LUIGI FILIPPO, duca d'Orléans, re dei Fran- cesi. - N. il 6 ott. 1773 a Parigi, m. il 26 ag. 1850 nel castello di Claremont, contea del Surrey (Inghilterra).
Figlio di Luigi Filipo d'Orléans e di Luisa Maria Adelaide di Borbone-Penthièvre, ebbe alla nascita il titolo di duca di Valois. Giacobino, combatté a Valmy, Jemmapes e Neer-winden nel 1792-1793. Proscritto, si rifugiò in Svizzera, indi in America e poi in Inghilterra. Nel 1809 si recò a Palermo per sposarsi la principessa Maria Amelia, figlia di Ferdinando IV di Napoli, e vi rimase fino al 1814, quando rimise pic-

de in Francia alla restaurazione di Luigi XVIII, con cui si era riconciliato fin dal 1799.
Alla morte di Luigi XVIII, Carlo X gli conferì il titolo di altezza reale. Dopo la promulgazione delle quattro ordinanze da parte di Carlo X, le quali determinarono lo scoppio della rivoluzione di luglio, il duca d'Orléans, con l'appoggio di Thiers, divenne, il 30 luglio 1830, reggente. Il 7 ag., in seduta comune delle due Camere, fu proclamato re dei Fratres e prestò numerose sulla nuova Costituzione. Il nuovo Re si trovò subito di fronte due oppositori, i legittimisti ed i repubblicani. Per tenerli a freno egli si appoggiò a ministeri sostenuti dalla maggioranza parlamentare, ma dopo l'insurrezione parigina del giugno 1832, domanda dall'esercito, L. F. si ingeri sempre di più negli affari politici e nel governo del paese e si adagiò in una forma di conservatorismo tendente a garantire alla borghesia che lo aveva portato al potere i vantaggi acquisiti, rifuggendo da qualsiasi problema di riforme. Si venne così a creare uno lato tra il paese legale ed il paese reale, tra il Parlamento e l'opinione pubblica, che portò il 24 febbr. 1848 all'abdizionedel Re e dalla proclamazione della Repubblica. Alla stessa evoluzione fu soggetta la politica estera della Francia in questo periodo. Dapprima il Sovrano appoggiò i movimenti nazionali in Europa, e proclamò durante i moti italiani del 1831 il principio del non intervento, ma in seguito, dopo il 1840, egli si avvicinò all'Austria (al cui intervento armato nello Stato pontificio si era invece opposto nel 1832 con l'occupazione di Ancona per contrastare l'influenza politica di Vienna nella penisola), ed adottò pure in politica estera il rigido conservatorismo della politica interna. Troppo scettico per farsi persecutore, L. F. nelle relazioni con la Chiesa fu in sostanza prigioniero delle forze politiche che l'avevano condotto al potere, tanto da vedersi costretto, durante la seconda parte del suo regno, ad adottare, nella questione scolastica e verso i Gesuiti, una politica contraria alla religione cattolica ed alla S. Sede.