vita fisica (pratica delle norme igieniche, freno alla ghiottoneria, sentimento del proprio decoro, regole del galateo); della vita intellettuale (attenzione, riflessione, applicazione allo studio); della vita volitiva e morale (pratica del dovere, coraggio nel superare le difficoltà, ardimento, vittoria sull’inerzia). b) Si deve riflettere che il bambino possiede una grandissima capacità di adattamento, per cui contrae le sconti, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, con la sconti, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconti, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, con la sconti, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconti, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, con la sconti, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconti, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, sconto, con la sconti, 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