LIUTPRANDO, re dei LONGOBARDI. - Nel 703 Ansprando, nelle aspre lotte per la successione al trono longobardo, dovette riparare con il figlio minore L. presso Teodoberto, re dei Bavari. Nove anni dopo (712), scese in Italia, combatté presso Pavia sconfiggendo l'usurpatore Ariberto. Dopo tre soli mesi di regno L. gli successe nel governo.
L., salvatosi da una congiura orditagli da un suo parente, dedicò dieci anni del suo regno a riordinare lo Stato, e attese a continuare con nuove leggi l'opera legislativa di Rotari.
Tali leggi furono elaborate in quindici assemblee dal 719 al 724 e comprendono 153 capitoli. Il Re s'initiava cristiano e cattolico principe, infiora i suoi prologhi di reminiscenze bibliche che attestano l'impiego di ecclesiastici nella redazione delle leggi. Il capitolo 33 risente in modo particolare dell'influenza ecclesiastica. Una parte notevolissima della legislazione è diretta a combattere l'omicidio, mediante un più elevato apprezzamento della vita umana e aggiunge al guidrigildo la confisca dei beni del colpevole, salvo il caso di legittima difesa. Le leggi rivolte a combattere le superstizioni e la pratica dei sortilegi mostrano nel Re uno spirito saggio ed illuminato (v. ROTARI).
Verso il 726 approfitta delle lotte scoppiate nell'Esarcato in occasione dell'iconoclastia e invade prima l'Esarcato, conquistando Bologna e altre città dell'Emilia, poi la Pentapoli, impadronendosi di Umana, Ancona ed Osimo, espugna Classe e assedia Ravenna, mentre parte delle sue schiere si spingono nel Ducato romano, occupando il castello di Sutri che L. dona poi al Pontefice. Muove poi verso l'Italia centrale e meridionale, vince i duchi di Spoleto e di Benevento, invade quindi il Ducato romano, ma viene fermato e placato da Gregorio II; L. entra in Roma come amico e pellegrino, visita S. Pietro e riparte. Nel 734 ridiscende in campo, invade l'Esarcato e s'impadronisce di Ravenna, ma con successo di breve durata: infatti la città viene liberata dai Veneziani.
L. mantiene relazioni amichevoli con Carlo Martello il quale invoca l'aiuto del re longobardo contro i Saraceni che infestano la Francia meridionale. Ritornato dalla Francia, muove contro il ribelle duca di Spoleto, Trasamondo, privandolo del Ducato. Interviene a sedare le agitazioni sorte nel beneventano e poiché Gregorio III aveva ricusato di consegnare l'usurpatore del Ducato di Benevento, Godescalco, invade il territorio romano occupando alcuni castelli, ma poi ritorna a Pavia (739) per preparare una nuova spedizione. Nel 740 assale nuovamente l'Esarcato e Ravenna, mentre singole schiere longobarde devastano i patrimoni della Chiesa romana. Il Papa ricorre a Carlo Martello, ma senza effetto. Il nuovo papa Zaccaria si accorda con L.; sorgono poi nuove difficoltà, specie quando il duca di Spoleto, Trasamondo, viene deposto e sostituito con Agiprando, nipote del Re longobardo. Zaccaria è accolto da L. a Terni (742) e risarcito dei danni patiti.
Riordinate le cose nel Mezzogiorno, L. torna a Pavia e l'anno seguente muove ancora contro l'Esarcato, rivolgendo le sue forze contro i Greci; le popolazioni ancora libere dell'Emilia ricorrono al Pontefice, questi si interpone efficacemente e, come il solito, il Re longobardo ascolta la voce del Papa che si era recato personalmente a Pavia (743). Prima ancora che facessero ritorno gli ambasciatori inviati a Costantinopoli per trattare la pace, L. muore nel genn. del 744. Viene sepolto dapprima presso il padre, nella chiesa di S. Adriano in Pavia, poi nel sec. XII la sua salma fu trasferita nella chiesa di S. Pietro in Ciel d'oro, ove L. aveva fatto trasportare dalla Sardegna le reliquie di s. Agostino.
tempo del re L., Catania 1890; G. Monticolo, Le spedizioni di L. nell'Esarcato, in Arch. Soc. rom., 15 (1892), pp. 321-63; C. Rostan, Note di storia giuridica: le leggi di re L. e la condizione giuridica della donna, in Nuova rivista storica, 8 (1924), pp. 476-90; G. Romano e A. Solmi, Le dominazioni barbariche in Italia, 393-555 (Storia politica d'Italia*, 6), 3ª ed., Milano 1940, pp. 394-412.