VANA GLORIA

VANA GLORIA. - Mentre desiderare la gloria è volere la manifestazione del bene proprio o della propria eccellenza (cosa di per sé non cattiva, come lo stesso Gesù Cristo ha affermato con chiare parole, Mt. 5, 16), si ha V. g.: a) quando si cerca la gloria in cose che non sono degne di gloria o non ne meritano tanta quanta se ne ricerca, ad es., in cose cattive, o in beni che non si posseggono; b) quando si cerca la gloria presso persone poco stimabili per scarso giudizio o per scarse doti personali; c) quando si cerca la gloria, soltanto per soddisfazione personale, con esclusione del retto fine, che è l'onore di Dio e il bene del prossimo (Sum. Theol., 2a-2ae, q. 132, a. 1).

La V. g. è peccato veniale, quando non intervengono circostanze gravemente peccaminose. Sarebbe perciò peccato mortale cercare la gloria in cosa gravemente peccaminosa (ibid., 2a-2ae, q. 132, a. 3). Dalla V. g., che secondo s. Gregorio M. (Moralia, XXXI, cap. 45: PL 76, 621) e s. Tommaso (Sum. Theol., 2a-2ae, q. 132, a. 5 c.) è vizio capitale, derivano diversi vizi; cioè: a) la iatanza o millanteria nelle parole; b) l'invenzione delle novità in cose vere, atte però a destare ammirazione; c) l'ipocrisia in cose false; d) la pertinacia o cocciutaggine nelle proprie idee; e) la discordia; f) la contesa o litigio; g) la disobbedienza. A questi vizi, altri aggiungono la curiosità, che è la brama disordinata di conoscere.

BIBL.: A. Tanquerey, Compendio di teol. ascet. e mist., 7a ed., Roma 1928, n. 820; A. Sertillanges, La philosophie morale de s. Thomas d'A., 2a ed., Parigi 1922, p. 427 segg.; St. Carton de Wiart, Tract. de peccatis et vitiis, Malines 1932, pp. 159-60; A. Meynard, Trattato della vita interiore, I, Torino 1936, nn. 45-46; E. Janvier, Esposito, della morale cattol., X, ivi 1938, p. 177 segg.; XII, ivi 1939, p. 189 segg. Andrea Gennaro
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“VANA GLORIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 626. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/vana-gloria.