UBALDI, PAOLO. - N. a Parma il 30 ag. del 1872, m. a Milano il 22 luglio del 1934. Orfano e accolto decenne da d. Bosco (v. GIOVANNI MOSCO), divenne sacerdote nel 1895, docente, dal 1909, di letteratura greca prima a Torino e poi a Catania, di letteratura cristiana greco-latina a Milano dal 1924 (Università Cattolica), dal 1932 di patrologia nel grande Seminario diocesano di Venegono.
Si era infatti applicato a due campi ben diversi di lavoro: il classico e il cristiano. Nel primo, lo attirarono i grandi: Omero, Pindaro e soprattutto Eschilo, del quale diede un testo sicuro e una esegesi penetrante. Nel secondo fu in Italia un vero pioniere. Cominciò con il Crisostomo e con Palladio, lasciando due lavori finiti, l'uno come ricostruzione storica, l'altro come valutazione letteraria e linguistica. In seguito studiò sulla grecità di S. Marco; più tardi sugli Atti dei martiri e gli apologisti del sec. II, dove il suo lavoro migliore è quello su Atanagora. Fondò e diresse il Dalskaléion (v.), con il proposito di rivalutare l'antica letteratura cristiana come disciplina autonoma e porre l'Italia nei suoi riguardi al livello delle altre nazioni, e a lui si deve se nei programmi per le scuole medie è stata aggiunta la lettura degli scrittori cristiani antichi, se oggi le tre Università di Torino, di Catania, e di Milano (Cattolica) hanno la cattedra di letteratura cristiana antica. A Catania, nel 1947, ad iniziativa di scolari affezionati, sono sorti il Nuovo Didascalieion con un più vasto piano di lavori e il Centro di studi sul cristianesimo antico.