VERECONDO

VERECONDO. - Vescovo di Junca nella provincia africana di Bizacene, fiorito nel sec. VI, m. a Calcedonia nell'ospizio di S. Eufemia nel 552.
VERECONDO. - Vescovo di Junca nella provincia africana di Bizacene, fiorito nel sec. VI, m. a Calcedonia nell'ospizio di S. Eufemia nel 552.

Scarse sono le notizie biografiche sul V., che pure fu una delle personalità di maggiore rilievo della Roma di Pio VI. In gioventù si occupò di studi giuridici, dimostrandosi ammiratore e seguace del Beccaria nei suoi opuscoli Sulla pena di morte; Sulla giustizia criminale e Dell’enormità del duello. Papa Braschi lo chiamò a Roma e lo nominò assessore generale delle Finanze e Commercio, segretario della Congregazione economica, nonché ispettore della Agricoltura e delle Arti. Fedele alle dottrine economiche del Verri, il V. fu un convinto protezionista ed elaborò ed attuò la riforma doganale di Pio VI del 1786, a difesa della quale scrisse più tardi (1795) un denso volume (Della importanza e dei pregi del nuovo sistema delle Finanze dello Stato pontificio). Egli sosteneva che le importazioni impoveriscono le finanze nazionali e si opponeva alla «specie» obiezione che lo Stato debba riconoscere la sua ricchezza soltanto nell’agricoltura. Secondo il giudizio del Ricca-Salerno (Storia delle dottrine economiche in Italia, Roma 1880, p. 170), l’opera del V. è «non solo una splendida illustrazione delle leggi e degli ordini emanati da Pio VI, ma la più completa e sagace interpretazione dei principi che regolavano il sistema doganale allora vigente nella pratica degli Stati più civili, per larghezza di vedute, copia di osservazioni particolari e tecniche, conoscenza piena della materia e lucidezza di espressioni».

Non sappiamo altro del V. sino al 1811, allorché si trova a Parigi, costretto ad impartire lezioni di italiano per assicurarsi il pane e attendendo all’opera La législation de Napoléon le Grand considérée dans ses rapports avec l’agriculture (1812), nella quale mostra di essersi convertito dai concetti di un’economia basata prevalentemente sull’industria a nuove vedute più aperte verso i vantaggi dell’agricoltura. E infatti, caduto l’impero napoleonico, mons. V. esortò Pio VII a promuovere il ripopolamento e la coltivazione intensiva dell’Agro romano. Nel 1814 dettò un Essai historique sur la dernière pensée du 18e siècle, che è una violenta condanna della politica napoleonica nei confronti del papato.

BML: Moroni, Diz., passim (v. indice); A. Canaletti-Gaudenti, La politica agraria ed annon. dello Stato pont. da Bene-detto XIV a Pio VII, Roma 1947, p. 58, con bibl.; U. Benigni, s. V. in Cath. Enc., XV, p. 353. Renzo U. Montini