LEONE DI VERCELLI

**LEONE di VERCELLI.** - Vissuto tra il sec. x e l'XI. Lo si incontra per la prima volta alla corte dell'imperatore Ottone III. Si ignora il luogo di nascita e come sia giunto alla corte. La prima notizia sicura lo mostra nel sett. 996 fra gli aulici a Magonza, dove si distinse per la eloquenza e spiegò ad Adalberto di Praga un sogno profetico predicendogli il martirio (Brunonis vita Adalberti, 20, in MGH, Scriptores, XV, p. 605). Nel 997 s'incontrò con il grande scienziato Gerberto di Reims, dai cui rapporti trasse ispirazione per le sue idee sul dominio universitale dell'Impero; famigliare tanto con l'Imperatore quanto con Gerberto, operò nell'autunno del 997 per questo (Lettres de Gerbert, 183, ed. J. Havet, Parigi 1869, p. 168). L'uomo di fiducia dell'Imperatore fu eletto vescovo di Vercelli, ove l'Impero aveva bisogno di un sostegno energico e fedele contro violenti attacchi del marchese Arduino d'Irrea. Il titolo di episcopus palatii, che si trova nella vita di Adalberto scritta nel 1004 da Brunone di Querfurt, è soltanto un epietto che L. ricevette a cagione della sua frequente dimora alla corte e per l'interesse alle cose dell'Impero.

Non si sa quando sia entrato in sede. Secondo il Canetti (Della serie cronologica dei vescovi di Vercelli, Vercelli 1886, p. 24 sqq.), L. poté divenire successore di Adalberto al più presto nell'estate del 998. Nella primavera dello stesso anno L. si trovava al seguito dell'Imperatore e del papa Gregorio V a Roma, prendendo parte attiva nel Concilio in cui fu deposto l'antipapa Giovanni Philagathus. In tale circostanza compose un poema dedicato al papa Gregorio V, per celebrare il ritorno ed elogiare il comune dominio universale dell'Imperatore e del Pontefice.

In Vercelli L. restituì l'ordine; si adoperò perché Arduino rendesse conto della sua politica avversa all'Imperatore nel Sinodo Romano del 999. Il titolo di logoteta che L. pone nelle firme di due placita del 1001 sembra indicare che egli in tale tempo tenesse il posto di cancelliere, in luogo di Eriberto promosso alla sede arcivescovile di Colonia. Il monumento più prezioso conservato dell'attività di L. è il diploma con cui Ottone III regalò alla Chiesa di Roma otto conte concludendo così la pace con il Pontefice. Secondo questo documento autentico, redatto da L. stesso, e altri capitolari e diplomati, per la Chiesa di Roma appare consigliere familiare dell'Imperatore e sostenitore della sua politica.

Intimo amico dell'imperatore Ottone III, ne condivideva le idee d'Impero e di supremazia universale. Non ne condivideva tuttavia il misticismo, ché anzi lo presenta troppo preoccupato degli affari di questo mondo (MGH, Scriptores, XV, p. 725). Alla morte di Ottone, ch'egli pianse sinceramente, si adoperò presso il successore, Enrico II di Baviera, per muoverlo a scendere in Italia contro Arduino. Dalle sue lettere e da altre notizie risulta che L. era di fatto l'anima del partito fedele all'Imperatore nell'Italia settentrionale.

Negli anni seguenti L. si occupò a sistemare le cose del suo vescovato, trovando presto modo, tuttavia, di prendere parte agli affari dell'Impero. Svolse la sua importante attività nel Sinodo di Pavia del 1022, tenuto dall'imperatore Enrico II e dal papa Benedetto VIII. È l'autore dei canoni di Pavia, che cercò subito di mettere in pratica nella sua diocesi. Nella Pasqua del 1026 ricevette ancora a Vercelli il re Corrado II, in viaggio verso Roma. Pochi giorni dopo morì. La sua importanza consiste nello essersi adoperato, come vescovo di Vercelli, a sostenere per quasi tre decenni con successo il dominio germanico in Lombardia. Si firmava episcopus Imperii. Su questa concezione della posizione e potestà vescovile era basata anche la sua opposizione ai cluniacensi, a Guglielmo di Digione e Rodolfo il Glabro, che vedevano il loro avversario in quel vescovo aulico, presuntuoso e prepotente. Mentre i monaci della «riforma» lo trovavano troppo secolare, i seguaci degli imperatori, come Benzone di Alba, lo esaltavano quale campione della gloria imperiale passata.

LEONI, LEONE - Medaglia col ritratto di Michelangelo a 88 anni; nel rovescio figurazione allegorica allusiva alla Fede, ideata dallo stesso Michelangelo - Firenze, Medagliere mediceo, Bargello.

BIBL.: R. Hennig, Beiträge zur Geschichte des Bischofs L. von Vercelli und seiner Zeit, in Neues Archiv, 22 (1896), pp. 11-36, dove è trattata anche la questione delle sue lettere (PL 141, 829); H. Bloch, Beiträge zur Gesch. Les. V. Vercelli, in Neues Archiv, 22 (1897), pp. 13-136; F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia dalle origini al 1300. Il Piemonte, Torino 1898, pp. 463-65; Maniulis, II, pp. 511-17; F. Gabotto, Un millennio di storia eperdese (136-1372), in Eperdensia (Biblioteca Soc. st. subalpina, 4), Pinerolo 1900, passim.