Tali sono l'arte di acquistare la scienza senza studiare, p. es., con l'uso di determinate parole, di certe figure, di speciali preghiere e digiuni; l'arte di guarire con mezzi sproporzionati, quali l'uso di preghiere, scongiuri, esorcismi, attribuendo loro una efficacia ex opere operato, infallibile; l'arte di preservare da mali e da pericoli mediante l'uso di porta fortuna, di amuleti ecc. La V. o. può importare un ricorso, esplicito o implicito, al demonio.
Infatti chi, per ottenere un determinato effetto, adoperano un mezzo vano e inutile, che, cioè, né dalla natura, né da Dio o dalla Chiesa è stato destinato a produrre tale effetto, non può aspettarsi tale risultato che dal demonio.
La moralità della V. o. si desume, in generale, dalla stessa intenzione dell'agente, dagli effetti, che questi ha previsto, e dai pericoli di peccare, cui si è esposto. Se le osservanze comportano una invocazione o un patto esplicito con il demonio, si ha evidentemente peccato grave (cf. Deut. 18, 10-11; Lev. 19, 31; 20, 27), anche perché nessuna utilità temporale può compensare il danno spirituale, che segue alla invocazione demoniaca (Sum. Theol., 2a-2a6, q. 95, a. 2 e 4). Anche quando non v'è patto esplicito, se scientemente e superstiziosamente si adopera un mezzo inidoneo ad un determinato scopo, si commette per sé un peccato grave, perché implicita mente si desidera l'intervento diabolico. Tuttavia, in questo caso, per lo più si è scusati da colpa grave, poiché generalmente l'atto è compiuto o per semplice curiosità o per semplicità o per ignoranza.