VERECONDIA

VERECONDIA. - Dal latino vereor, dal quale deriva anche l'altro sostantivo italiano « vergogna »; ma fra i due derivati c'è una notevole diversità di significato che non poteva essere nella originaria verecundia latina. Si comprende pertanto che questa venisse definita: « timore di qualche cosa turpe la quale perciò può venire rimproverata », cioè « timore di turpitudine e di rimprovero » (Summ. Theol., 2°-2°, q. 144, a. 1).

Per conseguenza, conclude s. Tommaso, sebbene sia una qualche passione lodevole, non è affatto virtù. Essa infatti implica il timore del disonore e del vituperio e spesso è coscienza o sospetto di colpa e può venire sentito anche da persone viziose che a momenti provano confusione della propria avergognatezza, anche senza vera disposizione ad emendarsi: perciò non va preso sempre in

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(fot. Felici) VERDIER, JEAN - RITRATO.
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(da P. Nardi, Vita e tempo di G. Giacoa Milano 1919, tov. 23 f. t.) VERGA, GIOVANNI - RITATTO.
osservare il senso del pudore e del conformare a questo la proprio condotta. Vizio al contrario è l'inverecondia che si confonde con la svergognatezza.

BIBL.: J. De la Vaissière, Pudore istintivo, trad. it., Milano 1938; E. Paganuzzi, Purezza e pubertà, Brescia 1943; P. Babina, Figli adolescenti, ivi 1951. Giuseppe Pistoni
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“VERECONDIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 805. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/verecondia.